Povertà, REI primo importante passo. Ora un sostegno regionale per ricollocare chi perde il lavoro in Campania

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I più recenti dati Istat ci danno un quadro chiaro della ripresa economica in Campania, che si conferma prima regione in Italia per incremento del Pil con il 3,2%. Questi dati indicano che alcune scelte compiute negli ultimi anni, in termini di investimenti e di crescita, stanno determinando un’inversione di tendenza rispetto al periodo precedente. D’altro canto, anche i dati sulla disoccupazione regionale (+3,6%) registrano un segno di ripresa e di fine della stagnazione economica.
Vi è un grande limite, però, che deve essere tenuto presente sia a livello regionale che nazionale, ed è rappresentato dall’aumento dilagante dei contratti a termine e dei rapporti di lavoro precari che indeboliscono il tessuto sociale della Campania e non favoriscono una reale ripresa dei consumi. Questi, insieme al lavoro che non c’è, soprattutto per i giovani e le donne, e al lavoro che va stabilizzato, sono i temi che dovremmo affrontare nei prossimi mesi anche come Regione Campania.
Purtroppo, la crisi economica degli ultimi anni ha prodotto una forte deindustrializzazione e una desertificazione di alcuni settori industriali e manifatturieri che, a livello regionale, sono praticamente scomparsi. La crisi, inoltre, ha generato in Campania, e soprattutto nell’area metropolitana di Napoli, un aumento forte della povertà sia assoluta che relativa. Il Mezzogiorno, nel quale risiede il 34% della popolazione italiana, conta oggi il 43% di tutti i poveri del Paese: famiglie di anziani, nuclei con disoccupati o famiglie numerose i più colpiti. Causa di ciò il persistere dei tassi più alti di disoccupazione. A chiedere aiuto al Sud sono per lo più famiglie di italiani (il 68,1%), rispetto a quelle di stranieri, che nelle regioni settentrionali hanno una maggiore incidenza.
Oggi, a dimostrazione di quanto dilagante sia la piaga della povertà, accanto a tali situazioni, che rimangono stabili e irrisolte, se ne aggiungono di nuove, a volte anche in controtendenza rispetto al passato. Nell’ultimo decennio, infatti, anche le regioni del Centro e del Nord hanno subìto un aumento della povertà, anche a causa delle conseguenze dei recenti eventi sismici. La crescente povertà è stata per lo più fronteggiata dalle associazioni cattoliche e laiche di volontariato le quali, con un lavoro straordinario, hanno spesso sopperito alle carenze statali.
Per questi motivi va sottolineata, con grande favore, l’opera svolta da “Alleanza contro la povertà” che ha fortemente spinto sul governo Gentiloni per l’istituzione del REI (Reddito di Inclusione) che andrebbe salutato come un importante provvedimento, al di là del colore politico e delle demagogie di campagna elettorale.
Uno strumento che può comunque essere migliorato: le risorse stanziate sono, ad esempio, ancora scarse. La recente legge di bilancio ha, però, già ampliato i criteri di fruizione con la soppressione del riferimento alle specifiche circostanze legate allo stato di disoccupazione del componente di età pari o superiore a 55 anni. Nella prima formulazione del decreto legislativo sul REI era stato imposto, infatti, che la disoccupazione dovesse derivare da licenziamento, anche collettivo, o da dimissioni per giusta causa con esaurimento, da almeno tre mesi, dell’intera prestazione per la disoccupazione. Dal 1° gennaio 2018, tale vincolo è stato eliminato e, pertanto, possono godere del REI i nuclei familiari in cui sia presente (basta una sola condizione): un minore; un disabile, una donna in stato di gravidanza; un componente di età pari o superiore ai 55 anni in stato di disoccupazione a prescindere, in quest’ultimo caso, dalle circostanze che hanno dato luogo alla disoccupazione. Da quest’anno, quindi, potranno fare domanda anche coloro che si sono dimessi o hanno siglato accordi per una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.
Dal prossimo 1° luglio, grazie a fondi aggiuntivi stanziati dalla legge Bilancio 2018, il REI sarà universale: verranno cioè meno i predetti requisiti familiari e resteranno, quindi, solo quelli economici, tra cui il possesso di un Isee non superiore a 6mila euro e un valore del patrimonio immobiliare (escludendo la casa di abitazione) non superiore a 20mila euro.
Per quanto concerne le politiche di sostegno e contrasto alla lotta alla povertà, sia a livello europeo che nazionale e locale, il sostegno economico deriva anche da altri filoni di finanziamento: il Fondo Sociale Europeo – che è il principale strumento europeo per la lotta contro la povertà – il Fondo di coesione e Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Fesr) che, insieme, costituiscono gli strumenti finanziari per il consolidamento della coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione europea, correggendo gli squilibri fra le diverse regioni. Infine, il Fondo di aiuti europei agli indigenti (Fead), che sostiene le iniziative degli Stati membri intese a fornire agli indigenti assistenza materiale, abbinata a misure di inclusione sociale. Esiste poi la Strategia Europa 2020 che, nel senso più complessivo, sul piano della riduzione della quota assoluta di popolazione in grave situazione di povertà, non ha dato gli esiti sperati, anche se resta una strategia ancora applicabile e pertinente per promuovere l’occupazione e la crescita a livello dell’Ue e degli Stati membri.
Il tema della povertà deve essere la priorità per la Campania, per il centrosinistra e per il Pd. Per questi motivi, in questi anni, mi sono battuto anche presso il Consiglio regionale per l’istituzione di uno strumento regionale contro la povertà. Nelle ultime settimane, ho anche presentato una proposta di legge che possa accompagnare e sostenere i lavoratori fuoriusciti dal ciclo produttivo, e che non avranno più diritto ad alcuna forma di sostegno al reddito, nel periodo di formazione e ricerca di una nuova collocazione. Considero questo, per i prossimi due anni, che saranno determinanti per la ripresa economica della Campania, un provvedimento importante che caratterizzerà l’amministrazione regionale nel solco degli interventi su cui una forza di centrosinistra al governo deve puntare.

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Autore

Gianluca Daniele

Consigliere regionale del Partito democratico in Campania È stato segretario della Cgil Napoli e Campania, segretario generale del Slc Cgil Campania, membro dell’assemblea nazionale del Partito democratico, presidente nazionale dell’associazione Tempi Moderni Cgil e fondatore e segretario nazionale di NIdiL Cgil.

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