Il calvario dei cassintegrati, come si sopravvive con 600 euro al mese

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Un lavoratore o una lavoratrice un giorno si sveglia, entra nel suo luogo di lavoro e viene travolto/a da uno tsunami: l’azienda ha chiuso o sta per chiudere, ed inizia il calvario.
Si sciopera, si manifesta il proprio dissenso, si scuotono coscienze, si bloccano città per riuscire a portare a tavola la sopravvivenza per sé  e per la propria famiglia, fino a quando poi si arriva alla Cassa Integrazione. Sia chiaro che il popolo dei cassintegrati, ormai allargatosi a dismisura in Italia, non è contro tale forma di sostegno al reddito: ovvio che è meglio del nulla, ti fa respirare. Certo, non respiri in maniera naturale, sei sempre in semicoma, al punto che non sai mai se riesci ad alzarti. Diciamo che il cassaintegrato a cui viene erogata tale sovvenzione è in attesa di sapere e di conoscere la propria sorte: se riuscirà a vivere o dovrà trovare un modo, semmai lo troverà, di resuscitare dalle ceneri. E sono pochi i fortunati che riescono a trovare una via d’uscita accettabile.
Voglio entrare nello specifico, parlando di me stessa: sono entrata nel tunnel della cassaintegrazione da circa 10 mesi, un’esperienza che politicamente dovrebbe avere un fine logico e un risultato garantito di rientro al lavoro, quale diritto sancito per Costituzione in teoria, in pratica diventa come un girone dell’Inferno. Un girone nel quale si perde il 40% netto del salario ogni mese, oltre a tutto il resto. Per essere più specifici, o meglio più pratici, chi prendeva 1.000 euro al mese, con la Cig ne prende all’incirca 600. Certo, meglio che niente. Però, vai a pagare un fitto, un mutuo, bollette varie. Certo, meglio che niente. Ma invece è quasi niente, se si pensa che, già di per sé, i salari sono bassissimi: con i 1.000 euro al mese, infatti, non ti costruisci un progetto di vita, sei solo certamente un cliente delle finanziarie che ti permettono di comprare tutto a rate, facendoti diventare debitore a vita. Certo, meglio che niente. Figuriamoci, partendo da queste basi, come possa sopravvivere il Popolo dei cassintegrati.
Questo ammortizzatore sociale, per chi ne beneficia, è certamente una ciambella di salvataggio momentanea, ma è necessario che la politica, che è distante da tutto il mondo del lavoro, garantisca con leggi e percorsi adeguati il rientro al lavoro dei cassintegrati con salari equi, altrimenti la cassa integrazione, alla lunga, servirà  solo a mascherare il fallimento della politica stessa e dello Stato.

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Rsu Comdata

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