Per la sinistra la sfida è il governo

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I recenti risultati elettorali sono l’ennesima conferma del fallimento di un modello di partito affermatosi negli ultimi anni con Renzi, che ha puntato sull’autosufficienza a sinistra e sul desiderio di intercettare pezzi di elettorato di centrodestra. Troppi i passi falsi commessi: dalle più recenti tornate amministrative fino alla disfatta sul referendum costituzionale, che ha segnato una profonda frattura con una parte del tradizionale elettorato del Partito democratico, non solo quello più a sinistra ma anche quello vicino all’associazionismo, sia laico che cattolico e al mondo del volontariato e del sociale.
Senza una coalizione forte di centrosinistra in campo, la scelta degli elettori alle prossime politiche sarà tra due populismi, quello qualunquista e inconcludente dei 5 stelle e quello sempre più xenofobo e padronale di un centrodestra guidato dal duo Salvini-Meloni.
Gli elettori del centrosinistra ci chiedono un cambio di linea, una sterzata a sinistra, ma anche unità, un nuovo inizio, nello spirito di un Ulivo rinnovato. Chiedono che si torni a parlare dei temi, e che tornino centrali questioni quali il lavoro, la lotta alla povertà, l’innovazione, il Mezzogiorno. A nessuno, invece, interessano le sterili polemiche mediatiche tra pezzi di ceto politico. Tra l’altro, il desiderio di rinnovamento e di riconoscimento degli errori del passato resta un tratto fondamentale per una proposta vincente di un nuovo centrosinistra come, del resto, ci insegnano le vicende napoletane in cui, tutte le volte che le forze progressiste si presentano incarnando la continuità e la difesa delle gestioni precedenti, spesso con le medesime facce, vengono clamorosamente sconfitte alle elezioni. Per ridare forza ad una proposta di governo seria del centrosinistra vi è senza dubbio bisogno, così come avvenuto in Campania nelle ultime elezioni regionali, di due fattori fondamentali: l’elemento della rottura rispetto al passato, che nelle ultime elezioni regionali era impersonificata dalla figura di sindaco di Vincenzo De luca, e l’unità delle forze di centrosinistra, che devono essere in grado di riconoscersi in una proposta complessiva di governo, così come ci viene chiesto insistentemente dai nostri elettori.
Del resto, in Campania, il centrosinistra ha dato segnali di inversioni di tendenza, cercando di agire sulla realtà concreta delle persone con alcuni interventi a favore dei meno abbienti: l’introduzione del trasporto pubblico gratuito per gli studenti, ad esempio, che coinvolge circa centomila famiglie, o gli interventi in ambito sociale, tesi a migliorare la qualità della vita delle famiglie con carichi di cura a favore di minori, anziani non autosufficienti e persone con disabilità. Ancora, ad agosto scorso, la Regione Campania ha liquidato 7.560.587,98 euro in favore degli Ambiti territoriali, a valere sulle risorse del Fondo Sociale Regionale, a titolo di anticipazione in attesa dell’assegnazione dei fondi ministeriali, per garantire il trasporto scolastico e l’assistenza specialistica agli alunni disabili.
Ovviamente, questo non basta. Per poter invertire il vento di destra che spira sull’Italia è necessario recuperare i nostri valori autentici. La sfida che va colta a Napoli, come nel resto del Paese, è quella di recuperare il rapporto con il mondo del lavoro e produttivo, i sindacati, l’associazionismo laico e cattolico, gli operatori del volontariato: tutte realtà che hanno arricchito la proposta politica delle migliori stagioni del centrosinistra, e che non possono essere lasciate ancora una volta fuori della porta di un nuovo centrosinistra.

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Autore

Gianluca Daniele

Consigliere regionale del Partito democratico in Campania È stato segretario della Cgil Napoli e Campania, segretario generale del Slc Cgil Campania, membro dell’assemblea nazionale del Partito democratico, presidente nazionale dell’associazione Tempi Moderni Cgil e fondatore e segretario nazionale di NIdiL Cgil.

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