Svolta a sinistra e nuova agenda su lavoro, scuola, povertà e immigrazione. Solo così il Pd può ripartire

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La grave sconfitta subita alle elezioni politiche impone alla sinistra, ed in particolare al Partito democratico, una riflessione attenta ed umile rispetto agli errori che sono stati commessi negli ultimi anni. Per ricostruire una proposta di governo più popolare e più di sinistra, serve riprendere un rapporto vero con il territorio e ritornare a rimettere in funzione i nostri circoli territoriali che, nel corso degli ultimi anni, se non sono scomparsi, sono venuti meno alla loro funzione di mediazione tra i cittadini e il Pd, come dimostra, ad esempio, l’esperienza dell’area metropolitana di Napoli in cui le sterili lotte di potere locali tra le correnti all’interno dei circoli hanno allontanato i nostri elettori.

Per ottenere questo risultato, è indispensabile segnare una profonda discontinuità rispetto ai gruppi dirigenti che hanno guidato il partito fino ad oggi. Ma è ancor più importante segnare una inversione di tendenza netta rispetto ai contenuti dell’azione politica del Pd. La necessaria autocritica dopo la sconfitta, non ancora espressa in maniera approfondita, deve, quindi, partire dall’atteggiamento di sufficienza con il quale sono stati messi da parte temi fondamentali per un partito collocato a sinistra: una miopia che ha costituito il principale motivo di disagio e disaffezione per gli elettori di centrosinistra.

In quest’ottica, innanzitutto va rimesso al centro della nostra azione il tema ‘lavoro’, ridando un senso reale alla parola ‘stabilità’ e restituendo ai diritti la loro centralità. Bisogna dire con chiarezza che alcune parti, alcuni aspetti del Jobs Act, sono sbagliati e vanno cambiati. Va detto, con altrettanta chiarezza, che è stato distorto il rapporto con le parti sociali, che va rifondato.

Stesso discorso vale per la scuola, dove alcune parti della riforma ‘La buona scuola’ vanno cancellate e riscritte insieme alle parti sociali. È stato poi un errore lasciare ad altri partiti populisti il monopolio della proposta sul tema della lotta alla povertà, che da sempre è una bandiera della sinistra e che va declinata in maniera moderna così come è stato fatto con il REI, misura però ancora parziale. Così come è stato uno sbaglio non dire con chiarezza che la questione dell’immigrazione va coniugata con quella delle politiche di integrazione.

Ripensare il programma e ridare voce al popolo della sinistra: sono queste, e non le solite risse tra correnti (che sembrano dominare, purtroppo, anche in questa fase), le priorità da perseguire se si vuole determinare una vera rivoluzione per il futuro del Partito democratico.

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Autore

Gianluca Daniele

Consigliere regionale del Partito democratico in Campania È stato segretario della Cgil Napoli e Campania, segretario generale del Slc Cgil Campania, membro dell’assemblea nazionale del Partito democratico, presidente nazionale dell’associazione Tempi Moderni Cgil e fondatore e segretario nazionale di NIdiL Cgil.

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