«Mi abbuffo di alcol!», allarme Oms su giovani e binge drinking

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) classifica l’alcol fra le droghe; pur rappresentando una sostanza giuridicamente legale, l’alcol è una sostanza psicotropa, con potere psicoattivo, in grado quindi di modificare il funzionamento del cervello, e che può creare dipendenza, causare patologie, traumi gravi, incidenti, turbe mentali e comportamenti disfunzionali.

Assumere alcol per un tempo protratto induce assuefazione, e condiziona negativamente lo stile di vita della persona che ne fa uso, mettendone a rischio la sua salute fisica, psichica, familiare e sociale.  Secondo l’OMS in Europa il consumo di alcol per abitante è il doppio rispetto alla media mondiale, e può essere ritenuto il principale fattore di rischio per la salute dei giovani.

Oggi, il fenomeno più allarmante e più diffuso tra i giovani è quello del binge drinking (letteralmente: “abbuffata alcolica”), problematica psicosociale emergente, di origine nordeuropea, che implica l’assunzione di 5 o più bevande alcoliche al di fuori dei pasti in un breve arco di tempo, con gravi rischi per la salute e la sicurezza. Nel binge drinking la persona ingerisce volutamente quantità ripetute di alcol in misura eccessiva rispetto alle sue capacità fisiologiche e psicologiche e al contesto nel quale si trova. Lo scopo, patologico e disfunzionale, di questi eccessi alcolici è quello di provare ebbrezza ed esaltazione, fino ad arrivare allo stordimento completo con perdita di controllo e intossicazione. Le ripetute bevute che caratterizzano il fenomeno possono avere carattere occasionale e sporadico, ma talvolta possono trasformarsi in un comportamento frequente, che progressivamente diventa una vera e propria dipendenza da alcol, con la possibile manifestazione di sintomi di astinenza quali: depressione, disturbi del sonno, disturbi sessuali, irritabilità, problemi di performance cognitive, non solo nelle attività scolastiche o lavorative, ma anche nelle attività semplici e normali della vita quotidiana.

Il fenomeno del binge drinking mette a rischio le dinamiche della sfera interpersonale, lavorativa, familiare, affettiva, e può mettere in una seria condizione di pericolo la vita fisica e mentale delle persone causando incidenti, atti di vandalismo e facilitando rapporti sessuali a rischio. A causa degli effetti a lungo termine sulla salute fisica e mentale con la riduzione della capacità di attenzione, concentrazione e possibile stato confusionale, il binge drinking è considerato uno dei più gravi e allarmanti problemi di salute.

Molti genitori hanno bisogno di mantenere un’immagine idealizzata, legata all’infanzia, dei propri figli anche quando non corrisponde più necessariamente alla realtà. Questo bisogno di preservare l’immagine del figlio o della figlia rischia di far sottovalutare, minimizzare, comportamenti rischiosi. L’adolescente durante il periodo di crescita e formazione dell’identità, ricerca dei modelli di identificazione e ne imita i comportamenti.

Può anche accadere che il primo contatto dei giovani con l’alcol avvenga nei contesti familiari, i quali contribuiscono a creare stili di vita ed abitudini che possono essere più o meno salutari. Successivamente i giovani, vivendo una progressiva acquisizione di libertà, al di fuori del nucleo familiare, cominciano a socializzare all’interno del gruppo dei pari condividendo comportamenti e atteggiamenti.

L’insorgenza del binge drinking si ha quando, all’interno del gruppo di appartenenza, tra i giovani, emerge la tendenza ad aderire a stereotipi culturali in cui bisogna mostrarsi come adolescenti forti e coraggiosi che gareggiano a chi beve e regge l’alcol di più.

Altri condizioni che possono spingere i giovani a fare un uso eccessivo di alcol sono i fattori personali: spesso, infatti, gli adolescenti cercano aiuto nell’alcol per sperimentare ed incrementare dimensioni salienti della propria personalità, pensando che bere possa aiutare loro ad avere un’immagine migliore di sé.

Questo fenomeno, studiato in psicologia sociale, è chiamato self handicapping e considera come l’assunzione di alcolici da parte dei giovani può essere un mezzo per preservare un’immagine positiva di sé, poiché in questo modo eventuali esperienze di insuccesso sono attribuite al proprio stato di confusione mentale e intossicazione da alcol e non a se stessi.

Anche le esperienze emotive sono costituenti fondamentali perché influenzano il comportamento dei giovani in relazione all’alcol, come eventi spiacevoli, traumatici e stressanti: lutti, separazioni da figure importanti, improvvise malattie e condizioni di vita disagiate.

L’alcol puo’ assumere, dunque, molteplici significati per i giovani: un rifugio per alleviare eventuali stati di ansia e paura, un mezzo per sentirsi più grandi e valorosi, un modo per dimenticare e non pensare a eventi stressanti della propria vita privata.

Bere alcolici può essere, inoltre, una modalità di ribellione sociale utilizzata dai giovani per reclamare, indirettamente, esigenze personali e collettive che la realtà contemporanea non sembra in grado di garantire, quasi come se i giovani bevessero per rafforzare la loro coesione e appartenenza al gruppo, affermando così i loro diversi ideali (V. Giordano 2012)

Il ministero della Salute indica il binge drinking come modalità prevalente per 1,7 milioni di giovani che in particolare riguarda, per  il 17%, giovani tra i 18 ed i 24 anni di età, dei quali il 21,8% maschi e l’11,7% femmine.

Fra tutte le fasce di età il consumo rischioso è più frequente tra gli uomini che tra le donne, fatta eccezione per la fascia di età dei giovani sotto i 18 anni, dove non si osserva una differenza statisticamente significativa. Dati allarmanti ci mostrano come l’assunzione di alcol è causa di circa 41mila accessi nei Pronto Soccorso, con diagnosi principale di abuso di alcol episodico, e di 57mila ricoveri ospedalieri, il 42% dei quali ha come diagnosi principale una condizione alcol-correlata. Rilevante anche la quota delle 41mila violazioni del codice della strada per guida in stato d’ebbrezza contestate dalle forze dell’ordine, che vede in primo piano il coinvolgimento di giovani sotto i 24 anni e gli ultra-65enni. Sono questi alcuni dei dati elaborati dall’Osservatorio nazionale alcol (Ona) dell’Istituto superiore di sanità (Iss), acquisiti e trasmessi dal ministro della Salute nella Relazione annuale al Parlamento e presentati in occasione dell’Alcohol Prevention Day 2018 (Apd).

Di fronte a questi dati preoccupanti, sembra quasi scontato affrontare il tema della prevenzione. Pensare ad una prevenzione generalizzata, che vada bene per tutti, è impossibile: occorre che i singoli obiettivi siano oggetto di una sensibilizzazione mirata rispetto a consumi specifici legati a modelli culturali diversi, ma comunque dannosi.

Risulta fondamentale che gli interventi di sanità pubblica vengano orientati a potenziare la conoscenza e la consapevolezza della popolazione sull’impatto del consumo di alcol per la salute, ed in particolare sulle quantità che rientrano nell’abitudine al bere moderato (10 grammi di alcol puro al giorno). Va inoltre precisato che non esiste una bevanda alcolica specifica che sia meno rischiosa di un’altra: è la quantità di alcol nel sangue che compromette la salute psicofisica.

Dunque, potrebbero essere messe in campo efficaci strategie per ridurre il consumo di alcol che devono, in tal senso, prevedere anche l’adozione e l’applicazione di leggi adeguate.

Inoltre, è necessario porre l’attenzione dei giovani sul fenomeno ed ampliare la comunicazione pubblica e la diffusione delle indicazioni sui rischi derivanti dal binge drinking, eventualmente raccogliendo dati dai dipartimenti di emergenza che se ne occupano, curando poi l’investimento nella ricerca, nella formazione e nell’aggiornamento continuo degli operatori sanitari e di coloro i quali sono quotidianamente a stretto contatto con gli adolescenti.

Infine, ci sembra necessario porre attenzione sull’ipotesi che il binge drinking sia investito di una funzione di rito attraverso la quale alcuni adolescenti tentano di crescere laddove molte esperienze, svuotate di significato, sono vissute come effimere e volatili. Su questo tema pensiamo sia necessario un confronto aperto che coinvolga anche i giovani in un dialogo che riconosca le differenze, le competenze e le responsabilità intergenerazionali.

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Raffaella Annunziata - Psicologa Volontaria UOCSM31 – ASL Napoli 1 Maria Vittoria Pinelli - Psicologa Tirocinante UOCSM31– ASL Napoli 1

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