I danni del virus alla politica italiana. Cercasi vaccino democratico

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Concentrati sui danni che il Covid 19 procura ai polmoni, al sistema cardiocircolatorio e chissà a cos’altro; distratti, poi, dalle conseguenze dell’emergenza sull’economia del Paese e delle famiglie; preoccupati per le confusionarie ipotesi che aleggiano sul futuro della scuola e dei nostri figli. È questo oggi l’identikit degli italiani medi, che se ne vanno in vacanza concedendosi qualche libertà di troppo, anche per esorcizzare una minaccia che potrebbe costringerli di nuovo ad una clausura forzata in autunno.
Ognuno di noi può riconoscersi in questa descrizione, ed ognuno può ammettere che, nel frattempo, non ci siamo nemmeno accorti che, tra le principali vittime del virus, rischia di esserci la democrazia italiana. E non perché il governo trami nell’ombra per assoggettare il popolo con una tirannia, approfittando dello stato di emergenza (che, in realtà, non riesce nemmeno a prolungare di qualche mese per i continui contrasti nella maggioranza che lo sostiene). E nemmeno perché si vede avanzare un’opposizione radicalmente antisistema che rischia di travolgere l’attuale assetto di potere.

La verità è che, nonostante i giornali continuino a sfornare paginate di cronaca su governo, Parlamento e partiti, nonostante le tv insistano nell’ospitare deputati, senatori, ministri, governatori e opinionisti, che in maniera ripetitiva si azzannano come leoncini annoiati che giocano alla lotta, la Politica è sparita dalla scena.
Certo, ogni giorno si discute, e tanto, sul tema del giorno: dal braccio di ferro su Autostrade ai soldi del Mes, dalle assurdità sulla riapertura delle scuole alle singole, piccole, misure per il rilancio di questo o quel settore di nicchia. Scaramucce spesso alimentate da posizioni ideologiche che poco hanno a che fare con il merito dei problemi.
E la stessa opposizione alza la voce, di tanto in tanto, ma sa di avere gli artigli spuntati. Quello che per la destra era “il problema dei problemi”, l’invasione di immigrati, è stato degradato da cavallo di battaglia a cavalluccio marino, perché Salvini si rende ben conto che la testa degli italiani, in questo momento, è da ben altra parte. Quindi abbaia l’opposizione, ma tanto per fare un po’ di rumore, come quegli insopportabili cagnolini che hanno più voce che muscoli e che, se affrontati, vanno a nascondersi dietro alle gambe del padrone.
Qualche decina di anni fa, quando c’era ancora la Prima Repubblica, ci lamentavamo di una politica a volte fumosa ed ideologica, che si perdeva in ragionamenti senza andare nel concreto. Oggi siamo all’opposto, con una continua ricerca di un pragmatismo di maniera ed estemporaneo, che cerca di risolvere i problemi (spesso senza riuscirci) appellandosi al fare, anzi al fare subito, al fare presto. Per poi fare poco o nulla.

Forse, non sarebbe male se si facesse qualche passo indietro e, prima di “fare”, ci si impegnasse per qualche minuto a “pensare”. Perché, soprattutto in momenti di crisi, per trovare una via d’uscita, è necessario avere una visione: una visione su quale Paese si intende costruire per il futuro. Ed è sulla base di questa visione, che scaturisce dal pensiero, che poi si decide se prendere i soldi del Mes, se togliere o meno le concessioni ad Autostrade, se sia giusto o sbagliato sottrarre ad un’intera generazione di ragazzi la prospettiva di avere dei professori e dei compagni di scuola da frequentare (seppur con tutte le cautele) e da amare, odiare o ignorare.
La mancanza di questa visione da parte del governo fa sembrare del tutto incomprensibili le discussioni su qualsiasi tema, solo parole fuori contesto. In che modo si intende rilanciare l’Italia, su quali basi, puntando su quali risorse, su quali settori, su quale nuovo “patto sociale”.
Ovviamente, sarebbe opportuno che di visioni, nel Paese, ce ne fossero almeno due. Ma, se il governo cerca quanto meno di tappare i buchi sperando in tempi migliori, l’opposizione è del tutto imballata, non riesce ad elaborare una proposta alternativa, tranne quella che prevede la corsa alle urne nella speranza di vincere le elezioni per sostituire l’attuale confusione di centrosinistra con una speculare, e più pericolosa, confusione di centrodestra.

Il virus ha, quindi, attenuato le spinte più estreme, le idee più spericolate. Questo non è detto che sia un bene. Perché è del confronto delle idee che si nutre la democrazia. Mentre oggi, se si escludono le polemiche personali e le contese di bandiera, diventa davvero difficile distinguere le varie posizioni politiche in campo. I cittadini tifano per l’uno o per l’altro più per abitudine o simpatia, che per adesione ad un progetto programmatico coerente, che abbia l’obiettivo di trasformare il Paese e la società per proiettarle nel futuro.
Quindi, a settembre andremo alle urne per eleggere tantissimi sindaci e i presidenti e i consigli di alcune importanti Regioni. Probabilmente, chi è al comando oggi sarà in larga misura riconfermato, grazie alla spinta stabilizzatrice generata dall’emergenza coronavirus. Alcuni governatori meritano la riconferma, altri meno. Ma, a leggere i nomi in campo, un po’ dappertutto, sembra che in Italia il tempo si sia fermato.

Quando più c’è bisogno di idee nuove, per governare nuove sfide, i partiti si ritirano in difesa. Anche a livello nazionale, il Pd è appiattito sul governo e non riesce ad elaborare un pensiero che rinnovi il campo socialista e progressista, mentre il M5S è diventato il più strenuo difensore di quel Palazzo che, pochi anni fa, era considerato il nemico da abbattere.
E, mentre tanti ricercatori in tutto il mondo stanno cercando di produrre un vaccino efficace contro il Covid 19, temiamo che nessuno scienziato abbia ancora preso in considerazione la possibilità di creare un vaccino democratico che ci faccia produrre anticorpi contro l’asfissiante conformismo della politica senza idee.

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Autore

Antonio Vastarelli

DIRETTORE RESPONSABILE____ Collaboratore del quotidiano Il Mattino (del quale è stato redattore) per le pagine di economia e politica. Cura l’ufficio stampa di alcune imprese e associazioni. È stato collaboratore del Sole 24 Ore, capo servizio di politica ed economia del quotidiano Napolipiù e direttore o collaboratore di numerosi periodici locali e nazionali.

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