L’Eav è ripartito ma non basta, serve coraggio per vincere la sfida della produttività

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La transazione firmata a fine 2016 con la Regione Campania per ripianare i debiti pregressi ed evitare il fallimento ha rappresentato il punto di partenza di un nuovo cammino per EAV. Ancora oggi siamo alle prese con i gravi problemi per l’azienda e per i dipendenti che ha causato il fallimento di EAVBUS. I danni che provoca il fallimento sono enormi per tutti, a lungo termine: occorre tenerlo ben presente.
Deve essere chiaro a tutti, tuttavia, che il contributo ottenuto da EAV è condizionato ad un piano di efficientamento da varare in tempi brevi e che è sottoposto alla vigilanza di una commissione composta da rappresentanti della Regione e del MEF.
L’obiettivo è garantire un conto economico in equilibrio ed un servizio decisamente migliore. A tal fine sono stati programmati investimenti importanti che dovranno essere realizzati in tempi certi. L’obiettivo, inoltre, è ottenere lo sblocco del turn over per consentire un ricambio della forza lavoro non più rinviabile.
Dopo anni di fermo e stallo assoluto, oggi abbiamo bisogno di recuperare efficienza nel lavoro. E per poter recuperare efficienza e produttività la strada è la motivazione. La motivazione, sia emotiva e morale, di appartenere ad un’azienda dalla storia importante e dal futuro finalmente positivo, sia economica, di poter aspirare ad una soddisfazione in termini di retribuzione e carriera.
Dal 2015 al 2017 EAV ha completamente ribaltato la propria situazione finanziaria ed economica. Nel 2015 il bilancio ha chiuso con una perdita di 27 milioni, nel 2016 con un utile di 30 milioni. Sono stati riaperti tutti i cantieri chiusi negli anni 2010-12, sono arrivati sui binari i primi treni nuovi, sono stati recuperati importanti risorse per infrastrutture, bus e treni. Il percorso è lungo e difficile, ma la strada imboccata sembra essere quella giusta.
Se allarghiamo lo sguardo, purtroppo, osserviamo che EAV rappresenta un caso isolato nel panorama delle aziende che operano nel trasporto pubblico locale, che vivono tutte gravi difficoltà finanziarie: molte sono fallite negli anni dal 2013 al 2015, altre sono sull’orlo del fallimento.
Occorrono scelte coraggiose e strategiche, senza inventare nulla ma seguendo l’esempio di quello che è avvenuto in regioni più avanzate. Gli enti locali devono avere il coraggio di aprire al mercato e di mettere sul tavolo per ridiscutere gli attuali assetti proprietari, in vista delle gare previste dalla normativa europea. Non si tratta di privatizzare nel senso di mettere a disposizione di privati margini di profitto, ma di rendere effettivamente pubblico un servizio che oggi non è in grado di essere soddisfacente per le fasce più deboli. Il trasporto è un servizio pubblico nel senso che deve essere al servizio di interessi generali ed in particolare dei ceti deboli e non nel senso che deve necessariamente essere gestito da società a capitale interamente pubblico, con interferenze clientelari della politica a danno dei veri azionisti delle aziende di traporto: gli utenti. Il Sindacato è chiamato a dare un contributo determinante per una svolta in termini culturali a tutto vantaggio della ripresa dell’occupazione e per un allargamento dell’offerta di trasporto di cui il territorio ha un enorme bisogno.

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Autore

Umberto De Gregorio

Presidente Eav (Ente autonomo Volturno)

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