Ditte di pulizia: lavoratori precari e appalti ai limiti della legalità. Dal governo gialloverde il colpo di grazia

0

Nel settore degli appalti e degli appalti di pulizie più in generale in questi ultimi anni c’è stato un arretramento di regole e di diritti che parte dalla mancanza di un contratto collettivo nazionale scaduto e che non si rinnova da più di sei anni, e da una giungla di leggi e regolamentazioni a noi controverse a partire dalle prime fasi di gara. Il lavoro negli appalti è da considerarsi un lavoro molto faticoso, non a caso è riconosciuto come lavoro usurante, che produce patologie molte volte pure invalidanti, e che spesso si svolge in ambienti poco sicuri e non salubri. Un settore per lo più povero che prolifera di lavoratori precari e part/time a vita, molte volte con contratti inferiori a dieci ore settimanali, ai quali non viene restituito minimamente speranza di sopravvivenza e se ne calpestano quotidianamente diritti e dignità. Un netto arretramento di regole, che ha trasformato questo settore in questi anni e ha contribuito alla diffusione di tante forme di illegalità e di corruzione sul nostro territorio e di cui ormai si parla quasi quotidianamente su intere pagine di giornali.

Indisturbate agiscono e operano aziende commissariate in gestione straordinaria per interdittive antimafia o aziende i cui dirigenti sono indagati dalla Procura della Repubblica e continuano a svolgere le loro attività in importanti appalti pubblici. Cosi come aumentano a dismisura nel pubblico e nel privato i subappalti tra aziende che si sostituiscono tra di loro e spariscono a momento debito come scatole cinesi per eludere le maglie del fisco, negano diritti e impongono condizioni forcaiole e riduzioni salariali ad ogni cambio di appalto. Un sistema troppe volte ai limiti della legalità favorito da procedure e leggi nazionali come la spending review, il Codice degli appalti, CONSIP, le gare a minimo ribasso aggiudicate con il mercato elettronico MEPA, che continua a mietere vittime, la riforma dell’articolo 18, il Jobs Act, tutte norme e leggi non propriamente restrittive, che favoriscono aziende strutturate che ormai da troppi anni si inseriscono tra le larghe maglie delle regole e rimangono monopolizzatrici di un vero e proprio sistema di appalti. Troppe volte e a fatica è intervenuta in questi anni l’ANAC presieduta da Raffaele Cantone, il cui ruolo di vigilanza pur utile sembra venir ridimensionato nel nuovo tormentato decreto legge sblocca cantieri voluto dall’attuale governo gialloverde, mentre una nuova e peggiorativa riforma del codice degli appalti è alle porte.

In mezzo, con poche tutele, i nostri lavoratori delle pulizie, “gli invisibili”, quelli a cui per pochi spiccioli di sopravvivenza si addebitano le colpe di blatte, formiche e di ambienti pochi salubri, lavoratori ostaggio di rinunce e di ricatti anche da parte di chi in un sistema di poche regole dovrebbe tutelarli: troppe, tante le sigle sindacali autonome di settore insieme a contratti pirata riconosciuti dal Ministero presenti sul nostro territorio che ingannano e disorientano i lavoratori.

La Filcams Cgil Campania in questo complesso scenario c’è e resterà riferimento sul territorio e prima linea di difesa a fianco di questi lavoratori, perché il lavoro delle pulizie non può rimanere un lavoro povero e precario, è un lavoro che merita più attenzione e rispetto da parte di tutti.

Share

Autore

Avatar

Segretario Filcams Cgil Campania

I commenti sono chiusi.