Marx filosofo, de Giovanni estrae un fiore da un tronco vecchio

0

Marx filosofo (Editoriale Scientifica, pagg. 136, 12 euro) è il fiore che Biagio de Giovanni estrae da un tronco vecchio: pochissimi altri sanno farlo. Vecchio Marx, che l’anno scorso ha spento duecento candeline? Vecchio l’analista di un capitalismo che, seppure immateriale e da declinare possibilmente al plurale, è sempre una straordinaria macchina di sfruttamento invadente paesi e coscienze: oggi molto più di ieri, secondo il comune intendere?
de Giovanni mi piace molto per questo: dov’è la communis opinio, lui non ci sta. Che c’è di meglio, quando le (sue) candeline da spegnere saranno tra poco ottantotto, di un franco dissenso rispetto alla vulgata del Marx soprattutto scienziato sociale, diagnosta della globalizzazione, con quanto ne segue in termini di attualizzazione e consimili amenità? Il posto di Marx, spiega de Giovanni, è nello scaffale, nel primo scaffale, dei classici: che pur non avendo finito mai di dire quanto hanno da dire, sono distanti e vanno trattati come tali, solo così riuscendo ad agire sul presente. Il corroborante esercizio di storicismo che leggerete, giusta la migliore tradizione napoletana, significa liberare Marx «dall’esaurimento di una storia politica. E soprattutto dalla consapevolezza che le sue previsioni non si sono avverate.» Sta parlando il de Giovanni figlio esemplare del Novecento: comunista un tempo, eccome, ma attentissimo sempre alle dure repliche della Storia. Sta parlando, come parlerebbe con chi ha il privilegio di essere suo interlocutore; in modo intensissimo e familiare, profondo e mai sussiegoso, fermissimo nel difendere quanto nell’attuale congiuntura ideologica gli sta più a cuore: il carattere necessariamente aporetico, vulgo necessariamente contraddittorio, dell’esercizio filosofico.
Eccolo, perciò, il Marx di Biagio, autore che egli conosce a menadito: «il pensatore che ha aperto per primo una strada nuova nel rapporto tra filosofia e mondo, che ha provato a uscire dal corpo massiccio della grande Metafisica europea, misurandosi in modo nuovo con Hegel, il suo vero Maestro. Ineludibile il rapporto con lui, senza approfondirlo nemmeno si entra nel complicato sistema critico di Marx: a confronto sono due vie d’uscita dal pensiero metafisico, con effetti diversi sulla storia e persino sul destino della civiltà europea.»
Dal serrato confronto, trattasi di opinione profondamente incolta e personale, Hegel esce vincitore, ai punti. Un Hegel vincitore contro un rognosissimo rivale: allenato da un preparatore di prim’ordine che, secondo me, risponde al nome di Giovanni Gentile. Chiuso il libro, resta una domanda: quale sarà il nuovo fiore di de Giovanni, su quale tronco vecchio lavorerà? Un sospetto, anzi un auspicio: Vico? Un Vico potentemente umano, a metà strada tra Hegel e Marx: umano, quindi (anche) potentemente antimetafisico?

Share

Autore

Avatar

I commenti sono chiusi.