Giustizia, il nuovo governo tra slogan, ovvietà e “novità” vecchie di vent’anni

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Dopo il passaggio dalla lunga temperie post-elettorale, appariva opportuno dedicarsi, con la giusta dose di calma, ad analizzare il programma convenuto dalle forze che sorreggono il governo Conte. Va detto, per onestà, che è bastato uno sguardo alle poche paginette che riguardano il tema della Giustizia, in particolare quella penale, per svolgere alcune considerazioni. Prima facie, si rinvengono tratti confezionati attraverso la tecnica del copia-incolla dei due programmi elettorali, farciti da alcune ovvietà che ricordano più ridondanze linguistiche che non programmi di governo degni di tale appellativo. Si propone, infatti, una revisione della geografia giudiziaria con riapertura delle sedi soppresse dei giudici di pace, per una giustizia più vicina ai cittadini ed alle imprese: slogan sempre valido. Si prevede il completamento delle piante organiche di magistrati e personale amministrativo: ottima idea. Meno chiaro appare il tema dei giudici onorari: non ci si esprime. Si prevede un miglioramento della funzionalità del processo telematico: una giusta sollecitazione.

Su evidente spinta della Lega, poi, passando al penale, si registra il proposito della eliminazione del passaggio alla proporzionalità tra la offesa e la difesa nella cosiddetta legittima difesa domiciliare: si tratta di un istituto che era stato introdotto, alcuni anni orsono, sempre su iniziativa della Lega, a ridosso del fenomeno delle cosiddette rapine in villa. Con la eliminazione del requisito della proporzionalità, sarà sempre legittimo sacrificare il bene vita, o incolumità fisica, per la tutela del patrimonio: più pistoleri in villa, verrebbe da dire.

Nello stesso senso va la revisione della imputabilità e le restrizioni di trattamento per i soggetti infraventicinquenni: il dogma è la rigidità.

Si propongono aumenti di pena ed aggravanti per le vittime di stalking e violenza sessuale, ai quali si riconosce una sorta di codice rosso per la trattazione dei procedimenti: il vezzo di ogni governo, quello di aumentare le pene.

Stesso inasprimento del trattamento sanzionatorio si prevede in materia di furto aggravato, furto con strappo, rapina e truffa ai danni di anziani: come sopra.

Di sicuro interesse appare il capitolo sulla riforma penitenziaria. Si prevede la costruzione di nuove carceri, l’assunzione di personale di Polizia Penitenziaria, il miglioramento delle condizioni per chi è già in attività e la revisione dell’ordinamento penitenziario al fine di garantire la certezza della pena per chi delinque: tutte novità di oltre venti anni fa. Si sostiene una revisione delle linee guida sul regime del cosiddetto 41 bis per ottenere un effettivo rigore di tale trattamento inframurario: per un carcere più disumano.

Va detto che l’accordo di programma, che è poi sostanzialmente confluito nel programma di governo presentato alle Camere, è stato scritto in un paio di giorni mutuando le esigenze dei due partiti interessati. Forse questo può giustificare il grado di superficialità con cui viene affrontato il delicato tema della giustizia penale. Non si può ipotizzare che incrementi di pena, ulteriori, pistoleri nelle proprie case, poliziotti penitenziari più rilassati, magistrati e personale amministrativo al completo possano realmente rappresentare la cifra di governo del Paese. O sì?

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Autore

Alfonso Trapuzzano

Avvocato penalista, con specializzazione in materia economica, già ricercatore universitario e docente a contratto presso la Federico II, è stato relatore in numerosi convegni ed eventi di formazione professionale rivolti agli avvocati. Vive e lavora tra Napoli e Roma. Giornalista pubblicista, ha collaborato con numerose testate giornalistiche e riviste scientifiche di diritto penale. È vice presidente dell’Associazione Merqurio

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