Scenari salviniani tra matti, giudici e corrotti

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Se vi trovate, dopo il lockdown, nei pressi di Bruges, capitale delle Fiandre, andate al Groeningmuseum, dove potrete ammirare le straordinarie pitture di Hieronymus Bosch e il dittico di Gerard David, “Il giudizio di Cambise” (1498): due tavole raffiguranti l’arresto e lo scuoiamento di un giudice corrotto. La vicenda è tratta da Erodoto che narra che con la pelle del giudice fu poi rifoderato il seggio del giudizio, come monito per i successivi giudici che su quel seggio si sarebbero seduti.
Di giudici corrotti è piena la Storia. In Italia ne abbiamo una vasta gamma. Ma (forse) non mi sentirei di infliggere pene così severe. Purtroppo si continua da trent’anni a fare politica con la rancorosa aggressività giustizialista. Per ultimo, in ordine di tempo, la richiesta al Senato di procedere contro Salvini.

Scenari Salviniani

Scenario numero 1: il Parlamento dà l’autorizzazione a procedere contro l’ex ministro dell’Ordine e della Sicurezza. Conseguenze politiche:

  • Salvini viene assolto e il suo successo mediatico ne favorirà le sorti elettorali.
  • Salvini viene condannato in tribunale, esce dalla scena politica come un martire e, al suo posto, prende la guida del partito Zaia, il leghista dal volto umano, ma molto più settentrionalista di lui. Salvini, però, sarà probabilmente scritturato dalla trasmissione di successo “Camionisti in trattoria” e guadagnerà molto di più. Rischiamo di fargli un favore.

Scenario numero 2: il Parlamento non concede l’autorizzazione a procedere contro l’ex ministro della Forza e della Fermezza. Conseguenze:

  • Salvini non potrà recriminare contro gli eccessi antidemocratici del Parlamento e al Senato si evidenzierà una nuova possibile maggioranza per riformare la Giustizia. In attesa, ovviamente, di una convergenza (con modifiche e mediazioni) del PD alla Camera.

Su quale sia la soluzione migliore, lascio a voi la scelta.
Una cosa però è certa: Renzi che prima salva il ministro alleato di governo Malafede, e poi il nemico Salvini, si riposiziona al centro della scacchiera politica, sollecitando, da una parte, la Presidenza del Consiglio a confrontarsi con lui e le sue richieste, pena il voto contrario dei suoi, dall’altra, manifesta alla destra la sua disponibilità a progetti comuni.
Come si vede, questi, prospettati, sono semplici scenari razionali. Se non fosse che elementi manifestamente irrazionali si introducono di continuo nella scena politica italiana: Matt(e)o Renzi, Presidente del Consiglio con il 40% dei consensi elettorali, si gioca tutto con il Referendum sulla modifica della Costituzione. Mio padre (100 anni a giugno): «Ma non si rende conto Renzi che se ha il 40 % a favore, significa che ha il 60 contro?»
L’altro Matt(e)o triplica rapidamente i voti del suo partito stando al governo e cosa fa? Esausto per il troppo crescere si dimette e fa cadere il Governo.

Qui si impone una diagnosi psichiatrica. Renzi appare un giocatore d’azzardo patologico: ha bisogno di giocare ogni volta tutta la posta per immettere in circolo dopamina e noradrenalina. L’altro è un presuntuoso con ristagno narcisistico della libido.
In linea con la scarsa razionalità della politica italiana, i sondaggi danno Italia Viva in decrescita felice, specie dopo le ultime votazioni (il popolo, si sa, vuole il sangue). E, invece, gli iper-democratici 5 Stelle – con un nuovo capo politico non eletto da nessuno, il più antiestetico dell’etico gruppo 5 Stelle, il grigio viceministro bofonchiante Vito Crimi (l’uomo che sussurrava ai cavalli) – risalgono nei sondaggi. Smentendo, così, chi pensava che si fosse formata una immunità di gregge nei confronti dei populismi.

Il popolo sovrano mostra di adorare il diadromico zigzagare ubriaco dei Grillini. Adora il voluttuoso volteggiare straussiano dei parlamentari 5 Stelle: «Mai alleanze con nessuno». Poi, nel giro di due anni, prima alleati con la destra estrema, poi con la sinistra.
Dall’alto del mio cinismo, suggerirei a Mattarella di convincere Renzi (che lo ha praticamente designato alla Presidenza della Repubblica) di adoperarsi per far cadere il Governo, per poi dare vita a un Governo tutto suo, un Governo del Presidente e rilanciare, con le nuove provvigioni europee, la nostra esangue economia. Ma Matt/arella non è né matto né cinico. E allora, come Presidente del Csm, solleciti almeno con fermezza una seria riforma della giustizia che ponga fine alla barbarie italiana: un Csm terreno di segrete alleanze, infamie sotterranee, ambizioni corporative, compromissioni politiche, tradimenti della moralità e del giuramento fatto.

Abbiamo le carceri più sovraffollate del Continente, con il 35% di detenuti in attesa di giudizio, (la metà di questi mediamente sarà riconosciuta innocente) e con il doppio della media europea di detenuti per droga. Oggetto di richiami della Corte Europea dei Diritti Umani, le prigioni italiane hanno celle inferiori al minimo di 3 mq a persona, previsto dalla stessa Corte, con il 53% di esse prive di docce e, spesso, di riscaldamento o acqua calda. 10.000 carcerati in più. E 1.000 (mille) persone all’anno vittime di errori giudiziari. Novecento (900) milioni di euro di indennizzo per errori o negligenza delle toghe dal ’92 (fine Prima Repubblica) a oggi. Dal 2000 al 2019 si registrano nelle carceri italiane 3.087 morti e 1.125 suicidi. Numeri impressionanti. Dati che confinano il nostro Paese agli ultimi posti tra quelli civili. E, con la riforma Malafede della prescrizione dei reati, processi che si sa quando iniziano , ma di cui nessuno – nemmeno maghi e virologi – può prevedere la fine.

L’uso politico della Giustizia è storia vecchia come il mondo. Mani Pulite fiorentine nel ’300 condannò per corruzione, prima all’esilio e poi al rogo, il sommo poeta Dante Alighieri.
Ma né dalla storia passata, né da quella recente impariamo. Le nostre frustrazioni chiedono sollievo. Ogni arresto è un balsamo alle nostre ferite. E, così, il nostro rancore è sempre velenosamente pronto a rallegrarsi per le retate giustizialiste.
Continuo a chiedermi perché, se è giusto che i medici paghino per eventuali eventi avversi, i magistrati ne siano esentati, e a pagare sia la comunità. Perché i magistrati non si coprono con polizze assicurative, sollevando i contribuenti da questo peso. Eppure essi sono una casta superpagata. E superprotetta.
Giudici corrotti, giudici indagati, giudici arrestati, giudici intrallazzatori. Giudici opportunisti che – parole di Luciano Violante – hanno asservito perfino gli organi di stampa.
La corruzione, infatti, non è solo prendere soldi, corruzione è anche inquisire per cercare fama o visibilità, per smania di potere o carrierismo: un nauseante protagonismo piccolo borghese che ammorba l’Italia da trent’anni.
Il Pm Catello Maresca si voleva candidare, alla presidenza della Regione Campania, come «espressione della società civile». Come dire che la politica e i politici sono la società incivile. Ma allora perché tutti smaniosi di passare dall’altra parte, di trasferirsi di categoria? Perché ambire, come i virus, allo “spillover”, al salto di specie?

Confesso che, più di tutto, io sono affascinato dal viso di Palamara. Ogni volta che in televisione vedo l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, resto ipnotizzato davanti alla invidiabile sicumera con cui si difende da accuse vergognose, sminuendole di significato. Sorpreso e sedotto dalla forma del suo viso simmetricamente coerente con la sua psiche.
La sinistra abbia il coraggio di abbassare la luttuosa bandiera nero toga del moralismo di maniera, e alzi quella della socialdemocrazia solidale e progressista. Si riappropri del patrimonio culturale del garantismo che ha consegnato alle destre in virtù del disegno perverso di conquistare (con i giudici) il potere manu militari.

Preghiera della sera: Caro Zingaretti, smetti di “mantenere – come diceva Feuerbach – il carro per la discesa”. Comincia a fare politica. Sorridere soltanto non è più sufficiente.
Zingaretti, il benevolo, l’iperinclusivo che ha accolto tutti, anche fratello Covid con un sorriso, comprenda che soltanto sorridere non basta più. Vista la sua disponibilità all’abbraccio ecumenico, guardi alla sua destra: qualcosa si muove nel liberalismo italiano.

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Autore

Paolino Cantalupo

Psichiatra, docente di Psicopatologia Clinica presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Strategica Integrata di Roma.

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