Il Conte di Montecristo

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Come molti ricorderanno, in un famoso romanzo di Dumas, un giovane marinaio che sta per essere promosso capitano diventa vittima di un complotto e, dopo anni di ingiusta prigionia, torna per vendicarsi dei suoi nemici sotto le mentite spoglie del Conte di Montecristo e, grazie a sotterfugi e travestimenti, riesce a portare a termine il suo obiettivo in maniera cinica e spietata.

In effetti, la trama di questo popolarissimo romanzo potrebbe essere adattata anche per descrivere la situazione politica italiana nella quale uno sconosciuto avvocato viene promosso presidente del Consiglio grazie ad un sorteggio durante una riffa, e viene così imprigionato da due aguzzini che, per quasi un anno e mezzo, lo tengono in catene, torturandolo con incredibili angherie. Fino al giorno nel quale il Conte, stufo di fare il vaso di coccio tra due vasi di ferro, decide di vendicarsi di entrambi: al primo gli soffia il comando del veliero, al secondo gli stronca la carriera di capitano, gettandolo giù dalla nave in corsa, in pasto agli squali dei media, e relegandolo a vita nella galera dell’opposizione.

Oppure, la storia potrebbe essere riadattata in questo modo: un aitante Capitano, che ama travestirsi con le divise delle più svariate forze militari (dai bersaglieri ai marines), adorato alla follia dalla sua ciurma, composta solo da marinai bianchi e settentrionali, tenta la scalata nelle gerarchie militari sognando di diventare, con un colpo di mano, un ammiraglio con pieni poteri sui mari. Vittima di un ammutinamento guidato dal suo luogotenente, un Conte che sembrava così un bravo ragazzo, viene però degradato a mozzo e scaricato su un’isola deserta con tre barili di rum e i suoi fedelissimi trenta pappagalli, che continuano a ripetere «Sei forte, capo. Sei il migliore». Disperato, si dà all’alcool e, preda di visioni mistiche, abbracciato ad una palma da cocco, si immagina al comando di una flotta, mentre si vendica dei suoi nemici, travestito da badante africana.

Una terza trasposizione potrebbe parlare di un giovanotto ambizioso che, dopo essere diventato premier, viene travolto da un complotto di decine di milioni di elettori che gli votano contro in un referendum indetto per stabilire se fosse più o meno bello di George Clooney. Dopo anni di attesa, passati a mangiare popcorn in cinema di seconda visione della provincia toscana, ritorna sulla scena politica travestendosi prima da nemico dei suoi nemici e poi, all’improvviso, da amico dei suoi nemici, spiazzando i suoi amici, dei quali diventa nemico, per cui amico. La vendetta, architettata insieme all’immagine riflessa dal suo specchio, prevede l’incasinamento del cervello dei suoi amici e dei suoi nemici, che ci cascano tutti, ed eleggono premier un Conte che, secondo i principali quotidiani politici, è sì suo amico, ma proprio per questo lo odia. Alla fine, si scoprirà che, sotto le mentite spoglie del Conte, si nasconde nientedimeno che lo stesso giovanotto ambizioso, con la maschera di suo cugino Calcedonio.

La storia di Dumas, però, potrebbe anche aderire a quella di un ragazzino rivoluzionario che, dopo aver preso il potere in nome del cambiamento, mette in pratica l’obiettivo cambiando idea ogni giorno: passa da un governo con la destra a uno con la sinistra come se niente fosse, imprigionato da milioni di cittadini che vogliono assolutamente che lui stia al governo, come vicepremier, come ministro del Lavoro o degli Esteri, foss’anche come centralinista di Palazzo Chigi. Lui prova in tutti i modi a sottrarsi a questa prigione dorata: colleziona gaffe, si mostra incapace e inetto, licenzia anche la stiratrice che gli preparava ogni mattina giacche perfette, e lo fa apposta sperando che i cittadini lo liberino da quel giogo, o che almeno il Conte che guida il governo gli dia il benservito. Ma questo, purtroppo, non avviene, allora lui si vendica dei cittadini facendosi eleggere per oltre 40 anni in Parlamento.

E ancora: pensiamo alla storia di un neoeletto segretario del più grande partito della sinistra che nessuno ascolta: lui vuole le elezioni, e i suoi gli fanno un governo, lui si convince a fare il governo, e i suoi se ne vanno dal partito, poi lui cerca di trattenerli e loro pensano di restare. Allora lui, per anticipare i suoi nemici, se ne va dal partito prima degli altri, ma nessuno se ne accorge, tanto prima non comandava niente. Quindi torna a fare il segretario, mentre nel partito ognuno fa quel cacchio che vuole, c’è gente che entra e poi esce anche due volte in 24 ore. Nel pieno del viavai progetta di vendicarsi: decide di ammazzare il partito e poi di andarsene in una spa sulle Dolomiti. Ma trova il partito già morto, cerca il colpevole inutilmente: con tutto quel traffico nessuno ha visto e sentito niente. Una folla lo circonda: tutti, ma proprio tutti, gli chiedono di tornare a fare il segretario, lui accetta di buon grado per salvaguardare l’unità del partito e tiene un comizio applauditissimo di due ore e trequarti, al termine del quale gli votano la sfiducia.

Infine, Dumas avrebbe potuto anche scrivere la storia di sessanta milioni di cittadini che, dopo aver sognato un governo all’altezza della situazione, fatto di uomini migliori dei semplici elettori, si trovano imprigionati per decenni in un gioco nel quale è possibile scegliere solo persone che gli stanno sulle scatole. Gli inventori del gioco, gli stessi del cubo di Rubik, sostengono che esiste la possibilità, tra le infinite combinazioni, che dalle elezioni possa davvero uscire un governo degno, anche se nessuno è mai stato capace di trovare la soluzione. Allora sperimentano di tutto: votano prima a destra, poi a sinistra, poi ritornano al centro, al centrodestra, al centrosinistra, sopra, sotto, di lato, avanti e dietro. Ma non cambia proprio niente, allora decidono di vendicarsi e, sotto le mentite spoglie di “popolo”, votano tutti a capocchia, chiudendo gli occhi e mettendo una ics dove capita, portando al governo un partito di cittadini che vuole aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Il tentativo, però, non riesce: i neofiti scoprono che non esiste un apriscatole così grande da poter scoperchiare Montecitorio, loro credevano di sì, giurano, ma invece no, non esiste. Quindi, sostengono sia necessario dare stabilità al Paese, fare le riforme, anche quella elettorale, così i cittadini potranno scegliere finalmente chi vogliono mandare in Parlamento. E per farlo è necessario dare il potere ad un uomo nobile, un Conte, che come quello di Montecristo si vendicherà di tutti i suoi nemici: di quelli che non volevano che lui governasse, ma anche di quelli che lo volevano, compresi tutti gli elettori italiani, che così la smetteranno di lamentarsi e di fare esperimenti. E, grazie a sotterfugi e travestimenti, il Conte, sotto le mentite spoglie di se stesso, riuscirà a portare a termine il suo obiettivo in maniera cinica e spietata, come sarebbe piaciuto a Dumas.

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Autore

Antonio Vastarelli

DIRETTORE RESPONSABILE____ Collaboratore del quotidiano Il Mattino (del quale è stato redattore) per le pagine di economia e politica. Cura l’ufficio stampa di alcune imprese e associazioni. È stato collaboratore del Sole 24 Ore, capo servizio di politica ed economia del quotidiano Napolipiù e direttore o collaboratore di numerosi periodici locali e nazionali.

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