I giovani e la loro sfida alla sostenibilità

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Negli ultimi tempi e con grande sorpresa, da numerose indagini, è emerso che si è diffusa tra i giovani una specifica sensibilità verso i temi ecologici a favore della sostenibilità, impegnati, nel tentativo di tracciare una prefigurazione di un mondo migliore.

Alle soglie del terzo millennio le continue emergenze ambientali e sociali, sia su scala locale che planetaria, ci inducono ad una valutazione: l’ambiente è divenuto pian piano sempre più oggetto di riflessione morale, esso rappresenta, ormai, una realtà a rischio e questo stato di pericolo è riconosciuto da un numero sempre più crescente di Paesi, istituzioni e persone.

Viviamo quindi in un’epoca affascinante e temibile contemporaneamente; affascinante perché attualmente il futuro del pianeta è nelle nostre mani, e temibile poiché la nostra generazione ha il potere anche di distruggere ciò che proviene dal passato, compromettendo irrimediabilmente dunque proprio quel futuro. Ciò non significa che il rapporto dell’uomo nei confronti della natura debba essere di semplice contemplazione o di statica conservazione, ma di corretta utilizzazione e gestione delle risorse, ossia nel perseguire uno sviluppo sostenibile.

Al giorno d’oggi quasi tutti avranno spesso sentito parlare di “sviluppo sostenibile” ma solo in pochi hanno compreso realmente il significato e l’importanza di questo termine ampiamente utilizzato dalle aziende, dalle organizzazioni ambientali e sociali, dai giovani e dai media. La Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo (WCED) nel 1987 ha stabilito che, “lo sviluppo è definito sostenibile quando si preoccupa di soddisfare le necessità delle generazioni attuali senza compromettere la capacità delle future generazioni, di soddisfare le proprie”.

Il termine ecologia, coniato dal biologo tedesco E. Haeckel nel 1866, deriva dal greco oikos (casa, dimora) e logos (studio, discorso), indica la scienza che studia le relazioni dei viventi tra loro, e con l’ambiente in cui essi vivono: attraverso questa stretta relazione l’ambiente agisce su di essi e, a sua volta, ne subisce le azioni.

Nel corso della storia del nostro pianeta, tale rapporto soltanto raramente è riuscito a raggiungere uno stato di equilibrio. Fenomeni significativi tra cui la spregiudicata industrializzazione, l’abuso edilizio, la sovrapproduzione di rifiuti organici e non, hanno interrotto il già precario equilibrio omeostatico. Oggi, per ovviare a questa situazione, è necessaria una forte inversione di tendenza. Come esseri umani, quindi, per una reale azione ecologica dobbiamo passare da una posizione di attacco ad una posizione di difesa della natura stessa. A tal proposito occorre dunque un radicale cambiamento che sia, prima di ogni cosa, psichico.

Pertanto, il discorso si sposta su di un piano precisamente etico ed educativo, con sostanziali finalità collettive ed universali, che mirano a costruire oggi, per le future generazioni, una vera e propria “etica ambientale”, intesa prima di tutto come riflessione morale intorno ai problemi posti dagli sviluppi della tecnologia e della struttura economica della società industriale avanzata.

I giovani oggi sentono il bisogno di sollecitare la società civile in difesa dell’ambiente dimostrandosi consapevoli, sensibili alle problematiche ambientali e propensi ad adottare comportamenti finalizzati ad uno stile di vita all’insegna della sostenibilità e del cambiamento, a partire dalle abitudini ormai standardizzate che appartengono al nostro modo di vivere quotidiano, nel tentativo di realizzare un nuovo modo di abitare questo nostro pianeta.

Il merito di questa nuova presa di coscienza va attribuito soprattutto ai mezzi di comunicazione che, oggi più che mai, pongono grande risalto a questo tema sottoponendo all’attenzione di un pubblico sempre più ampio le problematiche legate alla tutela dell’ambiente. L’esempio per eccellenza è il boom mediatico provocato da Greta Thumberg, originato fin dal 4 dicembre 2018.

Il 23 settembre 2019 la giovane sedicenne attivista svedese ha tenuto un discorso sul clima, che ha fatto molto discutere i media di tutto il mondo, in cui la giovane ha rimproverato duramente i leader mondiali accusandoli di non fare abbastanza per fronteggiare l’emergenza climatica, focalizzando l’attenzione sul fatto che la sostenibilità ambientale dovrebbe rappresentare una priorità delle politiche sociali di tutti i governi del pianeta.

Greta Thunberg, è diventata così il nuovo volto del movimento ambientalista mondiale, è riuscita a coinvolgere ed a sensibilizzare un numero sempre maggiore di persone. Le nuove generazioni, quindi, sembrano aver recepito la rilevanza e l’urgenza di questa problematica, condizione testimoniata dalla straordinaria partecipazione degli studenti al 3° Global Strike For Future, un grande programma di eventi e manifestazioni di sensibilizzazione della popolazione mondiale sul tema dei cambiamenti climatici.

Nonostante il forte interesse sviluppatosi intorno alla problematica ambientale, non tutti però condividono la necessità di modificare le proprie abitudini impegnandosi in comportamenti a favore dell’ambiente. Per questo motivo anche la psicologia si è recentemente interessata di approfondire quali fossero i fattori in grado di spingere gli individui ad intraprendere eventuali condotte a supporto dell’ecologia.

Alcuni studi basati sulla Self-Determination Theory, (Teoria dell’autodeterminazione), di Edward Deci e Richard Ryan (2017), si sono preoccupati di indagare i “fattori motivazionali” che conducono alla decisione di adottare uno stile di vita a basso impatto ambientale. Dal lavoro di alcuni studiosi, tra i quali Pelletier, Baxter e Huta nel 2011, è emerso che quando si è intrinsecamente motivati verso comportamenti a favore dell’ambiente si tende ad intraprendere con maggiore frequenza, continuità ed impegno attività quali: riciclo, riutilizzo prodotti, risparmio energetico e di risorse. La motivazione intrinseca, infatti, fa riferimento alla tendenza a svolgere una determinata azione per l’esclusivo piacere e la soddisfazione che si prova nel compierla (es. riciclare per il piacere di migliorare la qualità dell’ambiente) e si contrappone alla motivazione estrinseca che invece è caratterizzata dalla tendenza a fare qualcosa non per la condivisione o l’interesse dell’attività, ma per ottenere una conseguenza positiva o evitarne una negativa (es. riciclare per evitare una multa).

Tuttavia, le ricerche effettuate sul campo hanno messo in evidenza che la motivazione intrinseca è in grado di innescare il desiderio di intraprendere una determinata attività e di riuscire a mantenerla stabile nel lungo termine.  Ovviamente, entrambe le motivazioni, intrinseca ed estrinseca, non costituiscono categorie auto-escludenti, ma descrivono un continuum, in cui ciascuna azione può essere guidata da motivi di natura più o meno intrinseca o estrinseca.

Tuttavia, secondo la teoria generale della Self-Determination Theory, esistono determinati contesti sociali e organizzativi che possono favorire l’internalizzazione e l’integrazione di comportamenti eco-sostenibili, nel caso in cui tutto ciò si manifesti all’interno di contesti sociali positivi, responsivi e in grado di supportare la soddisfazione di bisogni psicologi essenziali per gli esseri umani tra cui l’autonomia, la competenza e la relazione.

Diversi studi hanno infatti dimostrato che la percezione che i cittadini hanno delle politiche sull’ambiente definite dal proprio governo di appartenenza è in relazione alla propria motivazione e ai comportamenti pro-ambiente riferiti. Nello specifico, se il cittadino percepisce che i programmi governativi per l’ambiente sono a sostegno dell’autonomia della comunità e degli individui, è più motivato ad adottare comportamenti eco-sostenibili. Al contrario, i contesti sociali percepiti come coercitivi nell’applicare i propri programmi a ridotto impatto ambientale sono associati una minore frequenza di azioni ecologiche

Dal momento che è stato dimostrato che i giovani sono spesso promotori di cambiamento, è fondamentale intervenire in ambito didattico-educativo, attraverso l’istituzione di una vera e propria ”educazione ambientale”, in grado di proporsi come strumento di formazione per i futuri cittadini, predisponendoli alla tutela dell’ecosistema in cui essi vivono, per poter così dimostrare di essere una società fiera e consapevole dell’esistenza e importanza della natura, indipendentemente dai piaceri egoistici che essa potrebbe soddisfare o dal potenziale beneficio economico che si potrebbe ottenere attraverso lo sfruttamento la distruzione di questo bene prezioso.

In conclusione, possiamo affermare che la sostenibilità ambientale è la sfida da vincere a tutti i costi per la sopravvivenza dell’umanità.

A tal fine risulta indispensabile la collaborazione di tutte le parti in causa attraverso l’applicazione di un piano di azione condiviso e lungimirante, che ottenga non solo cambiamenti provvisori, ma che promuova una piena interiorizzazione della questione ambientale, raggiungendo risultati nel lungo termine per il bene del pianeta e di tutti coloro che vi abitano, e poter così concretamente essere d’aiuto non soltanto per noi stessi, ma soprattutto per le future generazioni.

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Autore

Antonietta Ferro

Psicologa Clinica e di Comunità, tirocinante ASL Napoli1 Centro

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