Ieri, oggi, domani – Gli studenti del XXI secolo raccontano il lungo Sessantotto

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Tra il 2018 e il 2019 sono state numerose e di alto spessore culturale le iniziative (convegni, conferenze, cicli di lezioni, laboratori di cinema e storia, pubblicazioni) per il cinquantesimo anniversario del ’68, che hanno tentato di cogliere se e in quale misura gli straordinari fatti di quell’anno – che interessarono il Mondo, l’Europa, l’Italia, Napoli – abbiano condizionato la vita delle generazioni successive.
Di particolare spessore il lavoro realizzato da un gruppo di giovani studenti del Liceo Classico “Jacopo Sannazaro” di Napoli protagonisti di una ricerca, conclusasi con la bella pubblicazione Il mondo capovolto. Voci e tracce del ’68 e dintorni attraverso le esperienze del Liceo Classico Sannazaro di Napoli, edita dalle Edizioni Scientifiche Italiane nella collana “La memoria narrata”. Il lavoro ha inteso valorizzare testimonianze orali e fonti documentarie custodite nelle attuali case di quanti furono negli anni Sessanta giovani studenti, che con lungimiranza erano riusciti a sottrarle alla forza distruttrice del tempo o delle madri ansiose di fare ordine, o a quella degli addetti ai traslochi, talvolta collocandole negli scaffali di qualche scantinato o in archivi privati. Alcuni documenti, diligentemente sistemati in faldoni e donati ad istituti di ricerca e biblioteche pubbliche, consistono prevalentemente in raccolte di fogli ciclostilati, come verbali di assemblee, statuti di comitati studenteschi, locandine con slogan e vignette disegnate a mano.
Nell’intento di ricostruire il sentire di quei giovani napoletani del Sessantotto, con particolare attenzione a quelli che all’epoca frequentavano il Liceo Classico «Jacopo Sannazaro», anche privilegiando l’idea di una «storia lunga», il gruppo di lavoro ha voluto ricostruire gli anni immediatamente precedenti il nostro anno cruciale, nonché quelle esperienze successive naturalmente da ricondursi appunto al Sessantotto. I valorosi e generosi studenti (una decina in tutto) appartenenti a classi e anni diversi del Liceo Classico «Jacopo Sannazaro», nonché due tirocinanti bibliotecarie, hanno dedicato parte importante del loro tempo nella ricerca di fonti e testimoni del «sessantotto e dintorni». L’entusiasmo mostrato da questi giovani protagonisti ha evidenziato, semmai ce ne fosse bisogno, che le nuove generazioni, stimolate con giuste prassi e metodologie «affascinanti», volgono con interesse lo sguardo al passato e ci aiutano anche a leggere quegli avvenimenti in modo nuovo e originale. È quanto accaduto lungo il corso di questi mesi e nelle pagine di questa «lunga storia». Gli studenti di oggi con questo lavoro di ricerca hanno riscontrato quanto fossero simili alle «istanze» del loro tempo quelle raccontate dai protagonisti di quei giorni o lette nelle pagine di un vecchio giornale studentesco (si pensi solo al bisogno di una politica più vicina alle nuove generazioni e in grado di esprimersi con un linguaggio diverso).
In questo «lungo percorso» sono state di fondamentale importanza le tracce e le testimonianze intense e coinvolgenti raccolte nelle pagine del «Papé Satàn», periodico cittadino giovanile studentesco, nato nella primavera del 1961 e stampato nella tipografia D’Agostino a vico Trone alla Salute. Nel numero del dicembre dello stesso anno, i suoi redattori lo presentarono come «uno dei primi giornali studenteschi sorti su base interistituto qui a Napoli», il cui intento specifico era quello di ampliare il pubblico dei lettori e degli interlocutori «rendendo possibile l’apertura di un colloquio tra le scuole cittadine». Nell’avviso ai lettori, con orgoglio si affermava che ogni giornale che nasce è un atto di coraggio e di fiducia, soprattutto poi quando esso vien fuori da un ambiente giovanile e studentesco.
Sin dai primi anni Sessanta alcuni studenti del «Sannazaro» attivamente contribuirono alla pubblicazione del periodico giovanile «Papé Satàn», scrivendo negli anni tra il 1962 e il 1968 numerosi articoli di vario argomento. In realtà già qualche anno prima nel 1960 o giù di lì venne pubblicato un altro giornale dal titolo «’e Caldarrost», a cura della Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli con la collaborazione di studenti ed ex studenti del Liceo. Grazie al ritrovamento di una copia del numero unico è stato possibile farsi un’idea degli argomenti trattati e di chi vi scrisse. Oltre a Giorgio Fulco, futuro ordinario di Letteratura italiana alla Facoltà di Lettere dell’Università Federico II, autori degli articoli sono don Raffaele Coseglia, professore di religione proprio del «Sannazaro» ed allora noto a Napoli come organizzatore di un «Corso cristologico» annuale, Enzo (Innocenzo) Sivilia, autore del disegno di pagina 4, e Delj Bolognese, che, nel suo articolo «Figure di Napoli», traccia un breve ma efficace ritratto delle personalità artistiche della città partenopea, partendo da Salvatore Di Giacomo, «interprete efficacissimo dell’autentica anima napoletana». Tratto comune del periodico è senz’altro l’ironia, come si evince anche dal breve trafiletto «Il Sannazaro al cinema», dove alcune situazioni vissute dalla componente studentesca vengono paragonate a titoli di film, e dalla vignetta intitolata «La nostra palestra» e dalla barzelletta «Dramma alla Casa Bianca».
La «diversità» e l’originalità del volume realizzato consistono: a) nell’aver indagato il mondo degli studenti delle scuole superiori degli anni sessanta, sconosciuto ai più perché spesso relegato in secondo piano rispetto alle vicende degli studenti universitari, ampiamente trattate da importanti studiosi di quell’anno straordinario; b) nell’aver privilegiato la ricostruzione del sentire, degli stati d’animo, del modo di essere e di trascorrere il tempo libero dei giovani studenti medi napoletani tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta.
I contributi degli studenti e delle tirocinanti bibliotecarie costituiscono infatti le tessere di un puzzle che restituisce l’immagine di un mondo più complesso di quanto in realtà non apparisse agli stessi protagonisti dell’epoca. A tal proposito, la lettura progressiva delle pagine dà la sensazione di osservare gli eventi come se ci trovassimo dietro ad una macchina fotografica che proceda dalla prospettiva offerta dal grandangolo al dettaglio scandagliato dallo zoom.
Così si passa dalla visione d’insieme di un’America in rivolta (Alessandra Violante), ai movimenti studenteschi europei e italiani (Andrea La Veglia), per giungere a Napoli, dove la protesta assume caratteristiche tutte particolari: “Gli atenei e i licei di Napoli risultano tra i principali focolai della contestazione giovanile. L’inquietudine, che i giovani esprimono in movimenti di protesta dai primi anni ’50 sino alla metà degli anni ’70, ha origini remote, che non sono legate meramente a un influsso del panorama mondiale, ma anche e soprattutto a recondite ragioni legate al territorio stesso.
La speculazione edilizia con il conseguente degrado urbano, anche della collina del Vomero, costituiscono il fulcro della lucida analisi di A. La Veglia, supportata dalle numerose testimonianze degli studenti delle scuole superiori napoletane che denunciarono, nel giornalino scolastico, le cattive condizioni degli edifici che ospitavano le loro scuole.
Le rivendicazioni degli studenti napoletani, comunque, non si limitarono alla realtà locale, poiché si allinearono a quelle dei loro coetanei connazionali: anche a Napoli e provincia fu contestato il “sistema scuola” in tutte le sue sfaccettature. Numerosi sono gli articoli in cui essi discutono apertamente della necessità di rivedere il rapporto tra docenti e studenti e tra docenti e genitori, di aggiornare i programmi scolastici, e, soprattutto, di poter esprimere liberamente le proprie opinioni in spazi e tempi a loro dedicati. Chiedono, come si legge chiaramente nei volantini ciclostilati reperiti durante le ricerche, di poter organizzare assemblee studentesche che abbiano potere decisionale (Della Monica – De Simini).
I giornali scolastici, tuttavia, non costituirono soltanto un mezzo per contestare, ma anche per affermare con forza il diritto ad esistere come “categoria” con interessi propri, distinta dai genitori e, in generale, dalle generazioni che li avevano preceduti. Oltre allo sport, emergono gli interessi culturali da coltivare individualmente, come la lettura, oppure in gruppo, come il cineforum e il teatro, attività organizzate dai comitati studenteschi (Alessandro Vistocco). Il tempo libero non è mai tempo perso, ma occasione per nuove esperienze, per riflettere, per migliorarsi e, perché no, per condividere e divertirsi: è il “popolo in musica” della canzone popolare che diventa canzone di protesta (Gabriele Liccardo), è il popolo dei vacanzieri a prezzi modici, e degli autostoppisti (Della Monica-De Simini), è la generazione che organizza feste private in casa, i balletti, per superare la timidezza e la goffaggine (Taraschi), cercando di valorizzare il proprio aspetto con abiti à la page (Messere). Ma sono anche gli adolescenti che si interrogano sui legami amicali e sentimentali, sui rapporti con i propri genitori (Messere e Taraschi), e, infine, sulla mancanza delle pari opportunità (Messere).
La ricerca confluita nel volume ha inteso essere l’inizio di un percorso di studio e gettare una traccia per il futuro. Sarà senz’altro ancora molto utile lavorare al recupero del maggior numero di opuscoli, volantini, giornali degli anni sessanta del Novecento prodotti dagli studenti medi napoletani per conoscere a pieno quella che fu la nascita, l’evoluzione, le istanze di quanti a gran voce chiedevano «una scuola un po’ più giusta, un po’ più seria», più libera e soprattutto meno classista e più democratica, più vicina insomma a quei principi dettati dai Padri Costituenti nella Carta del 1948.

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