Coronavirus, morbillo e bambini denutriti, la difficile pratica dell’altruismo

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Non è facile parlare d’altro in questo periodo in cui l’unico argomento trattato dai media, e dalle persone in generale, è quello del coronavirus. Non esistono più crisi di governo, prescrizioni, processi a ministri e immigrati, non esistono nemmeno più le partite di calcio, che vengono rinviate senza sommossa popolare di ultrà, come sarebbe avvenuto in periodi “normali”.

Il bollettino mondiale dell’emergenza ci dice che il Covid-19 ha causato la morte, in circa quattro mesi, di poco più di tremila persone: più o meno mille al mese. Eppure, nessuno si ricorda che esiste un killer molto più efficace, la fame, che uccide nel mondo ogni giorno 7mila bambini sotto i cinque anni, più del doppio delle vittime del coronavirus in un quadrimestre. Non è un errore. Settemila al giorno significa 5 bambini morti ogni minuto per cause legate alla malnutrizione, cioè oltre due milioni e mezzo all’anno. Ed altri due milioni e mezzo di bambini sotto i cinque anni muoiono per malattie facilmente curabili. E tutto questo succede ogni anno da decenni.

Nessun giornale o talk show televisivo ha ricordato (solo per fare un esempio, tra i tanti) che, secondo le stime diffuse a fine 2019 dall’Unicef, nel 2018, si sono registrati 140mila morti per morbillo, la maggioranza dei quali erano bambini sotto i 5 anni. Questo perché oltre 19 milioni di bambini non hanno ricevuto nemmeno la prima dose di vaccino prima di compiere i due anni, e molti di più non hanno proprio ricevuto la seconda dose. I casi di morbillo nel mondo risultavano raddoppiati dal 2017 al 2018 e, dalle prime stime, pare che siano addirittura triplicati dal 2018 al 2019. E se pensiamo che il problema riguardi solo il Sud del Sud del mondo, e l’Africa in particolare, ci sbagliamo perché casi preoccupanti si sono registrati anche in zone che avevano debellato il morbillo: Stati Uniti, Europa (Albania, Repubblica Ceca, Grecia e Regno Unito), Australia, Giappone e Nuova Zelanda. Tra gli stati più colpiti ci sono Congo, Madagascar, Liberia, Somalia e Samoa, ma anche l’Ucraina. La causa di questa recrudescenza del morbillo è la scarsa copertura vaccinale che, in alcuni casi, soprattutto in Africa, è dovuta alla difficoltà di raggiungere i bambini che vivono in zone di guerra o remote, oppure per l’interruzione dei servizi, mentre in Occidente è determinata da genitori che non vaccinano i propri figli per indifferenza, sfiducia o disinformazione.

Tutto questo, però, ci appare lontano (anche se non lo è). Nel mondo occidentale siamo così abituati ad essere mediamente in buona salute che abbiamo sviluppato una specie di ipocondria collettiva. Qualsiasi agente esterno possa scalfire le nostre sicurezze ci mette in crisi, e tutto diventa tragedia. Non mandiamo i nostri figli alle feste, e addirittura non li mandiamo a scuola, anche se statisticamente avrebbero più possibilità di morire in un incidente stradale che per coronavirus. E pensiamo sempre di essere migliori degli altri: riteniamo giusto chiudere ai voli dalla Cina ma poi, quando si accende un focolaio anche in Italia, ci offendiamo perché gli altri chiudono agli arrivi di italiani. Se un nostro vicino risulta positivo al virus, lo trattiamo da appestato, se siamo positivi noi, ci lamentiamo che ci trattano da appestati.

E non vediamo l’ora che qualcuno inventi il vaccino per il Covid-19, salvo poi a metterlo in discussione quando la paura sarà passata. Sperando che siano i figli degli altri a vaccinarsi, per salvare i nostri. E, intanto, ci facciamo scivolare addosso i milioni di bambini morti a causa di virus per i quali il vaccino già c’è, come per quello del morbillo.

La cosa non ci interessa, perché non tocca i nostri figli (almeno per ora), quindi non fa nemmeno notizia. Perché le morti, così come diceva un noto banchiere a proposito delle azioni delle SpA, non si contano, ma si pesano.

Se l’Amuchina gel, scomparsa dalla circolazione in poche ore, è diventata l’emblema della paura, in questa situazione c’è una merce ancora più rara, l’altruismo, che dovrebbe farci concorrere alla soluzione dei problemi del prossimo. Eppure, se ci pensassimo bene, ci accorgeremmo che ognuno di noi, in fondo, è il prossimo di altre persone.

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Autore

Antonio Vastarelli

DIRETTORE RESPONSABILE____ Collaboratore del quotidiano Il Mattino (del quale è stato redattore) per le pagine di economia e politica. Cura l’ufficio stampa di alcune imprese e associazioni. È stato collaboratore del Sole 24 Ore, capo servizio di politica ed economia del quotidiano Napolipiù e direttore o collaboratore di numerosi periodici locali e nazionali.

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