Beni confiscati alla camorra, rafforzare i progetti sociali per restituire speranza ai cittadini

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Mettere i beni confiscati a disposizione della società civile, restituendo ai cittadini quanto accaparrato illegalmente dalla criminalità organizzata, è una scelta giusta fatta dallo Stato molti anni fa e che, grazie agli ottimi risultati che stanno ottenendo tante esperienze di riutilizzo di questi beni, è necessario non solo sostenere, ma rafforzare.
Sono tanti i progetti nati anche nella nostra regione, grazie alle tante associazioni e al coordinamento della Regione Campania affidato al commissario antiracket Franco Malvano: beni confiscati ospitano oggi cooperative e laboratori dedicati a progetti con finalità sociali.

Un esempio su tutti è “Villa di Bambù” sede, a pochi metri da piazza Carlo III, della Fondazione A Voce d’’e Creature, onlus fortemente voluta dal cardinale Sepe: anni fa questo era un luogo di camorra, il cui dominio sul territorio era simboleggiato dalla statua di un leone. La villa, confiscata alla criminalità organizzata, è stata data in comodato d’uso gratuito dal Comune nel dicembre 2007. Assicurati i camorristi alla giustizia, il leone non c’è più: ora ci sono solo le “Creature”.
Questi beni confiscati, trasformati in luoghi di aggregazione, in oasi di legalità, non di rado vengono attaccati dalla criminalità organizzata che vuole imporre, di nuovo, la violenza del potere criminale. Così come ci ricorda don Ciotti, rieletto presidente di Libera, e che nei beni confiscati ha contribuito a costituire imprese sociali simbolo di riscatto e lavoro.

Questo processo trasformativo verso la legalità, che prosegue da anni, va sostenuto soprattutto in territori come quello campano. E in tal senso, auspichiamo un rafforzamento dei progetti sociali, con un nuovo protagonismo anche da parte delle associazioni, che restituiscano alle persone quanto estorto con violenza nel tempo.

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Autore

Osvaldo Barba

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