Anm, lavoratori pronti ai sacrifici per il rilancio, ma la politica apra gli occhi

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Alla luce delle recenti determinazioni su Anm, è davvero il caso di affermate che non c’è mai fine al peggio. Infatti, l’intera vicenda, da quando è scoppiata ad oggi, nell’arco di dodici mesi, è arrivata ad un punto di non ritorno: noi lo avevamo ampiamente annunciato già a marzo 2017, e nei mesi immediatamente successivi avevamo anche provato ad indicare l’unica via d’uscita da questo lunghissimo tunnel. La scelta di andare al concordato preventivo, seppur l’unica misura appropriata, stante la pesante situazione finanziaria del comune di Napoli, arriva in ritardo ed in un contesto irrimediabilmente compromesso, considerato che oggi non basta solo arginare le legittime richieste dei tanti creditori ma c’è assoluto bisogno di rilanciare il servizio in tutte le sue articolazioni, che restano un punto di riferimento vero ed irrinunciabile per la mobilità cittadina e metropolitana. Oggi è assolutamente prioritario essere in condizioni di sostenere un programma di “esercizio” concretamente esigibile, con l’impegno di renderlo sempre più efficiente ed efficace. Purtroppo, il nodo di tutto ciò che sarebbe giusto e praticabile continua ad essere quello delle risorse economiche assolutamente insufficienti per le note difficoltà della proprietà ma anche per una flebile volontà di andare a recuperarle laddove sarebbero immediatamente disponibili, aggredendo con convinzione l’evasione tariffaria attraverso un dispiegamento di forze, soprattutto interne, su autobus e metropolitana. Un’azione, questa, che non richiede risorse economiche aggiuntive ma una seria volontà di ripristinare regole elementari con l’impiego di tutti quei lavoratori evidentemente non indispensabili laddove vengono utilizzati oggi considerando anche il netto sbilancio di organico tra diretti ed indiretti. Eppure, ad oggi, nessun progresso tecnico/organizzativo è stato registrato in questa precisa ed univoca direzione, nonostante il recupero delle risorse da bigliettazione sia una leva organizzativa forte ed incisiva che consentirebbe, giorno su giorno, di avere in cassa risorse fresche da poter anche convogliare sulle necessità strettamente legate alla manutenzione ordinaria: i continui stop di funicolari e metropolitana danno l’esatta dimensione delle tante difficoltà strutturali che insistono sul materiale rotabile. Insomma, tutto il quadro aziendale si presenta in chiara difficoltà e le responsabilità rispetto al servizio reso non vanno scaricate sui lavoratori, diventati anche bersaglio infelice di una parte dell’opinione pubblica, che anche in questo caso si scaglia nei confronti dei più esposti. Lavoratori ai quali, invece, andrebbero riconosciuti sacrifici e disponibilità quotidianamente messe in campo nell’effettuare il proprio turno su mezzi aziendali che spesso non hanno le garanzie minime di messa in esercizio e le cui responsabilità vengono assunte da se stessi. Lavoratori che, per effetto del concordato autorizzato dal tribunale di Napoli, non riceveranno le competenze accessorie che determinano buona parte del loro stipendio, eppure continuano a garantire le proprie prestazioni affinché si possa continuare a garantire il servizio alla collettività. Lavoratori che hanno già rinunciato a pezzi di salario e che hanno manifestato la piena disponibilità nel dover concorrere a risanare l’azienda, nonostante gli impegni delle controparti siano stati puntualmente disattesi. I dubbi, purtroppo, continuano ad essere indirizzati alla proprietà ed alla Holding che in tutti questi anni, ma ancora oggi, si sono mantenute distanti dal capire come stava in piedi l’azienda e cosa produceva in termini di profitto o debito. Anzi, sono state troppe le occasioni in cui la politica si è intromessa nei processi gestionali ma mai per capire se efficientamento e razionalizzazione venissero diligentemente praticate. Ora bisogna necessariamente guardare avanti per rialzarsi in fretta con idee e programmi, certi ed esigibili, senza tentennamenti o piglio altalenante, coinvolgendo tutti in un progetto vero, credibile ma soprattutto sostenibile al quale sia i lavoratori ma anche il sindacato confederale dovrà dare il proprio contributo in termini propositivi e non strumentali. Vanno, quindi, immediatamente avviate nuove pratiche, tutte quelle azioni utili a rendere un servizio vero alla collettività sapendo che, solo attraverso il conseguimento di risultati positivi, sarà possibile salvaguardare anche l’intera filiera del lavoro (e conseguentemente i lavoratori) oggi troppo farraginosa ed arrugginita ma con grandi potenzialità sinora inespresse e non per incapacità proprie. Insomma, Napoli e la sua città metropolitana hanno bisogno di potersi affidare ad una politica capace di esprimere idee e progetti concreti anche sulla mobilità collettiva che deve fare di Anm il suo punto strategico all’interno di un progetto di rilancio dei servizi sociali dove il trasporto pubblico locale deve rappresentare il valore aggiunto per l’intera economia territoriale e regionale.

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Segretario generale della Filt Cgil Campania

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