Dieci piccoli napoletani

0
Tratto dal libro Dieci piccoli napoletani di Antonio Vastarelli, edito da Fanucci Editore nella collana Nero Italiano
L’

L’orologio segnava le sette e trenta di uno slabbrato dieci novembre, ma era fermo da mesi: potevano essere anche le undici e un quarto di un precoce sedici febbraio. Mozart pestava A Night in Tunisia sui tasti marci di un piano Fender, mentre Dizzy sgozzava le note isteriche del tema. Qualcuno mi aveva infilato sotto la porta una busta con cinquemila euro. Il biglietto diceva ‘Segue telefonata’. Avrei dovuto bruciare la busta e tornarmene a letto, invece decisi di pettinarmi.
Così mi ricordai che avevo bisogno di uno specchio. Avevo già deciso su quale delle quattro pareti non lo avrei messo. Bastava scartarne altre due, prendere le misure, decidere forma e colore della cornice e andarlo a comprare. Il pensiero di tutta questa fatica che non avevo ancora fatto mi svegliò definitivamente.
Alzai gli occhi verso il terrazzo, che dava sul golfo. Mozart, alle mie spalle, sospirò: «Una città senza mare è come una musica senza pause.» Sembrava commosso. Forse fu lui a dirlo, forse Marcus Miller. Marcus diceva spesso cose del genere, aggrappato al contrabbasso.
Schizzo mi guardava con le lunghe orecchie sdraiate sulla schiena pelosa e con l’espressione colpevole di chi aveva combinato un guaio. Se non stava rosicchiando niente in quel momento voleva dire solo che aveva appena smesso.
La città sonnolenta, riflessa sulla vetrata, galleggiava nelle mie pupille. Gillespie terminò l’assolo. Un lungo brivido percorse la schiena, stridente. Era un trillo. Alzai la cornetta del telefono.
«Il signor Vargas?» chiese una donna con voce da hot line.
«Dipende» risposi.
«Ho un problema…»
«Solo uno? Beata lei!»
«Non scherzo… Qualcuno vuole uccidermi!»
«Non attacca, davvero: può inventarsi tutte le scuse che vuole, ma non cambio il mio gestore telefonico…»
«Ascolta: mi chiamo Paola. Paola Di Littanic.»
«Il nome non mi dice niente, provi a inviarmi una foto su uozzapp
«Hai ricevuto i soldi?» riprese seccata la tipa.
«Oh, è stata lei… Pensavo fosse il reddito di cittadinanza promesso dal governo. Il direttore della mia banca le manderà un mazzo di rose, è un tipo apprensivo.»
«Smettila Vargas, e apri bene le orecchie. Qualcuno mi vuole morta, non so ancora chi sia, ma lo scoprirò.»
«Auguri. Se è credente, le consiglio di chiamare il 113…»
«Non ho bisogno della polizia. Ho già fatto le mie indagini. Ho una lista di dieci sospetti.»
«E io che c’entro?»
«Solo tu puoi aiutarmi, Vargas» disse lamentosa.
«Come ha detto che si chiama?»
«Paola di Littanic» ripeté la donna. Lo scrissi sul blocco degli appunti che avevo vicino al telefono, e iniziai a scarabocchiare tutto intorno al nome: casette, fiorellini, frecce, occhi con ciglia lunghe, capelli vaporosi, gambe affusolate…
«Signora Littanic, per far uscire un articolo mi sembra pochino. Non ci ho capito niente. Se la racconto così al direttore di un giornale, sempre che ce ne sia ancora qualcuno in città disposto ad ascoltarmi, lo sa dove mi manda? Incontriamoci, mi porti qualche documento, e vediamo che si può fare» proposi, mentre disegnavo una bocca carnosa e socchiusa alla Lichtenstein.
«No, niente articoli. Da questo momento, a ogni telefonata ti segnalerò un nome. Tu dovrai solo cercare la persona e indagare sulla sua vita. Di volta in volta ti arriverà il pagamento anticipato per la missione seguente» tagliò corto.
«Ehi, ehi, ma quale missione? Mica sono 007! Sono allergico anche al pilates, figuriamoci alle avventure…» frenai.
«Cinquemila euro per dieci fanno cinquantamila in totale, ti potrebbero servire.»
«Be’, certo: aiutare una donna indifesa…»
«Il primo nome è Ciro Barra. Abita al terzo vicolo Concordia.»
«Guardi, non insista, proprio non posso… Pronto? Pronto?»
Accidenti!, pensai. Quella era sicura che l’avrei aiutata, anche se era uno sbaglio. Sapeva che l’avrei fatto per i soldi e per la sua voce seducente. Ma mentre trasformavo la ‘L’ del suo cognome in una pistola, mi convinsi di una cosa: Paola di Littanic non era il suo vero nome.

 

Dieci piccoli napoletani

di Antonio Vastarelli

Fanucci – Nero Italiano

Condividi

Autore

Antonio Vastarelli

DIRETTORE RESPONSABILE____ Collaboratore del quotidiano Il Mattino (del quale è stato redattore) per le pagine di economia e politica. Cura l’ufficio stampa di alcune imprese e associazioni. È stato collaboratore del Sole 24 Ore, capo servizio di politica ed economia del quotidiano Napolipiù e direttore o collaboratore di numerosi periodici locali e nazionali.

I commenti sono chiusi.