Acqua, una gestione oculata per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente

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È ormai riconosciuto in tutto il mondo che l’acqua costituisce un bene fondamentale, un diritto umano essenziale per il pieno godimento del diritto alla vita e di tutti gli altri diritti umani. La risoluzione Onu che recepisce questo principio ha dato poi luogo ad un dibattito all’interno della maggior parte dei Paesi sviluppati attorno al quesito: “Acqua pubblica Sì/No”.
In Italia, nel 2011, i cittadini si sono espressi mediante consultazione referendaria in merito all’affidamento e gestione dei servizi idrici integrati ai privati ed hanno massicciamente abrogato la norma che prevedeva questa ipotesi. E’ ormai consolidato il pensiero secondo cui l’acqua è un bene pubblico. La gestione del servizio deve essere affidata ad aziende che per la maggior parte devono essere sottoposte al controllo pubblico. Appare pertanto sterile, datata e demagogica la posizione di coloro che si ostinano a svolgere campagne politiche che propugnino l’acqua pubblica: chi lo nega?
Ciò non significa che l’accesso e l’utilizzo dell’acqua pubblica siano gratuiti e senza alcuna corresponsione di prezzo. Un impegno particolare va fatto da parte di tutte le società che gestiscono l’acqua in relazione alla riduzione delle morosità, che in molti casi raggiungono punte inaccettabili e che in modo diffuso riguardano non sempre famiglie di deboli o indigenti, ma che spesso sono da ascrivere a società, aziende e grandi alberghi. Le cifre da recuperare devono essere indirizzate per potenziare gli impianti e per adeguarli ai requisiti previsti dalla legge.
Dal 1° gennaio 2016, recependo la Delibera 664/2015 dell’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas ed il Sistema Idrico (AAEGSI), i cittadini italiani pagano una bolletta che è comprensiva non solo del consumo dell’acqua, ma anche dei costi connessi alla fognatura ed alla depurazione, secondo il principio che “chi inquina paga”, sancito dalla Direttiva Europea 2000/60/CE. Purtroppo, nel nostro Paese, in misura massiccia ed invadente, si è assistito in modo indifferente ed in molti casi complice ad un processo di inquinamento idrico che ha per lungo tempo contaminato mari e acque interne superficiali (fiumi e laghi) e di falda. Le responsabilità di tali comportamenti sono da imputare ad una mancata o inadeguata depurazione delle acque reflue civili (le fogne, che riversano nei fiumi e nel mare materiali organici, batteri e composti contenenti fosforo e azoto), ad ingenti quantità di rifiuti delle attività industriali (inquinamento chimico) e quelle agricole (fertilizzanti e pesticidi, che la pioggia trasporta dai campi alle falde e ai fiumi). Inoltre, spesso le autorità che avrebbero dovuto controllare e regolare i processi hanno consentito un disordinato sfruttamento del territorio, in particolare in relazione alle sponde di laghi e fiumi e delle coste, il che ha messo a repentaglio l’habitat acquatico italiano.
Il quadro che emerge dalla qualità delle acque in Italia è preoccupante, a giudicare dagli indicatori per la valutazione della qualità delle acque. Il 20% dei campioni analizzati possiede una qualità scarsa o pessima, a fronte di un 25% di acque sotterranee con qualità scadente, per cause antropiche, ovvero dipendenti esclusivamente dall’uomo. Nelle acque troviamo nitrati, provenienti soprattutto dai fertilizzanti, utilizzati in campo agricolo e che causano anche la cosiddetta eutrofizzazione dei laghi e dei fiumi, provocata da un’eccessiva densità di flora acquatica. Nei mari, causa di inquinamento è prevalentemente il petrolio e i suoi derivati, che in grandi quantità viaggiano per nave. Quante volte siamo stati costretti ad assistere ad incidenti navali di carichi di petrolio, oppure ai frequenti episodi di pulizia di cisterne in mare aperto? Purtroppo il Mar Mediterraneo, da questo punto di vista, è tra i più esposti.
Uno dei compiti istituzionali delle società che si occupano del servizio integrato delle acque è rivolto alla corretta gestione dell’intero ciclo delle acque, che non si limita alla sola distribuzione del bene pubblico ma che si occupa anche delle depurazioni. Considerando che la maggioranza di ciascuna di tali società è pubblica, e quindi i suoi amministratori sono per la maggioranza di emanazione politica, qui viene il vero nodo della questione: i nostri politici sanno che devono nominare persone capaci e competenti?
Solo infatti con capacità e competenza si è in grado non solo di indicare il rispetto normativo e legislativo, ma anche di controllare che sia escluso qualsiasi comportamento che possa dare luogo ad inquinamento. Quando si interviene con tecnologie adeguate e con progetti mirati i risultati non tardano a venire. Un esempio per tutti proviene proprio dal nostro territorio: a seguito dell’attivazione dell’impianto di sollevamento che ha convogliato tutte le acque reflue del comune di Ercolano al depuratore di Napoli Est, si è ottenuta l’eliminazione definitiva di tutti gli scarichi a mare: oggi in quel litorale hanno iniziato a svilupparsi stabilimenti balneari per famiglie e cittadini locali che si sono riappropriati delle bellezze (coste ed acque) del loro territorio.
Quando ben trattato, l’ambiente risponde più che bene al buon comportamento dell’uomo.

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Autore

Teresa Potenza

Segretaria della Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli

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