In Campania tanti poveri quanti in tutto il Nord: politica ancora disattenta

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Secondo i dati Istat, sono 5 milioni e 58mila i poveri assoluti, pari ad 1 milione e 778mila famiglie. Negli ultimi 10 anni il tasso di povertà ha registrato un incremento dal 3,3% al 7,9%, record assoluto rispetto dal 2005. In crescita, rispetto al 2016, anche la povertà relativa, che tocca 3 milioni e 171mila famiglie.
Le ragioni di questi dati preoccupanti sono per lo più le spese quotidiane e le spese mensili correnti (utenze, prestazioni mediche, etc.) che le nostre famiglie non riescono più a sostenere. Coloro che tra gli anni ’90 e ’00 hanno contratto debiti per acquistare una casa, far studiare i figli, sostenere le spese mediche, ora non riescono ad uscirne.
L’impoverimento ha ricadute non solo nella condizione sociale, alimentando conflitti intra-familiari e distruggendo capacità lavorative, ma anche a livello macro economico si è registrata una riduzione della domanda dei beni di servizio.
Il numero dei poveri del Paese è molto alto, e di questi poveri la metà è nel Mezzogiorno. Quindi il Sud è molto più povero delle altre aree del Paese, sia per le famiglie (dal 8,5% del 2016 al 10,3%), sia per gli individui (dal 9,8% a 11,4%). I soli poveri della Campania, infatti, rappresentano l’equivalente dei poveri di tutte le regioni del Nord.
L’incidenza della povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento. Il valore minimo, pari a 4,6%, si registra infatti tra le famiglie con pensionati, quello massimo tra i 35enni. Se la pensione, dunque, svolge ancora un ruolo di “ammortizzatore”, si ritrovano in netta difficoltà gli operai e i padri di famiglia in cassa integrazione.
Secondo il rapporto stilato dalla Caritas, l’età media degli utenti che si rivolgono ai loro sportelli è di 43,6 anni, il 64,4% è disoccupato. Prevalgono le famiglie tradizionali con coniugi e figli (35%), seguite da quelle uni-personali (25,7%), in netto aumento rispetto al 2015. I senza dimora sono il 17,8% (in crescita rispetto al 2015): circa 26mila persone. Il problema più frequente, come nel 2016, è la povertà economica (76,7%), seguita da problemi occupazionali (56,8%), abitativi (24,1%) e familiari (14,0%). Le richieste più frequenti riguardano beni e servizi materiali (60,6%), sussidi economici (25,7%) e richieste per lavoro (14,0%) o alloggio (7,7%).
La povertà è possibile toccarla con mano anche gettando un occhio al carrello della spesa degli italiani. Dalle stime si evince che consumiamo molta più pasta ed è in calo l’acquisto di carne, pesce e salumi (-11%).
Noi, come Federconsumatori, con i nostri sportelli, incontriamo tante persone che ci raccontano le loro preoccupazioni, tra le più ricorrenti quelle legate alla difficoltà di arrivare a fine mese e pagare la rata del mutuo della casa.  In media una famiglia è sofferente per circa 20mila euro di debiti.
Non migliore è la situazione che riguarda le piccole e medie imprese. Nel 2017, ben 10mila hanno dichiarato fallimento; i numeri che confermano questo triste dato, nei nostri tribunali, fanno spavento. Le banche “rubano” le case ai meno abbienti ed il mercato immobiliare crollerà ancora; per non parlare dei danni che subisce una famiglia espropriata, tra cui il fatto che nessuna banca la finanzierà portandola, quindi, ad incorrere facilmente nelle maglie dell’usura, lavoro nero, malavita.
Un altro problema grosso è quello dei giovani. Dai dati riportati dall’Istat degli ultimi giorni, si evince una disoccupazione giovanile pari al 35,1% nella fascia di età tra 15 e 24 anni su tutto il territorio nazionale; stando ai dati nazionali relativamente ai neet (giovani inoccupati, non impegnati nello studio né nella formazione), si è sviluppato un aumento del 5,5%, e di questi il 35% è in Campania.
Si sente spesso dire che la Campania è la regione più giovane del Paese, ma 300mila giovani laureati stanno lasciando il Mezzogiorno per andare all’estero o in qualche altra regione del Cento-Nord Italia. Se questi giovani andranno via, rischiamo di diventare la regione più vecchia del Paese, stando alle denunce della Svimez, secondo le cui previsioni, nei prossimi dieci anni ci saranno fiumane di giovani che andranno via dal Mezzogiorno. Il problema che si pone dunque è con quali forze giovani costruiremo la ripresa del Mezzogiorno, perché la ripresa ci deve essere.
L’Italia, purtroppo, è sempre più disuguale, il divario Nord-Sud è rilevante: nel Meridione, una famiglia su 10 non riesce ad acquistare i generi indispensabili per vivere. Il rischio di povertà al Sud si attesta sul 46,4%, rispetto al Nord con il 17,4%. Dando un occhio alla spesa mensile, al Nord si spendono in media 831 euro in più (1.959 euro del Sud contro 2.790 euro del Nord).
Un dato molto importante che incide, insieme con la crisi, è il taglio del 40% nei trasporti operato dal Governo, lo stesso che aveva promesso di finanziarli. Io non so esattamente quanti siano i capoluoghi in Campania, come Avellino, che non hanno una stazione ferroviaria, quanti quelli in Italia, non raggiungibili in tempi vantaggiosi come Avellino. Nel 2017 c’è stata una forte decrescita dei pendolari dovuta, probabilmente, anche alla riduzione del 27% dei finanziamenti da parte della Regione Campania e all’aumento del prezzo dei titoli di trasporto del 48%.
Per quanto riguarda la sanità, riceviamo molti meno finanziamenti della regione Lombardia poiché siamo la regione più giovane e ci ammaliamo di meno. Lo stato della sanità è talmente evidente che fa scalpore perché non è possibile un federalismo fatto in questo modo; quindi c’è bisogno che forze, come l’associazionismo, si uniscano e affrontino questo problema e costringano la politica, anche la politica campana, che non si interessa di povertà, ad interessarsi di più delle difficoltà dei cittadini.

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