Aquarius e la nuova “questione meridionale” che interroga l’Europa

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L’Aquarius, con il suo carico di uomini e sogni, è entrata per settimane prepotentemente nel dibattito politico e culturale italiano. Una nave che trasportava non solo 700 uomini, di cui 127 minori non accompagnati e 7 donne incinte, ma trasportava un vero e proprio carico di sogni e speranze. Ogni essere umano a bordo dell’Aquarius portava con sé la speranza di una vita migliore, la speranza di sottrarsi definitivamente a una vita fatta di soprusi e violenze.

La decisione di chiudere i porti italiani da parte del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha – come spesso accade in questa Italia fatta di commissari tecnici, politologi e costituzionalisti, – diviso ancora una volta il nostro Paese tra chi era favorevole e chi invece si opponeva tale decisione.

Come fin troppo spesso accade, la paura nei confronti del diverso ha la meglio e i luoghi comuni nei confronti dei migranti sono emersi tra chi sosteneva le ragioni della chiusura: “vanno aiutati a casa loro”, “non scappano da nessuna guerra”, “vengono qui per non fare nulla”, “vengono per rubare ed essere mantenuti dallo Stato”. Una serie di stereotipi irripetibili nei confronti di chi rischia la vita per cercare un futuro migliore nel nostro Paese.

Una violenza verbale, diffusa purtroppo anche al Sud: quel Sud Italia che ha sparso il proprio popolo migrante in tutto il mondo e dal mondo veniva accolto con gli stessi pregiudizi con i quali oggi vengono accolti i migranti che oggi approdano sulle nostre coste. Il tempo, la conoscenza e la buona volontà dei nostri concittadini migtanti hanno disintegrato tali pregiudizi facendo conoscere la cultura italiana, napoletana, siciliana e calabrese in tutto il mondo.

Per tali ragioni, il fenomeno migratorio a cui stiamo assistendo, in realtà, non è altro che la nuova “questione meridionale”, che questa volta non chiama in causa solo l’Italia, bensì l’Europa intera. Una sfida che questa Unione europea deve affrontare favorendo la conciliazione tra i popoli e tra culture, accogliendo in maniera omogenea negli Stati dell’Unione chi rischia la vita per trovare un futuro migliore e giocando il proprio ruolo di potenza mondiale per la risoluzione delle cause che innescano il fenomeno migratorio nel continente africano.

Ora che l’Aquarius è approdata a Valencia, accolta dal nuovo governo socialista di Sanchez, comincia la vera sfida dell’Unione europea: risolvere la “questione meridionale” del Mediterraneo, ed evitare che le paure fomentate abbiano la meglio sull’accoglienza e la ragione.

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