Politica di sinistra lontana dai bisogni dei cittadini, scenda dal palco per capire dove sta andando la società

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Mai come in questo momento ci si deve interrogare sul perché i cittadini siano sempre più lontani dalla politica intesa come sistema di valori alla base di una società. La riprova del disinteresse (che spesso rasenta la più cinica indifferenza) nei confronti dei temi fondanti lo Stato civile si rispecchia con quanto emerge dal successo elettorale dei nuovi movimenti politici, primo in testa il M5S, e dal repentino cambio di voto e opinione effettuato da milioni di elettori nelle ultime consultazioni elettorali scegliendo partiti agli antipodi. Inoltre, non ci si meraviglia più di fronte a candidati che passano da un partito all’altro a distanza di pochi anni. Che sta succedendo in Italia?

Il famoso 40% di consenso elettorale “renziano” si è improvvisamente dissolto dimezzandosi alle elezioni del 4 marzo. Quali le cause? A detta di molti, l’identità del Partito democratico sembra aver perso molti dei suoi punti di riferimento. Se da un lato le sue politiche del lavoro (Jobs Act) hanno aperto ampi e pericolosi spazi al ridimensionamento dei diritti, la “Buona Scuola” non sembra aver goduto di favori di insegnanti, studenti e famiglie, nonostante siano stati “assunti” a tempo indeterminato oltre 100mila nuovi docenti e le misure di alternanza scuola-lavoro siano andate nella giusta direzione, così come indicato dall’Europa. Cosa allora non ha funzionato nel Pd?

Oltre ai noti problemi causati dal carattere divisivo del suo leader, decisive in senso negativo sono state alcune scelte in termini di consenso popolare: la difesa ad oltranza del fallito referendum costituzionale del dicembre 2016, oltre ad errori nella comunicazione. Come definire altrimenti gli attacchi spesso ingiustificati ai giornalisti, magistrati e sindacati? Tutti questi comportamenti hanno senz’altro provocato la rottura tra il principale partito di centrosinistra ed i suoi stessi elettori. A ciò si aggiunga l’annientamento da parte della classe dirigente del Pd delle voci “dissonanti” all’interno del partito, il cui effetto ha costretto alla fuoriuscita dal Pd di alcuni dei suoi pezzi più importanti.

I valori della sinistra sono stati dispersi ed il conseguente disorientamento degli elettori del Pd ha provocato la dispersione dei voti tra M5S, Leu, Lega, ecc. Il risultato di questa confusione è sotto gli occhi di tutti: in questi giorni il Movimento 5 Stelle propone alleanze in alternativa o con il Pd o con la Lega! Il senso di smarrimento coinvolge tutti i democratici ed uscire da questo stallo di mancanza di valori e prospettive non sembra facile né immediato. Occorre sicuramente rimboccarsi le maniche e ripartire dalla presenza degli esponenti politici nei territori. Il ruolo delle associazioni, delle scuole, delle parrocchie deve essere valorizzato e riportato nel vivo del dibattito politico. Ogni iniziativa locale deve obbligatoriamente coinvolgere queste forze vitali che sono le uniche che possono rimettere in circolo le persone, che devono diventare i veri protagonisti della vita politica del Paese.

Passando al fronte dei temi da trattare è necessario partire dai veri bisogni dei cittadini, soprattutto di quelli facenti parte delle fasce deboli. I politici, infatti, il più delle volte hanno una percezione della realtà distorta e distante perché conducono una vita che non coincide con le problematiche quotidiane della “gente normale”. Quanti politici prendono autobus, metropolitane, fanno le file alle Asl o portano ogni giorno i figli a scuola o si recano al supermercato? Ma soprattutto, i politici non devono lottare per far quadrare il loro bilancio familiare. Insomma, come nel film “Come un gatto in tangenziale” i burocrati della politica fanno fatica ad immaginare le difficoltà insormontabili di chi vive le periferie del mondo. Finché non si supererà questo divario tra rappresentanti e rappresentati nel mondo della sinistra dovremo ancora sopportare per lungo tempo populismi per il distacco tra cittadini e politica.

Se vogliamo che associazioni e movimenti contigui ai partiti vengano accolti in ambiti istituzionali, aziendali e sociali, occorre quindi limitare il più possibile la gestione diretta delle singole iniziative da parte dei soliti esponenti politici, che dovrebbero aprirsi alla società partecipando a convegni e dibattiti non dal palco ma dalla platea, per ascoltare e capire, più che per mostrarsi. L’obiettivo di ogni evento non deve essere quello di riempire al massimo la solita sala, quanto quello di riempire molte sale con persone e temi sempre differenti. E, soprattutto, dare seguito concretamente, nell’agire politico, alle sollecitazioni arrivate dal confronto e dal dialogo con i cittadini.

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Autore

Teresa Potenza

Segretaria della Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli

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