Nuovo Codice Antimafia, tra buoni propositi e rischio confusione

0

Il nuovo testo del Codice Antimafia è in vigore da pochi giorni, al termine di un iter parlamentare lungo e faticoso. Si ricorderà certamente il “braccio di ferro” parlamentare per la sua approvazione alla fine dello scorso settembre: una manifestazione della “residua” forza del Governo che ne aveva fatto una bandiera. Indubbiamente il testo contiene alcuni accorgimenti che hanno reso più veloce e specialistico l’approccio alla trattazione delle misure di prevenzione: si è posto rimedio ad alcune defaillances sistematiche che si erano presentate durante il corso applicativo della normativa previgente. Ma sul fronte dei giuristi si registra poca soddisfazione sul nuovo intervento legislativo.
Da molteplici fronti di osservazione arrivano giudizi e rilievi spesso convergenti. La critica principale che viene rivolta consiste nella circostanza di avere utilizzato uno strumento nato per fronteggiare il fenomeno della criminalità organizzata insieme a quello della corruzione. Va ricordato che la figura di reato di corruzione è stata oggetto di recenti e significativi rimaneggiamenti legislativi con un vistoso aumento del trattamento edittale che oggi già consente l’utilizzo di ulteriori strumenti di accertamento ed un conseguente allungamento dei tempi di prescrizione. Sempre con riguardo alla corruzione, erano già presenti strumenti per il sequestro e la confisca del profitto del presunto reato. Sono dietro l’angolo, quindi, incertezze interpretative che daranno un effetto confliggente con i propositi del legislatore. Inoltre, va ricordato che la giurisprudenza comunitaria ha sempre più frequentemente raccomandato il restringimento di misure di privazione patrimoniale in profondo contrasto con i “moti” politico criminali nostrani.
La normativa antimafia è nata e va sicuramente migliorata con l’intento assai fruttuoso di contrastare l’accumulo di patrimoni illeciti. La corruzione, ovviamente, presenta un contesto del tutto differente. Va ricordato che, come evidenziato dalla giurisprudenza comunitaria, le misure di prevenzione sono adottate prima della celebrazione di un processo a carico degli indagati di reati facenti parte del sempre più esteso catalogo individuato dalla norma.
Allora l’ipotesi, che anche questa volta, il legislatore, pur se animato da buoni propositi, abbia proposto l’ennesimo intervento di politica criminale confuso ed incoerente appare confermata. In vero lo stato confusionale che involge la novella è visibile: l’inspiegabile applicabilità della misura di prevenzione patrimoniale anche a fattispecie ben lontane da quelle invocate. Ad esempio appaiono quali destinatari potenziali della misura di prevenzione patrimoniale anche gli indagati per il reato di stalking.
Per finire, all’atto della approvazione del ddl, è stato adottato un ordine del giorno con cui il Governo si impegna a monitorare il percorso applicativo della norma con ciò, implicitamente, affermando l’eventualità non molto remota di introdurre modifiche al testo appena varato.

Share

Autore

Alfonso Trapuzzano

Avvocato penalista, con specializzazione in materia economica, già ricercatore universitario e docente a contratto presso la Federico II, è stato relatore in numerosi convegni ed eventi di formazione professionale rivolti agli avvocati. Vive e lavora tra Napoli e Roma. Giornalista pubblicista, ha collaborato con numerose testate giornalistiche e riviste scientifiche di diritto penale. È vice presidente dell’Associazione Merqurio

I commenti sono chiusi.