Tornano di moda i briganti: dall’estero, una lettura non ideologica del fenomeno

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Sta tornando di nuovo di moda il brigantaggio. Quest’anno almeno una decina di pubblicazioni e tutte con un unico scopo. Esaltarlo. Farne un fenomeno in cui si può ravvisare lo spirito di un Meridione mai domo e, soprattutto, deciso a difendere i propri territori, la propria gente, dalla furia dell’invasore sabaudo. Insomma un movimento di Resistenza, prima di quello più famoso che si batteva contro il Fascismo. Fu davvero così? O, come si poteva leggere nella saggistica sul brigantaggio di una ventina di anni fa, chi impugnava le armi e scappava sulle montagne, dopo l’Unità, lo faceva perché voleva vivere da criminale, e soprattutto voleva evitare di prestare servizio, come soldato, nell’esercito di uno Stato ingiustamente considerato straniero? «O brigante o emigrante: era l’umiliante alternativa che la miseria offriva ai meridionali dopo l’Unità d’Italia» scrive per esempio Francesco Pappalardo nel volume “Dal banditismo al brigantaggio”, pubblicato dal crotonese D’Ettoris Editore.

Oggi i briganti sono considerati eroi dai neoborbonici, un tempo e a lungo sono stati tirati per la giacchetta dalla sinistra, e in qualche momento di pausa dalla destra reazionaria. Buoni per tutte le cause. Per la causa comunista basti ricordare Aldo De Jaco, autore di uno dei più seri e scientificamente provati lavori sul brigantaggio. De Jaco aveva un forte legame con il partito Comunista dell’epoca, tant’è che il suo libro “Il brigantaggio meridionale. Cronaca inedita dell’Unità d’Italia” fu pubblicato negli anni Sessanta dalla Editori Riuniti, casa editrice del partito insieme alla Einaudi, ma molto più ortodossa rispetto alla prima. E poi De Jaco fece da consulente a Nanny Loy per il film sulle Quattro giornate di Napoli.

Insomma, esiste una pubblicazione quanto meno poco schierata politicamente sul brigantaggio, non ideologicamente compromessa? Forse sì, ed è a firma, e non poteva essere altrimenti se pensiamo ad autori indipendenti e neutrali, di due scrittori non italiani, il generale Charles Antoine Manhés e il colonnello  Mc Farlan. Mancava dalle librerie dal 1930, adesso è tornato disponibile grazie alla Grimaldi. Una citazione su tutte: «le condizioni delle popolazioni non erano molto buone. Taglieggiate dai briganti se obbedivano ai regi, fucilate dai regi se aiutavano i briganti. Cercavano di sfuggire al danno e al pericolo aiutando gli uni e gli altri».

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Autore

Ugo Cundari

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