Le nuove dipendenze da non sostanze: l’internet addiction disorder

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Affrontare il tema delle dipendenze in una società così complessa come quella in cui viviamo è molto difficile. La difficoltà maggiore deriva soprattutto dal fatto che le dipendenze patologiche non possono essere considerate solo relativamente al consumo di droghe, o altre sostanze, ma raggruppano tutta una serie di comportamenti sociali e psicopatologici molto più ampi, che tuttavia condividono caratteristiche molto simili tra loro.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il concetto di dipendenza patologica come “quella condizione psichica e talvolta anche fisica, derivata dall’interazione fra un soggetto e una sostanza tossica, caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni che comportano sempre un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psicologici e talvolta di evitare il malessere che ne deriva dalla sua privazione”.
Le nuove dipendenze, o dipendenze patologiche senza sostanza, si riferiscono ad una vasta gamma di comportamenti anomali tra cui: il gioco d’azzardo, la dipendenza da TV, da internet, lo shopping compulsivo, le dipendenze dal sesso e dalle relazioni affettive patologiche, le dipendenze dal lavoro e da alcune devianze comportamentali come ad esempio la dipendenza dallo sport.
Tra le new addiction o nuove dipendenze appena elencate, il disturbo da abuso della rete telematica, l’Internet Addiction Disorder (IAD) ha suscitato un grande interesse da parte della comunità scientifica. Infatti, dal 1999 ad oggi, è stato rilevato un incremento esponenziale degli utenti tale che oggi circa il 40% della popolazione mondiale possiede una connessione ad Internet.
L’attuale progresso tecnologico e la stupefacente velocità con la quale Internet, telecomunicazioni, computer e smartphone, hanno conquistato quasi tutti gli spazi fisici e relazionali, è da considerarsi un processo fondamentale che ha segnato l’evoluzione della cultura umana, portando con sé enormi cambiamenti ma anche rischi e nuovi timori.
L’Internet Addiction Disorder, come categoria diagnostica, risale al 1995 (I. Goldberg) e consiste in “…un errato uso di internet che provoca danno o sofferenza clinicamente significativi, manifestati da tolleranza e astinenza comparsi in uno stesso periodo nell’arco di 12 mesi.”
In realtà l’IAD divenne un fenomeno noto quando Kimberly Young, una delle prime autrici che si interessò a questo fenomeno, lo definì nel 1996 “…un disturbo nel controllo degli impulsi non dovuto ad una sostanza intossicante, che provoca conseguenze significative nei principali ambiti della vita quotidiana.”
I problemi che derivano da tale forma di abuso-dipendenza sono di varia natura e possono manifestarsi:
– nell’ambito relazionale e familiare: aumentando progressivamente le ore di collegamento, diminuisce il tempo disponibile da dedicare alle persone significative ed alla famiglia;
– nell’ambito lavorativo e scolastico: l’eccessivo coinvolgimento nelle attività di rete distoglie l’attenzione dal lavoro e dalla scuola;
– nell’ambito della salute: la dipendenza da Internet provoca numerosi problemi fisici che possono insorgere stando a lungo seduti davanti al computer (mal di schiena, stanchezza agli occhi, mal di testa, disturbi del sonno, irregolarità dei pasti, scarsa cura del corpo, ecc.).
– dal punto di vista finanziario: le difficoltà si presentano soprattutto nei casi in cui il soggetto partecipa compulsivamente ad aste, commercio on-line e gioco d’azzardo virtuale.

La dipendenza da Internet avendo come oggetto un comportamento o attività lecita, ossia socialmente accettata, non desta particolare allarme in chi la pratica e rende difficile attivare il riconoscimento del confine tra la normalità e la patologia. In particolare le attività on-line che spesso vengono trattate e considerate in termini di dipendenza patologica sono:
– il gioco d’azzardo on-line compulsivo (compulsive online gambling). Accedere da casa, infatti, a casinò virtuali oppure a siti per scommesse facilita lo sviluppo di questa compulsione pericolosa per la vita relazionale ed economica dei soggetti sempre più giovani;
– la dipendenza da cyber-sesso (cyber sexsual addiction), in cui cyber sex può comprendere sia il materiale vietato ai minori di 18 anni, reperibile in rete, sia la relazione erotica fra due utenti, mediante e-mail o servizi di chat senza che ci sia un coinvolgimento affettivo;
– la dipendenza da cyber-relazioni (cyber relationship addiction), che comporta lo stringere legami di amicizia e affettivi attraverso e-mail, chat o newsgroup, a discapito dei rapporti familiari e sociali. Attraverso questi strumenti si sviluppa, con un minimo di investimento, l’illusione di un sostegno e interessamento dell’altro che per una autentica amicizia richiederebbe certamente più risorse nonché la disponibilità a rischiare.
– ed, infine, la dipendenza da eccessive informazioni (Information Overload Addiction), caratterizzata dalla estenuante ricerca di notizie da parte dell’utente per gran parte del tempo in cui resta collegato, passando da un sito all’altro, svolgendo indagini interminabili su materiali dislocati in diverse banche dati.
Osserviamo, pertanto, quanto sia varia la tipologia del fruitore di Internet, e quanto siano numerose le motivazioni che spingono i soggetti a ricorrere alla realtà virtuale immergendosi in essa. Alcuni ricorrono alla rete per ricercare nuove ed eccitanti identità spinti dall’esaltante prospettiva concessa dall’anonimato; altri per ridurre semplicemente la tensione e lo stress della vita quotidiana; altri con lo scopo di intraprendere nuove amicizie perché ritengono, spesso erroneamente, che la rete sia un luogo sicuro e protetto.
La rete sembra, in alcuni casi, un’alternativa alla realtà circostante ed è interessante porre in evidenza che un uso eccessivo di Internet e quindi l’IAD comporta una serie di quadri sintomatologici osservabili sia a livello della quantità di tempo trascorso in rete che raggiunge, in alcuni casi, circa le 60-70 ore settimanali, sia manifestazioni di sintomi, quali ansia e irrequietezza, insonnia e nervosismo, associati a problemi sociali, scolastici e lavorativi.
Molto spesso le persone catturate dalla rete, possono avere un preesistente disagio psicologico che favorisce e sollecita un uso patologico di internet attraverso l’illusione di essere in grado di rapportarsi agevolmente con aspetti problematici della propria personalità piuttosto che affrontarli gradualmente nella realtà della vita quotidiana. Si può ipotizzare che attraverso questi surrogati affettivi on-line gli individui cercano di soddisfare un bisogno di comunicazione interpersonale senza che ci sia un vero coinvolgimento e mantenendo una posizione di sicurezza alimentata dalla tecnologia che permette loro di assumere qualsiasi identità.
Dunque un uso smodato della rete potrebbe facilmente riversarsi in una dipendenza patologica. Gli utenti più esposti a tale rischio sono adolescenti e adulti in un’età compresa tra i 15 e 40 anni, che presentano difficoltà nell’instaurare relazioni di fiducia e confidenza, oltre che difficoltà nelle relazionali interpersonali e tendenza all’isolamento sociale.
Tuttavia, ogni essere umano che utilizza la rete può sperimentare fenomeni anomali, quale quello della Distorsione Temporale ossia una percezione distorta del tempo che tende a dilatarsi e a sfuggire al controllo. Ciò accade, ad esempio, quando ci ritroviamo collegati per un periodo di tempo di molto superiore a quello previsto, in una sorta di sospensione che tende a totalizzare, assorbendola, la nostra attenzione.
Possiamo individuare, da quanto detto, che il rifugiarsi nella rete può rappresentare per alcuni un comportamento di evitamento, grazie al quale il soggetto si nasconde nel tentativo di affrontare le proprie problematiche. Questo tentativo però determina una tale perdita di controllo sul tempo e sulla qualità di esso da amplificare le problematiche e soprattutto l’isolamento. Infatti, di solito, aumenta progressivamente il numero di ore trascorse in navigazione fino ad arrivare all’impossibilità di sospendere o ridurne l’utilizzo.
Dalla esperienza degli ultimi anni, in ambito clinico sono state individuate delle possibili strategie di prevenzione e di intervento atte a fronteggiare, appunto, l’evoluzione psicopatologica relativa a tale attività perché la socializzazione reale non deve e non può mai essere sostituita completamente con quella virtuale. Dunque, è opportuno tenere presente che:
– occorre limitare la quantità di tempo trascorso quotidianamente on-line (non più di una o due ore), possibilmente evitando di instaurare una pratica quotidiana che deve essere ossessivamente rispettata;
– è importante integrare le attività on-line con attività simili nella realtà (relazioni sociali e all’interno di esse la possibilità di coltivare interessi comuni ma anche fare acquisti, svaghi e sport), in   modo che non sia la rete lo strumento privilegiato di relax, di evasione e di contatto con sé stessi;
– nel caso in cui si avverta una necessità coatta ed incontrollabile di collegarsi ad Internet, occorre non isolarsi e chiedere l’aiuto di un professionista competente.
In ogni caso, è opportuno evidenziare che tali sistemi di prevenzione e di intervento, rappresentano una protezione aggiuntiva a quella indispensabile mediazione educativa/dialogante svolta dalla scuola e dalla famiglia e dal più ampio contesto sociale.

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Autore

Antonietta Ferro

Psicologa Clinica e di Comunità, tirocinante ASL Napoli1 Centro

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