Cuba tra ieri e oggi, dibattito sul libro L’anarchico elegante

0

Anarchico-socialista di famiglia garibaldina, cresciuto in un’atmosfera di grande libertà, un sognatore divenuto poi un impassibile ed anche cinico protagonista della vita di Cuba. Fu questo Oreste Ferrara, il contraddittorio personaggio protagonista del libro L’anarchico elegante di Alessandro Senatore (Edizioni Guida), che è stato presentato l’8 febbraio scorso a Napoli, nel corso di un dibattito organizzato dall’Associazione Merqurio, che si è tenuto nella sala “Nassiriya” del Consiglio regionale della Campania.
All’iniziativa, che è stata un’occasione per parlare di Cuba e del Sudamerica tra ieri e oggi, hanno preso parte, oltre all’autore (che è presidente dell’Istituto di Cooperazione e Sviluppo Italia Cuba), il consigliere regionale Gianluca Daniele, Lisset Arguelles (responsabile Affari culturali dell’Ambasciata di Cuba), Alina Narciso (direttrice del Festival internazionale “La escritura de las diferencias”) e Osvaldo Barba (presidente dell’Associazione Merqurio).
Personaggio affascinante, elegante, colto e fuori dal comune, al tempo stesso uomo di Stato e grande esperto della politica, Oreste Ferrara fu avvocato, diplomatico e scrittore naturalizzato cubano, grande combattente per l’indipendenza dell’isola caraibica dal giogo coloniale spagnolo convertito poi ad una fede liberista che fece di lui un uomo ricco e celebre anche in Europa. Appena ventenne, animato da ideali anarchici, salpò da Napoli per partecipare alla liberazione di Cuba dal giogo del colonialismo spagnolo. Tra i meriti dell’autore di questo romanzo storico vi è certamente quello di aver fatto luce su un periodo della storia cubana (che va dalla fine dell’800 fino agli anni ’40 del secolo scorso) attraverso la narrazione di una vicenda umana – da noi finora poco conosciuta – di un italiano animato da una grande passione libertaria e liberista, che lo condusse a divenire un uomo ricco e famoso, con un unico, pericoloso punto debole, come scrive Alessandra Riccio nella prefazione al volume: l’attrazione fatale per la politica di cui il potere è parte intrigante e pericolosa.
In quegli anni, Cuba era caratterizzata dalla presenza rilevante del movimento anarchico. Ed è attraverso la narrazione della prima gioventù del protagonista che comincia questo bellissimo libro, un ricordo che ripercorre trenta anni essenziali della sua esistenza e che ha inizio all’insegna della straordinaria sensibilità politica per le vicende di quei paesi che combattevano per la propria sovranità contro le occupazioni straniere, e Cuba era uno di quelli. Questa sensibilità politica era parte indissolubile dello spirito dei giovani universitari napoletani dei quali Oreste Ferrara, l’anarchico elegante, faceva parte.
Sin dalle prime pagine del libro, dalla descrizione degli intensi incontri intellettuali svoltisi a Roma, al Café Aragno, situato sulla centrale via del Corso, si delinea il carattere di questo giovane dinamico animato da un grande desiderio di azione. Lì, al Cafè Aragno di Roma, Oreste Ferrara incontra il professor Labriola che, circondato dal pubblico, parlava del marxismo e di altri argomenti di interesse politico. È con questa complessa esperienza intellettuale, talvolta anche fatta di opposti, che Oreste Ferrara, poco più che ventenne, salpa da Na­poli nel 1897, con l’amico Gu­glielmo Petriccione, per parte­cipare all’insurrezione cubana contro la Spagna colonialista.
Dall’autore apprendiamo che il giovane Oreste, da Cristoforo Colombo ad oggi, è stato l’italiano che ha inciso di più sulla vita pubblica cubana. Oltre ad essere stato un avvocato di prestigio, professore universitario e scrittore di livello internazionale, Ferrara ha infatti rivestito, nella Cuba dei primi anni del secolo scorso, importanti incarichi, quali quello di presidente della Camera, ambasciatore, ministro degli Esteri e, giovanissimo, divenne prima colonnello delle truppe cubane e poi  dirigente del nuovo Stato autonomo Caraibico. Fu poi per quel nuovo Stato Caraibico che avrebbe ricoperto anche le cariche di presidente della Camera dei rappresentanti, ministro degli Affari esteri, ministro delle Finanze e ambasciatore presso gli Stati Uniti e l’Unesco.
Nel 1898, nonostante la propria superiorità materiale, la Spagna, sull’orlo di un abisso, è sconfitta sul campo di battaglia dagli indipendentisti cubani. Periodo storico straordinario nel quale il protagonista del libro vive ad un ritmo incalzante, tra personaggi illustri, battaglie e sofferenze patite fianco a fianco con i ribelli. L’indipendenza fu riconosciuta nel 1902 ma la drastica riduzione della sovranità nazionale derivante dall’emendamento Platt (che assicurava piena protezione degli interessi economici e politici statunitensi e permetteva agli Usa di invadere l’isola) faceva in realtà di Cuba un protettorato degli Stati Uniti, provocando così i primi sentimenti indipendentisti nei confronti delle ingerenze nordamericane, sentimenti che nel tempo diverranno moti e proteste e che caratterizzeranno da lì in poi la storia del paese; fu allora che gli Stati Uniti stabilirono la base navale di Guantánamo.
L’intervento statunitense cessò il 28 gennaio 1909 con l’insediamento a Presidente della Repubblica del generale José Miguel Gómez, liberale, vincitore delle elezioni indette un anno prima. I primi decenni del ’900, dopo l’indipendenza di Cuba, furono politicamente molto instabili e segnati da un sempre maggiore malcontento nei confronti degli Stati Uniti e delle loro ingerenze. Nel giro di vent’anni ci furono ben tre colpi di stato militari.
Nel 1924 vince le elezioni il generale Gerardo Machado, di cui Oreste Ferrara fu il braccio destro. Machado, il grande dittatore macellaio, si era presentato alle elezioni con un programma demagogico e pieno di promesse, ma si distinse, invece, per la sua soggezione agli Stati Uniti e per la violenta repressione dei movimenti di protesta studenteschi e sindacali esplosi poi nella rivolta del 1930 e in quelle successive. Ferrara sarà protagonista dei conflitti e delle mediazioni che in quegli anni si svolgeranno nei palazzi di potere, consapevole delle gravi conseguenze che tali atteggiamenti demagogici avrebbero avuto sulla vita politica e sociale cubana.
Nel corso del dibattito, il consigliere regionale Gianluca Daniele ha sottolineato come il libro sia interessante anche per comprendere il presente “in particolare – ha affermato, – se teniamo conto della situazione di crisi ed instabilità politica che sta attraversando il Venezuela”. Daniele ha anche notato come “il desiderio di libertà e di indipendenza che, nelle vicende narrate da L’anarchico elegante, ha determinato l’affrancamento dal colonialismo spagnolo sia stato anche la miccia di quella che poi, successivamente, fu la rivoluzione di Castro.”
Emozionante la testimonianza di Yaneiry Castillo, cittadina cubana naturalizzata italiana, riguardo ai diritti acquisiti dalla popolazione in seguito alla Rivoluzione castrista, alle sofferenze dovute all’embargo degli Stati Uniti e alle conquiste che, per lei stessa e per la popolazione cubana tutta, possiedono nella loro realizzazione concreta un valore assoluto: il diritto ad una casa, al lavoro, alla salute, allo studio.
In tal senso, il presidente dell’Associazione Merqurio, Osvaldo Barba, ha messo in evidenza la necessità di un rilancio culturale della città di Napoli, anche attraverso iniziative come quella della presentazione del libro di Senatore, “che ci segnalano il legame profondo della nostra comunità con quella di paesi anche lontani, sulla base di un dialogo che Merqurio intende portare avanti, come fa ormai da sedici anni, attraverso l’attività convegnistica e la nostra rivista.”

Share

Autore

Francesco de Rienzo

Componente Comitato Direttivo della C. d. L. M. di Napoli e Coordinatore Slc-CGIL Almaviva-Napoli

I commenti sono chiusi.