Covid 19, attenti agli effetti psicologici del virus

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La pandemia attualmente in corso, la cosiddetta “malattia da nuovo coronavirus” chiamata Covid-19, e provocata dal virus Sars-CoV-2, ci ha proiettati in una realtà che, da molti, è considerata un’esperienza nuova soprattutto in relazione alle misure restrittive in tema di libera circolazione e socializzazione messe in campo dai governi per limitare il contagio.
In realtà, simili disposizioni restrittive sono già state adottate altre volte in diversi periodi storici. In passato, infatti, differenti Paesi hanno dovuto fronteggiare trascorse epidemie, nel tentativo di contenerle ed arginarle efficacemente come, ad esempio, è accaduto in diverse zone della Cina e del Canada per l’epidemia di Sars (2002), ma anche per l’influenza aviaria (2005) e l’influenza suina (2009), ed in alcuni villaggi africani per l’epidemia di Ebola del 2014 ed, infine, prima che da noi, nella città cinese di Wuhan per l’attuale epidemia di Covid-19.
Anche il governo italiano, dagli inizi di marzo, ha approvato una serie di provvedimenti restrittivi per contrastare la diffusione in Italia del virus: è la prima volta che, nella storia del nostro Paese, vengono adottate misure di tale portata, che avranno delle conseguenze significative sull’economia, sulla vita sociale dei cittadini, e soprattutto influiranno sul benessere psicologico degli individui. Per questa ragione, la comprensione delle conseguenze del Covid-19 sulla salute mentale della popolazione è divenuto un aspetto sempre più urgente.
Lo studio empirico degli effetti di tale fenomeno ha attirato l’interesse di numerose istituzioni sia nazionali che internazionali, le quali si sono impegnate a predisporre misure di raccolta dati, per poter analizzare i possibili rischi al benessere psicologico degli individui in quarantena.

Numerosi sono gli indicatori oggetto di diverse indagini, tra cui emergono le principali risposte degli individui allo stress, la percezione che essi hanno del rischio, l’entità delle emozioni esperite individualmente, i comportamenti sociali adottati in associazione al recente stato di pandemia ed, infine, le sensazioni personali relative alle diverse misure restrittive.
I dati raccolti si sono rivelati utili per analizzare ed intervenire sulle differenti tipologie di risposta post-traumatiche, per ridurre i sintomi psichici derivati dalla prolungata esposizione allo stress, per poter impostare interventi ad-hoc, mirati a potenziare l’adattamento degli individui esposti a situazione di emergenza.
Questi interventi hanno un unico denominatore comune: sono tutti finalizzati al miglioramento della qualità della vita, compromesso dalla attuale condizione di urgenza.Per contenere l’espansione incontrollata dell’epidemia che ha colpito così duramente il nostro Paese, il governo è stato costretto ad attuare misure drastiche che hanno obbligato tutti noi ad un prolungato e forzato periodo di segregazione. Queste condizioni, hanno fatto in modo che le nostre abitudini, da noi considerate così scontate, siano state improvvisamente stravolte e profondamente modificate.

Attraverso una maggiore consapevolezza di un evento traumatico di considerevole portata storica, appaiono, quindi, inevitabili le ripercussioni profonde e prolungate sul benessere psicologico individuale, soprattutto quando queste colpiscono le fasce più deboli della popolazione. In quarantena decadono abitudini consolidate, si è separati dagli affetti, quindi i due aspetti cruciali di tale fenomeno sono soprattutto il senso di noia e l’isolamento. A questo si aggiunge lo stress per il lavoro e la preoccupazione relativa agli effetti economici che si avranno sulle attività lavorative, e così via.
Il modo di affrontare queste complessità cambia decisamente in base alle risorse interiori personali di cui un individuo dispone. Pur tuttavia, in genere i disagi che derivano da tale condizione sono un calo del tono dell’umore, maggiori livelli di ansia e paura, irritabilità, insonnia, confusione mentale e diversi disturbi cognitivi, i quali vanno dalla difficoltà a mantenere la concentrazione alla ridotta attenzione.
Durante questo periodo di isolamento, sono stati numerosi i possibili agenti stressanti legati all’isolamento forzato a cui i cittadini sono stati sottoposti e che, secondo le ricerche, hanno contribuito a rendere il periodo di distanziamento sociale ancora più difficile.
Principalmente, oltre alla limitazione del contatto sociale, sono emersi: uno stato di incertezza sulla propria salute e sul futuro, una costante sensazione di perdita di libertà individuale evidenziata dal divieto di esperire momenti che fanno parte della nostra quotidianità da sempre, come fare una passeggiata, andare dal parrucchiere o allenarsi in palestra, e per questa ragione considerati tra i principali indicatori responsabili di sentimenti e stati d’animo negativi tra cui: noia, demoralizzazione, senso di solitudine e di isolamento dal resto del mondo.
Anche la fornitura inadeguata di strumenti per la protezione individuale come mascherine e disinfettanti ha fatto sì che aumentasse la paura di un possibile contagio e di conseguenza ha comportato la limitazione anche delle uscite pubbliche consentite.

Nella maggior parte della popolazione era forte il timore di contrarre il virus e/o infettare gli altri soprattutto a causa della mancanza di un controllo esteso del contagio della malattia. Tale timore aumentava, soprattutto, nelle persone affette da malattie pregresse e negli anziani, tutto ciò ampliato dalle difficoltà dovute da un accesso limitato alle strutture sanitarie per visite mediche.
Questo periodo di distanziamento sociale ha favorito, altresì, lo sviluppo di comportamenti di tipo fobico ed ossessivo accompagnati da sentimenti di ansia, rabbia e frustrazione: emozioni che in molti casi continuano ad essere presenti anche dopo la fine del periodo di emergenza.
Di facile deduzione oltre che osservazione è un ulteriore problema provocato da tale periodo: lo sviluppo inevitabile di una enorme crisi finanziaria, l’interruzione improvvisa della propria attività professionale a tempo indeterminato, la chiusura obbligata di attività lavorative hanno causato gravi perdite finanziarie per imprenditori e lavoratori, provocando effetti potenzialmente negativi ed inevitabili sulla salute psicologica.
La struttura dell’assistenza psicologica e sociale senza dubbio dovrà essere potenziata per organizzarsi e fronteggiare il conseguenziale aumento di patologie correlate a tale stress e per soccorrere coloro i quali avranno bisogno di assistenza e sostegno da parte della sanità pubblica e degli enti locali.

Un aspetto essenziale per contenere la portata nefasta di tali effetti potrebbe essere inoltre la chiarezza e la trasparenza di informazione, da parte delle autorità competenti, sui propositi futuri, facendo in modo che la popolazione abbia un’adeguata comprensione di quanto accaduto, spiegando in maniera esaustiva la natura dei rischi anche durante la fase attuale.
La chiarezza delle linee di comunicazione tra le istituzioni pubbliche favorisce nei cittadini la percezione di chiarezza nella comunicazione; questa potrebbe essere la chiave per aumentare il livello di partecipazione di una moltitudine di persone che oltre a essere preoccupate per la loro stessa vita sono angosciate per l’avvenire incerto che le attende.
Se questa moltitudine di persone sono lasciate sole, senza punti di riferimento, dove adesso c’è angoscia, dove c’è frustrazione, alla lunga ci sarà disperazione e rabbia poiché, quanto peggiore sarà la percezione di solitudine e di abbandono, tanto peggiori saranno gli effetti prossimi sulla salute mentale.
Tuttavia, questa esperienza evidenzia che le situazioni che non possiamo controllare sono quelle che realmente ci spaventano; il radicale cambiamento dello stile di vita quotidiano non è stato solo fonte di preoccupazione, ma ci ha offerto, allo stesso modo, degli elementi sui quali poter riflettere; innanzitutto la distanza fisica dalle persone: sentire la reale mancanza dell’altro è un modo per aumentare la consapevolezza dell’importanza delle nostre relazioni sia familiari sia sociali. Questa distanza può averci unito emotivamente, ma anche ha potuto costringere alcuni ad ascoltarsi e a scoprire le proprie fragilità.

Sono, infine, da considerare coloro i quali hanno cercato di adattarsi in modo funzionale e positivo a questo periodo di emergenza portando avanti idee e progettualità, cercando di attuare strategie migliori per sostenere questo cambiamento, modificando i comportamenti sbagliati e sostituendoli con quelli più utili nell’affrontare questa nuova situazione.
Per gestire la necessità della libertà, la voglia di uscire, sarebbe stato opportuno rivolgere la nostra attenzione ai soggetti che in tale circostanza sono stati meno fortunati, ovvero i contagiati i quali hanno vissuto l’esperienza dolorosa e straziante del ricovero in ospedale, oppure coloro i quali hanno subìto la perdita prepotente dei propri cari senza avere la possibilità di assisterli ed accompagnarli negli ultimi momenti inaspettati, della loro esistenza.
Sono questi, quindi, gli elementi utili su cui riflettere: non possiamo assecondare soltanto i nostri bisogni, le nostre volontà, senza valutare i rischi reali ai quali saremmo potuti andare incontro, per noi stessi e per gli altri. Seppur talvolta ci sembri difficile e addirittura impossibile, come avvenuto in una situazione di emergenza collettiva di tale portata come quella determinata dal Covid-19, è opportuno rimanere realistici e valutare in maniera il più possibile oggettiva la situazione che abbiamo intorno, senza dover in ogni caso anteporre i nostri egoismi al bene di tutta la collettività.

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Autore

Antonietta Ferro

Psicologa Clinica e di Comunità, tirocinante ASL Napoli1 Centro

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