Il decreto insicurezza e l’umanità perduta

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Risulta complicato esprimere un giudizio di sintesi su provvedimenti legislativi complessi com’è da considerarsi, certamente, il decreto sicurezza. Parliamo, infatti, di un testo che riunifica temi relativi alla sicurezza e all’immigrazione: questo fa sì che alcuni articoli, come quelli sullo stalking, sull’antiterrorismo, sugli strumenti di sicurezza passiva per le forze di polizia, richiedano un selettivo approfondimento, avendo un contenuto  di sicuro e generale interesse.
Anche senza entrare nel dettaglio, su questi specifici temi emerge, a prima vista, come si rischi di fare un grandioso regalo alle mafie, rimettendo sul mercato i beni confiscati alla criminalità organizzata: proprio le mafie, infatti, figurerebbero tra i potenziali (ri-)compratori, potendo disporre di ingenti, quanto illeciti, capitali. La stupida considerazione di alcuni degli attuali politici, che pensano si possano (ri-)sequestrare i beni (ri-)acquistati dalle mafie, in un eterno gioco fra guardie e ladri, apre un capito spinoso su quello che significa governare questi complessi fenomeni, se non si ha la capacità di andare oltre il contingente interesse economico, che in questo caso svilisce la vittoria dello Stato contro le mafie e il sacrificio, a volte mortale, di giudici e operatori delle forze di polizia.
Il decreto sicurezza, però, è conosciuto e sponsorizzato soprattutto sul versante dell’immigrazione: per questo motivo è complicato valutarlo nell’insieme. Non basta mescolare le carte per nascondere che sull’immigrazione il decreto si sostanzia in un’ingannevole comunicazione: si tenta di blandire i cittadini promettendo una maggiore sicurezza, mentre si mette in campo uno strumento di propaganda elettorale. L’intero ragionamento sull’immigrazione parte, infatti, dall’intenzione di individuare il nemico da distruggere: in questo caso, i migranti che, di volta in volta, vengono equiparati, in quanto a pericolosità, a mafiosi e criminali incalliti, oppure vengono indicati come la causa della povertà economica del Paese e delle famiglie italiane. Quindi, in sostanza, si dice ai cittadini che i migranti sono il nemico che bisogna odiare e combattere.
Sia chiaro che nessuno può dichiararsi soddisfatto di come era gestito il fenomeno migratorio prima dell’arrivo del governo giallo-verde, ma alla necessità di eliminare le mafie locali dal circuito ricettivo, di chiedere un diverso e maggiore coinvolgimento dell’Europa rivedendo i trattati in atto e stipulandone di nuovi, di fare accordi bilaterali per il rimpatrio di quanti non avevano diritto per restare sul territorio, si è preferita la strada dell’intransigenza verso coloro che tentavano di arrivare o arrivavano sulle nostre coste, scegliendo di non soccorrerli o di riconsegnarli alla Libia, ben sapendo che potevano rischiare la vita in entrambi i casi, purché questo avvenisse lontani dai nostri occhi. Cioè si è preferito perdere l’umanità.
E il decreto sicurezza, anch’esso basato su questa concezione degli immigrati come nemici, cancella immediatamente il soggiorno per motivi umanitari, rendendo praticamente clandestini, difatti fuorilegge, tanti immigrati che, in molti casi, si erano già integrati nelle nostre comunità. Di conseguenza, con questo dirompente atto, spariscono la possibilità di registrarsi presso l’ufficio anagrafe del comune in cui si risiedeva, quella di avere un documento d’identità (e di conseguenza il diritto all’assistenza minima), così come la possibilità di assicurare un’esistenza dignitosa e regolare a sé stessi e alla propria famiglia.
Si offre, in estrema sintesi, a queste persone una sola possibilità: quella di andare sulla strada. La prima previsione parla di oltre 130mila persone colpite da questo provvedimento, che vagheranno per le nostre città, magari concentrandosi prevalentemente in zone limitrofe a stazioni ferroviarie o in aree periferiche e degradate, generando ulteriori problemi di convivenza con i cittadini italiani. Problemi che, secondo un copione consolidato, torneranno utili per poi innescare l’ulteriore campagna contro gli stranieri per alimentare il consenso dei novelli populisti-sovranisti.
In fondo, questa legge sarebbe stato più appropriato chiamarla decreto insicurezza, poiché raggiungerà sicuramente questo obiettivo. In questa direzione, infatti, va anche il depotenziamento degli Sprar che, diffusi sul territorio, provvedevano a importanti attività per l’inserimento dei migranti nella società.

Per questi motivi, guardo con grande attenzione e interesse alle iniziative di quei sindaci e governatori di alcune Regioni, appoggiate dai sindacati e da molte associazioni, che chiedono una revisione del decreto, fornendo ai magistrati che si dovranno pronunciare l’occasione di dichiararlo incostituzionale sul piano legale. Sul versante umanitario, infatti, per me e per tantissimi cittadini, questo decreto è incompatibile con la moralità, la dignità e il rispetto delle persone appartenenti alla razza umana.

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Responsabile del Dipartimento sicurezza e legalità della Cgil Campania

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