Merqurio accende un faro sul buio delle carceri presentando “Il Capocella”

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Il 10 ottobre la sede del Consiglio regionale della Campania ha ospitato l’Associazione culturale Merqurio con la presentazione del libro di Vincenzo Russo “Il Capocella”. Presenti, oltre all’autore, il consigliere regionale Gianluca Daniele, il vicepresidente dell’associazione Merqurio, Alfonso Trapuzzano, e la presidente dell’associazione “Gioco di squadra” Onlus, Carmela Esposito. Nel corso della presentazione, moderata dalla giornalista Giuliana Covella, il regista Costantino Punzo, che ha annunciato la preparazione di una rappresentazione teatrale ispirata al libro, ha letto alcuni brani, mentre il vignettista Peppart immortalava alcuni dei volti dei presenti nelle sue caricature.

Lo scopo del libro, come quello degli intervenuti alla presentazione, è stato quello di accendere i riflettori sulle carceri, su un mondo che spesso viene visto lontanissimo da noi e ignorato dai più.

Alfonso Trapuzzano, vicepresidente dell’associazione Merqurio, ha raccontato le sue impressioni sul libro e lo ha fatto con occhio da lettore, ma anche di chi, negli ultimi venti anni, in quelle carceri ci ha lavorato in qualità di avvocato penalista. Grazie alla sua esperienza diretta ha potuto, infatti, evidenziare quanto il testo sia dolorosamente realistico. “Non si tratta solo di un libro, ma di un vero e proprio impegno sociale, perché – ha sottolineato – evidenzia quanto il carcere non dovrebbe configurarsi solo come un castigo, piuttosto come un’occasione di redimersi, riflettere, ma allo stesso tempo elevarsi, attraverso la formazione, il lavoro, la cura di se stessi e della propria spiritualità. DI fatto, la popolazione carceraria è una popolazione di povera gente. Ho avuto clienti che hanno preferito rimanere in carcere piuttosto che tornare a vivere per strada su un cartone senza poter mangiare tutti i giorni. Il carcere è una realtà complessa, una realtà dolorosa, all’ingresso di quel luogo lo stato si ferma. Non ci troviamo più di fronte al carcere di 40 anni fa, ma non è sicuramente il carcere di un paese che vuole vivere in una situazione comunitaria”.

A seguire Carmela Esposito, presidente dell’associazione “Gioco di squadra” Onlus, ha sottolineato quanto l’autore sia riuscito a far capire ai lettori che non dovrebbero porsi nei confronti di chi è in carcere lasciandosi guidare dai pregiudizi, perché dietro ognuno c’è una storia di cui non si conosce nulla. “Finire in carcere, oggi, è estremamente facile, ed ogni volta che accade è una sconfitta della società, di tutti, perché significa che un anello della catena, in qualche punto, si è spezzato. Faccio appello ai magistrati perché si possa fare medicina nelle carceri, perché la prevenzione entri anche lì, in modo da evitare che a fine pena ne inizi una ben più definitiva e dolorosa: quella del cancro – ha spiegato – che in carcere non si è potuto prevenire o opportunamente curare. Ottobre è il mese della prevenzione, ci sono fondi perché si faccia, ma di fatto non c’è alcun centro che si occupi di prevenzione nelle carceri, come manca anche la dovuta attenzione verso i carcerati sottoposti a chemioterapia costretti, nella fase più dolorosa della terapia, a stare in una cella con tante altre persone che a loro volta subiscono la devastazione di questa malattia”.

Il consigliere regionale Gianluca Daniele ha invece ricordato quanto la Regione sta facendo soprattutto rispetto ai percorsi formativi che pongono una base importante per il recupero ed il reinserimento dei detenuti nella società. Ha poi evidenziato la questione del sovraffollamento come centrale rispetto alle condizioni disumane della maggior parte delle carceri, per cui serve un impegno dello Stato affinché si trovino soluzioni efficaci, anche perché il sovraffollamento rende le condizioni sanitarie insostenibili. “Questo testo  – ha sottolineato – ci dà l’occasione di parlare di una questione irrisolta, anche con uno spaccato umano, in cui viene evidenziato quello che le istituzioni devono fare per alleviare le condizioni di vita all’interno delle carceri. E ci dà allo stesso tempo il segno di quali sono i limiti della nostra società che, purtroppo, alcune volte non riesce a garantire quelli che sono i diritti costituzionali, come studio e lavoro, per coloro che vivono una condizione di restrizione della propria libertà. C’è poi la questione della polizia penitenziaria: lo sblocco dei concorsi non è più procrastinabile. Gli organici sono ridotti all’osso e ci sono situazioni lavorative assurde, il Governo, in questo, ha una grandissima responsabilità e non si può pensare di andare avanti solo grazie al grandissimo lavoro svolto dalle associazioni di volontari senza le quali – ha affermato – il sistema sarebbe al collasso ancor più di quanto non lo sia già”.

La presentazione si è conclusa con l’intervento dell’autore, Vincenzo Russo, che ha sottolineato quanto il suo intento non fosse quello di scrivere un testo denuncia.  “Ho voluto dar vita ad un testo nel quale indico come valori fondamentali l’importanza delle istituzioni, della scuola, del lavoro, dell’amicizia, della solidarietà e dell’amore, che ha un ruolo centrale nel racconto, in quanto il protagonista riesce a superare questo momento terribile della sua vita proprio grazie all’amore di una donna e alla profonda amicizia che nasce tra lui ed il capocella. È un testo – ha sottolineato – che fa riflettere soprattutto sul fatto che se vivessimo in uno stato di diritto sicuramente ci sarebbero meno braccia per il malaffare, e si conclude con una speranza”.

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Autore

Ermenegilda Langella

Sono nata a Torre del Greco dove vivo con mia figlia e il mio compagno. Lavoro in Wind dal 1999. Con molta calma nel 2007 ho conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere con una tesi sperimentale in psicolinguistica. Dal 2009 al 2015, dopo una breve esperienza come Rsu Slc Cgil in azienda, ho lavorato attivamente in Cgil come segretario provinciale e regionale Slc. Dal 2014 sono giornalista pubblicista.

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