Le tante incoerenze del “governo del cambiamento”

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Negli ultimi mesi stiamo assistendo in Italia ad uno scenario cui non eravamo abituati. Sotto il profilo sociale, ad una disoccupazione che continua a crescere e ad un divario di sviluppo e lavoro tra nord e sud non si contrappongono politiche attive che contrastino i fenomeni di declino e disagio economico presenti nel Paese. In realtà, se sino al secondo trimestre del 2018 la crescita del Pil italiano, già di per sé più lenta rispetto ai partner europei, risultava dell’1,2% su base annuale, come affermato dalla recente analisi dell’Istat, nel terzo trimestre la crescita tendenziale si è notevolmente ridotta giungendo allo 0,8% annuale. Cosa è successo e quali sono le cause che stanno alla base di questa frenata, che naturalmente incide in modo negativo sulle aspettative dei cittadini italiani che avevano riposto la fiducia nel cosiddetto governo del cambiamento ?

Uno dei fattori che ha inciso in modo determinante su tale trend negativo risiede  sicuramente nella manovra economico-finanziaria che il governo gialloverde ha presentato al Parlamento. Le misure contenute nel Def prevedono un aggravio di spesa non coperta sufficientemente da equivalenti entrate. In particolare, due sono le principali voci di spesa, relative al reddito di cittadinanza da un lato e alla cosiddetta quota 100 riguardante le pensioni. Per fare fronte a queste spese, gli esperti del governo hanno elaborato un vero e proprio condono che prevede un rientro, seppur molto parziale, delle evasioni fiscali operate negli anni precedenti. Ciò nonostante occorre ricorrere ad un aumento debito pubblico che, sommato a quello già contratto dal nostro Paese, raggiungerebbe livelli superiori a quanto pattuito con Bruxelles.
In altre parole, per realizzare anche se parzialmente le promesse che da una parte il M5S e dall’altra la Lega avevano fatto in campagna elettorale, tali forze politiche costringono il Paese a ricorrere ad un aumento del deficit che già in partenza era eccedente rispetto al prodotto interno lordo (1,8%), e che raggiungerà la soglia di almeno il 2,4%.

Di Maio e Salvini, veri e propri artefici di questa strategia che porta il Paese sull’orlo del crack economico, giurano che da tale deficit possa derivare un cambio di rotta ed una crescita dell’economia italiana, ma ciò non sembra basarsi su alcuna teoria economica, se non sulla loro convinzione. Forse si tratta di una nuova filosofia economica, sconosciuta agli esperti della finanza mondiale? Speriamo di sì, per tutti noi, anche se non può che essere una pura illusione.
Come siamo giunti a questo punto? Tutto è nato dai risultati delle ultime elezioni politiche del 2018, quando politici vecchi e nuovi, dopo aver cavalcato le proteste figlie della crisi economica che da anni sta martoriando l’economia dei paesi occidentali, la nostra in particolare, hanno ottenuto alte percentuali di consenso. A dire il vero, pur se gli attuali governanti per anni hanno criticato gli “scandali ed intrallazzi” orditi a loro dire dai vari potentati di turno facenti capo a Berlusconi, poi a Monti, infine a  Renzi e a Gentiloni, a distanza di pochi mesi dal loro insediamento al potere tengono un comportamento molto lontano dal cambiamento con cui si erano presentati al Parlamento.
L’alleanza tra M5S e Lega è contraria alla loro natura, in quanto tali forze si contrapponevano prima delle elezioni ed appare decisamente utile esclusivamente ad una politica di spartizione di posti di comando e poltrone di potere. È questo il cambiamento da loro propugnato e sempre sbandierato in ogni comizio ed in ogni intervista?
Il comportamento di tali forze politiche ed in particolare quello del M5S contrasta con quanto promesso agli elettori. Ne sono testimonianza la spartizione delle poltrone Rai, la continuazione del gasdotto Tap in Puglia e l’accordo per l’Ilva di Taranto, che era stato tanto osteggiato dai pentastellati. Inoltre, essi hanno emanato il condono fiscale per gli evasori, il condono edilizio per gli ischitani e continuano a spergiurare sulla permanenza dell’Italia nell’area euro, pur se Di Maio minacciava sino a prima delle elezioni di voler ricorrere al referendum dichiarandosi personalmente contrario alla moneta europea.

La lista delle incoerenze del governo potrebbe continuare all’infinito, ed allora c’è da chiedersi sui motivi che spingono la maggioranza degli italiani a continuare a preferire M5S e Lega nonostante tutto quanto stanno facendo. Una possibile risposta proviene dalla frenetica attività di utilizzo dei canali social sia da parte di Salvini che di Di Maio. I due leader dei rispettivi movimenti in realtà sembrano dedicare più tempo all’uso di Facebook, Twitter, eccetera che all’amministrazione del Paese. Si circondano di numerosi  esperti (per lo più giovani) che sanno come comunicare in modo virale  e sui temi che hanno più presa sulla gente.
È inevitabile però che in questo modo, oltre i facili slogan, le prese di posizione, i diktat gettati nel web, i problemi che attanagliano le famiglie quali lo sviluppo, l’occupazione, la sicurezza, non troveranno soluzione.

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Autore

Teresa Potenza

Segretaria della Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli

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