Responsabilità individuale e collettiva, il ruolo di famiglie e scuola nel creare legami sociali

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Nella attuale fase storica, particolarmente instabile e tormentata, e nelle nostre società, si pone spesso il problema dell’esistenza di uomini e donne indifferenti ai grandi problemi sociali e di giovani generazioni prive di senso di responsabilità verso gli altri. Spesso le conseguenze di tutto ciò vengono attribuite a carenze educative in ambito familiare, al negativo influsso dei media che ha ormai invaso l’essere umano, oppure a caratteristiche innate legate all’etnia di appartenenza, senza però approfondire le cause storiche ed i recenti fattori scatenanti che le hanno attraversate.
Per quanto riguarda l’Italia, nelle situazioni di degrado sociale, e di corruzione diffusa ormai in tutti gli strati, molte persone cadono nella trappola del “tanto lo fanno tutti”, oppure del “sono rimasto solo io a cercare di rispettare certi principi o il minimo di buon senso” e iniziano a non rispettare più alcuna limitazione imposta da una convivenza “civile”, dominata dalla sola ricerca della soddisfazione dei propri desideri, a qualunque costo. Attualmente, il progressivo incremento di esempi di corruzione e mancanza di un adeguato“senso dello Stato” ha fatto sì che intere fasce sociali si ritrovassero presto in una sorta di situazione da “legge della giungla”, accompagnata dalla sensazione di poter sfuggire a qualunque riprovazione sociale. Alla luce di tutto questo, appare evidente che il richiamo a sia pur minimi criteri di rispetto dell’altro e di alcune norme di convivenza sociale, stenta sempre più ad emergere, e il concetto di responsabilità, purtroppo, non sfiora affatto la mente di molte persone.
Il concetto di responsabilità fa la sua comparsa verso la fine del XVIII secolo, e avrà una più chiara connotazione a partire dalla rivoluzione francese in poi. Da sempre ha dimostrato di essere strettamente connesso alle correnti teoriche e culturali dei singoli periodi storici di riferimento: in Occidente, ad esempio, con il termine responsabilità ci si è per lungo tempo riferiti ad una funzione regolatrice dei rapporti sociali, in Oriente e in realtà teocratiche, invece, questo termine indicava, non tanto un fattore regolatore positivo, quanto uno strumento capace di elevare l’essere umano ad un più stretto rapporto con l’assoluto, con la trascendenza e quindi con la religione. Dopo aver mostrato una breve panoramica dell’ambientazione storico-culturale del concetto di responsabilità passiamo ad analizzare come la disciplina psicologica abbia cercato sempre più concretamente di avvicinarsi a questa tematica. La responsabilità psicologica intesa come diretta funzione regolativa è giunta ben presto ad assumere un ruolo tanto importante quanto quella etico-morale, sociale e giuridica, nonostante per compiere tale passo si siano dovuti in certi casi registrare proprio all’interno dello stesso paradigma psicologico pesanti differenziazioni teoriche ed ideologiche.
Un interessante contributo all’indagine psicologica del concetto di responsabilità è stato avanzato dalla corrente psicoanalitica, la quale, nonostante abbia più volte nel tempo dimostrato di non riuscire a mantenere un orientamento lineare e costante su tale questione, ha proposto una valida parafrasi di tale termine, inquadrandolo come importante dimensione e diretta funzione dell’Io. La responsabilità sarebbe, secondo tale prospettiva, uno spazio psichico funzionale orientato alla mediazione ed all’elaborazione dei conflitti interni ed esterni all’individuo. L’approccio proposto risulterebbe, dunque, di tipo qualitativo, riconducendo il problema ad un originale sguardo alla responsabilità come ad una diretta caratteristica del legame tra l’Io e l’azione. La psicologia cognitiva, invece, ha dimostrato di non interessarsi direttamente ad una comprensione etimologica del concetto di responsabilità, ponendo piuttosto il proprio interesse all’indagine dei meccanismi preposti alla formazione ed all’organizzazione del pensiero, del giudizio morale e dei ragionamenti coinvolti nei suddetti processi. In maniera particolare sarebbero state indagate le fasi evolutive delle capacità cognitive nelle specifiche fasi dell’età evolutiva, percependo il processo di responsabilizzazione come un meccanismo di acquisizione del pensiero morale, etico e civile, reso possibile mediante un’interiorizzazione delle regole provenienti dal contesto culturale di appartenenza.
Ogni individuo, nel corso della propria esistenza, attraversa e raggiunge vari livelli di responsabilità, che potrebbero risultare più chiari qualora venissero disposti secondo un ordine crescente.
Se immaginiamo una persona che vive isolata e rinuncia a mezzi di comunicazione, che vive di espedienti e ritiene di non appartenere a nessuna comunità, è presumibile che questa non percepisca nemmeno vagamente il concetto di responsabilità, a differenza di una persona sufficientemente integrata nella società attuale, che ha o cerca un lavoro. Appena un soggetto intraprende un’attività, infatti, nascono i primi embrioni di responsabilità, verso le scadenze di lavoro, verso i colleghi con i quali si collabora, e verso i destinatari della propria attività.
Con il progredire dell’età e delle esperienze mutano i desideri, si intravede la possibilità di creare una famiglia, oppure esistono gli oneri verso genitori, fratelli minori, amici in difficoltà, ecc. Se si decide che questi compiti devono essere compiuti in rispetto della tradizione, della cultura, del senso della famiglia, cominciamo a sentire delle vere responsabilità, mentre alcune scelte, tra cui quella di convivere con un partner, sposarsi e fare un figlio, possono addirittura essere evitate o ritardate, proprio per evitare eccessive responsabilità.
In modo abbastanza implicito il senso di responsabilità personale può emergere in relazione a compiti o situazioni particolari, ma può anche dar luogo a fughe e abbandoni, accompagnati spesso da forti sensi di colpa.
Successivamente a partire da un livello più evoluto di acquisizione di responsabilità, si può cominciare a parlare di una responsabilità non più individuale, ma attenta alle situazioni sociali della popolazione o del territorio di appartenenza.
Quindi, una responsabilità attiva nasce da una serie di decisioni che portano a scelte di interesse non solo personale ma collettivo, una responsabilità delineata da una forte carica sociale si distingue per delle motivazioni e degli obiettivi che riguardano l’intera collettività di appartenenza e la società in cui si vive.
Ma proviamo adesso a riflettere su quali potrebbero essere gli ostacoli che impediscono l’assunzione di responsabilità verso gli altri, verso il mondo e le generazioni future.
Negli ultimi anni, infatti, si sono moltiplicate le analisi socio-antropologiche e politiche che sottolineano la scarsa o inesistente propensione ad assumersi responsabilità di importanza sociale, sia pure limitate al raggio di azione di singoli individui. Dagli studi condotti in tale ambito emergono alcuni fattori che potrebbero essere all’origine di comportamenti deresponsabilizzanti; tali fattori sono i condizionamenti e/o pregiudizi, la violenza e la subordinazione, l’accettazione acritica, la passività ed infine la scarsa percezione di potere personale.
Dalla riflessione su questi fattori si può pervenire a individuare dei criteri e dei metodi relazionali capaci di stimolare e sostenere le persone comunque coinvolte in processi evolutivi capaci di superare la soglia della assunzione personale di responsabilità nei confronti della vita sociale e delle esperienze di carattere collettivo.
Dunque, dai molteplici contributi sopra presentati risulta evidente come, nel corso degli anni, il concetto di responsabilità si sia sviluppato e forse anche complicato maggiormente. La questione della responsabilità risulta, quindi, connessa a molteplici fattori, a competenze specifiche dell’Io, che riguardano la capacità di autonomia, espressa dalla possibilità di elaborare attivamente le proprie scelte, rispetto ad una complessa e multivariata realtà circostante che richiede anche la necessità di aderire alle regole stabilite dai contesti di appartenenza.
In base a quanto descritto è auspicabile che si possano moltiplicare le occasioni di confronto ed elaborazione del senso di responsabilità sia in ambito familiare che scolastico per favorire processi di partecipazione attiva e di costruzione di nessi e legami sociali a protezione della collettività.

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Autore

Antonietta Ferro

Psicologa Clinica e di Comunità, tirocinante ASL Napoli1 Centro

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