Simboli sacri in politica, gli intellettuali reagiscano a chi li usa per propaganda

0

La scrittrice Michela Murgia l’ha detto in modo chiaro e diretto, e finalmente da un fronte di intellettuali sta partendo una critica, che va al di là della politica, all’uso della religione cattolica e dei suoi simboli come asce di guerra e strumenti di divisione, in riferimento, in particolare, ad esternazioni dei leader di Lega e Fratelli d’Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Riferendosi alla Meloni, la Murgia ha dichiarato, in un’intervista televisiva: «È chiaro che quando lei nomina il crocifisso e il presepe, e lo dico da cristiana, non fa riferimento a dei valori evangelici ma a dei marcatori culturali che usa come corpi contundenti». Un’affermazione forte ma che esprime tutta la critica ad un uso strumentale dell’iconografia cattolica per finalità che non sono più di natura esclusivamente elettorale, ma che tendono ad aumentare un clima di discriminazione all’interno del nostro Paese. La posizione chiara della Conferenza Episcopale, che già si è espressa sulle esternazioni di Salvini rispetto ad un uso distorto del culto della Madonna, chiariscono che in nessun modo queste esternazioni trovano sostegno negli ambienti ecclesiali. Anzi, verso quel mondo il leader della Lega ha lanciato già il suo attacco. Forte lo scontro con la diocesi di Bologna e il suo primate, il cardinal Matteo Maria Zuppi, accusati di voler stravolgere gli usi gastronomici cittadini, modificando il ripieno dei tortellini sostituendo il maiale dell’impasto con il pollo, così da rendere il tortellino emiliano un alimento mangiabile anche dai musulmani. Sul tema, oltre alla smentita della diocesi, va segnalato l’ilare risposta di Vittorio Sgarbi (e quindi non una difesa che viene dalla Sinistra) il quale ha dichiarato che il Cardinal Zucchi, noto per le sue attività di accoglienza, non si sarebbe mai sognato di fare simili affermazioni.

Ma questa vicenda ha mostrato chiaramente gli intenti della Meloni e di Salvini: la non condivisione di un messaggio che, a partire da Papa Francesco, apre all’accoglienza, agli sbarchi e all’apertura all’altro anche di diversa religione. E la paura si trasforma in un monito chiaro quando il leader della Lega dichiara: «Basta preti che fanno politica». Ignorando che la dottrina sociale non è iniziativa politica ma impegno verso il prossimo alla base della religione cattolica.

Questo uso così violento della religione però ingenera  preoccupazione in quanto la strategia della paura affianca, alla paura dell’invasione da sbarchi, l’idea di un violento attacco della cultura islamica a quella cattolica. Colpendo non i fondamenti della religione sul rispetto del prossimo, ma ingenerando la paura di minare culto e tradizioni. Chiaro l’uso del presepio, che Francesco d’Assisi nella sua vita misericordiosa ha voluto nell’attuale rappresentazione, e che è un simbolo oltre che di fede, anche di uguaglianza e di accoglienza, visto che viene rappresentato dal Poverello d’Assisi nella sua comunità che accoglieva poveri e nomadi da ogni dove.

C’è, quindi, molto poco di cattolico in questi sfoghi che tendono a far vibrare le piazze di un odio verso l’altro che si trasforma in disprezzo e xenofobia. La risposta della cultura, oltre a quella forte del mondo ecclesiale, può arginare questo fronte solo se si diffonde fra le persone con dichiarazioni, prese di posizioni e dibattiti pubblici, come l’intervento opportuno della Murgia.

Condividi

Autore

Osvaldo Barba

Presidente Associazione Culturale Merqurio

I commenti sono chiusi.