Teatri pubblici napoletani presidi di frontiera. Dalla gloria del dopoguerra al declino che non si arresta

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Il patrimonio artistico e culturale di Napoli è unico, poche altre città al mondo possono vantare una tale ricchezza, molta della quale a cielo aperto. Ogni anfratto della città vecchia nasconde un tesoro e tali possono essere considerati il teatro San Ferdinando e il Teatro Trianon, luoghi nati come presidio di cultura e legalità, proprio perché situati in zone ad altissimo rischio di criminalità come Piazza Eduardo De Filippo, a pochi passi dal quartiere Sanità, e Piazza Calenda, nel pieno di Forcella, quartieri questi ad alto abbandono scolastico, dove i ragazzini spesso trascorrono le loro giornate vagando per i vicoli, diventando un facile obiettivo per la camorra che usa quei luoghi come veri e propri uffici di collocamento a cielo aperto. Uno dei modi per contrastare tutto ciò è attrarre i ragazzi con altro, coinvolgendoli in attività culturali per strapparli alla strada e permettere loro di accedere a luoghi sani che forniscano alternative. Tutto ciò dovrebbe far capire l’importanza che questi teatri hanno e l’impiego che se ne dovrebbe fare, ma, nonostante ci siano stati momenti di “splendore”, oggi tutto resta un lontano ricordo, e questi teatri sono lasciati in condizioni di sopravvivenza con programmi artistici che non lasciano alcuno spazio ad attività extra che dovrebbero essere il motore dei teatri pubblici a larghissima partecipazione regionale e metropolitana.
Il Teatro Trianon è sicuramente quello che ha attraversato più vicissitudini negli anni recenti: dopo essere stato teatro musicale, negli anni ’40 del secolo scorso è diventato una sala cinematografica, per poi diventare un teatro pubblico, dedicato a Raffaele Viviani. Negli anni si sono avvicendati diversi presidenti, ma non tutti sono stati in grado di valorizzarlo, rendendo difficile la gestione. Finito all’asta per ben 2 volte, a causa degli ingenti debiti accumulati, ha rischiato di essere trasformato in un supermercato o sala bingo, nonostante la presenza, al suo interno, della Torre della Sirena, unica torre in levare presente in Campania, risalente al periodo greco del IV / III sec. a.C, che si trova adiacente alla platea del teatro e che avrebbe, in teoria, dovuto rendere il teatro un bene architettonico inviolabile.
Inaugurato strutturalmente l’8 novembre del 1911, e artisticamente nel gennaio successivo con lo spettacolo inaugurale che vede calcare il palcoscenico Vincenzo Scarpetta nel ruolo di don Felice Sciosciammocca nella classica commedia “Miseria e nobiltà” del padre Eduardo Scarpetta, lo storico teatro, nel corso della sua storia, ha visto calcare le sue scene, come protagonisti indiscussi, gli Scarpetta, i De Filippo, i Taranto, Totò, insieme ad altri autorevoli nomi dello spettacolo napoletano, che ne hanno decretato la grandezza ed il valore indiscusso per il territorio napoletano.
Dopo un periodo di ristrutturazione, durato due anni, nel 2016 questo storico teatro è stato riaperto sotto la direzione artistica di Nino D’Angelo, che aveva già diretto il teatro dal 2006 al 2010, portandolo a oltre 4.000 abbonati, e la presidenza di Giovanni Pinto.
Non molto distante dal Teatro Trianon si trova l’altro teatro pubblico campano, il Teatro San Ferdinando, a cui si giunge attraversando Via Foria, la lunga ed antica strada borbonica, sede di sontuosi palazzi dell’aristocrazia napoletana. Costruito nel 1791, nella zona di Ponte Nuovo, ha una storia lunga e travagliata che lo ha visto trasformarsi, negli anni ’30, dopo varie vicissitudini, da teatro con una gestione deficitaria nel “Cinema Teatro Principe”. Il San Ferdinando oggi è conosciuto come il teatro di Eduardo De Filippo, perché fu lui, indebitandosi fino al collo, a restituirlo alla città nell’immediato dopoguerra, dopo che un bombardamento, il 3 settembre del 1943, lo aveva raso al suolo, rendendolo, poi, il tempio della drammaturgia napoletana. Chiuso negli anni ’80 e rimasto per lungo tempo magazzino di memorie e ricordi teatrali oltre che sede di parte dell’archivio storico di Eduardo De Filippo, nel 1966 fu donato da Luca De Filippo al Comune di Napoli perché venisse restaurato e riconsegnato al pubblico napoletano.
Dal 2007 il San Ferdinando, insieme al Mercadante, è gestito dal Teatro Stabile di Napoli, che potrebbe sicuramente valorizzare maggiormente quello spazio, restituendogli l’iniziale mission che, solo di tanto in tanto, torna a vivere, come quando, durante il mese di marzo, è stato riaperto al pubblico per una mostra temporanea che ha consentito, però, anche la visita ai tanti cimeli teatrali che contiene in forma permanente. Ciò che preoccupa maggiormente è l’assoluta mancanza di controllo della zona che ha portato in un mese a ben quattro raid di vandali che hanno distrutto, a più riprese, gli arredi immediatamente esterni al teatro, ma non solo, diversi sono stati i tentativi di accedere ai locali del teatro anche con rappresentazioni in corso, quasi in una lotta tra bene e male che, se fosse relegata alle tavole del palcoscenico, sarebbe più opportuno.
Il San Ferdinando merita maggiore attenzione, merita che il Comune di Napoli, a cui è stata affidata la creatura di Eduardo, se ne faccia carico e se ne prenda cura, dotando la zona di videosorveglianza, cosa che farebbe bene alla gran parte della città, come deterrente per futuri atti vandalici.
A Napoli esistono tantissime altre realtà culturali, non pubbliche, che lottano quotidianamente per la sopravvivenza e che forniscono un vero e proprio servizio alla città, proprio perché situate in quelle zone che, definite a rischio, cercano quotidianamente di risollevarsi da situazioni economiche che le fanno vivere in condizioni precarie e che, nonostante questo, continuano a lottare per restare aperti e continuare a produrre cultura proprio in quegli angoli di città dove ce n’è più bisogno, come il Teatro Totò.

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Autore

Ermenegilda Langella

Sono nata a Torre del Greco dove vivo con mia figlia e il mio compagno. Lavoro in Wind dal 1999. Con molta calma nel 2007 ho conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere con una tesi sperimentale in psicolinguistica. Dal 2009 al 2015, dopo una breve esperienza come Rsu Slc Cgil in azienda, ho lavorato attivamente in Cgil come segretario provinciale e regionale Slc. Dal 2014 sono giornalista pubblicista.

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