Tagli all’editoria a furor di social, il governo cancella il pluralismo per punire i giornalisti

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«Tagliare i fondi pubblici alla piccola editoria significa colpire non solo i giornalisti e la libera informazione, ma anche impoverire i territori». L’allarme lo ha lanciato a Sorrento Nino Baseotto, segretario nazionale della Cgil, durante il Congresso regionale del Slc, i lavoratori della comunicazione. Tagli alla piccola editoria decisi dal governo che, nell’arco di tre anni con un piano di interventi progressivi, ha deliberato di azzerare il fondo nazionale per il pluralismo.
E qui va chiarito subito un punto. Il fondo fu definito anni fa per il “Pluralismo” proprio perché non si tratta di un regalo dello Stato ai giornali ma, piuttosto, di un sostegno a tutta la piccola informazione, quelle testate prevalentemente a carattere locale e regionale che sono l’unica garanzia di una effettiva e reale informazione sui territori. Bene ha fatto, dunque, il segretario Baseotto a evidenziare il duplice danno causato dall’attuale governo. Da un lato l’attacco all’informazione locale, l’unica ad assicurare un’informazione capillare in Italia, dall’altro l’impoverimento dei territori che in ampie aree del paese resteranno senza voce perché nessuno potrà ascoltarli. Pluralismo significa, infatti, non solo dare voce alle diverse opinioni ma anche garantire che la libera stampa possa arrivare dappertutto per informare e ascoltare i territori.
Un tema che è arrivato a Palazzo Chigi sul tavolo degli Stati generali dell’informazione, convocati dal governo qualche settimana dopo aver deciso i tagli. E proprio dal tavolo è emerso un dato importante: in materia di sostegno pubblico all’editoria, l’Italia è tra gli ultimi paesi in Europa. Non è, insomma, come si cerca di far credere anche attraverso tanta irresponsabile propaganda sui social, un paese che regala denaro a fondo perduto alla piccola editoria. Al contrario, l’Italia è un paese che contribuisce meno di altri alla crescita dell’informazione e ora anche questo piccolo sostegno è stato abolito.
Una “punizione” accompagnata da una martellante campagna sui social contro l’informazione. Ma il punto è proprio questo. Premesso che l’Italia è tra le ultime in Europa, il sostegno ha una finalità precisa: il pluralismo. Ed è questo elemento sostanziale che si vuole cancellare indifferenti alle migliaia di posti di lavoro messi a rischio tra giornalisti, poligrafici e indotto. Una battaglia che i giornalisti e la società civile devono portare avanti in ogni sede, dalle strutture di categoria impegnate al tavolo governativo fino alle assemblee locali. Una battaglia che deve vedere tutti assieme, giornali nazionali e informazione locale.

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Presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Campania

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