E Castelvolturno inaugura lo Ius soli del basket

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Stranieri nel Paese in cui sono nati e cresciuti, senza la possibilità di praticare a livello agonistico lo sport che amano, perché la legge non lo consente. È questa la situazione vissuta da alcuni ragazzi nei campionati giovanili di pallacanestro a Castelvolturno. Figli di immigrati, nati in Italia e senza permesso di soggiorno, quei ragazzi non sono mai usciti dal paese che si affaccia sul fiume Volturno. Lì sono cresciuti, con le stesse abitudini dei coetanei italiani, con la passione per lo sport. Una passione non riconosciuta, almeno fino ad oggi.
La squadra della quale fanno parte si chiama Tam Tam Basket, ed è composta da ragazzi che hanno tra i 10 e i 16 anni. Uno di loro racconta la propria delusione rispetto a leggi che non consentono la loro partecipazione ai campionati: «È una ferita al cuore. Io quando gioco sono felice. Ma non possiamo fare una squadra e questo mi fa arrabbiare. Dicono che non si può perché siamo stranieri. Ma io sono nato in Italia!».
A dar voce allo sconforto di questi ragazzi, è il loro coach, campione d’Italia, Massimo Antonelli. Questo il suo appello al presidente della federazione basket e a quello del Coni: «La palla è nelle vostre mani. Consentite una deroga agli scugnizzi della Domiziana, consentite che i ragazzi della Tam Tam Basket possano continuare il loro fantastico sogno».
E, proprio in nome e nel rispetto del principio del diritto allo sport per tutti, il 10 novembre, al fischio d’inizio del campionato, sono potuti entrare in campo anche i giovani della Tam Tam Basket. Il requisito richiesto per i ragazzi è l’aver svolto un ciclo scolastico di almeno quattro mesi.
Si avvera, così, un sogno. Si alimenta la passione e il coraggio. Da qui parte l’integrazione. Dal progetto di inclusione sociale attraverso lo sport, che è, prima di tutto, un gioco. Ma che si basa sull’importanza del sacrificio e del lavoro per raggiungere gli obiettivi, comportando l’accettazione di precise regole.
Lo sport è uno degli strumenti fondamentali per l’inclusione sociale, aggrega, dà la possibilità di confrontarsi e di fare squadra senza distinzioni di pelle e di stato sociale. Dall’essenza del gioco di squadra nasce, quindi, l’integrazione. E anche da esperienze di Ius soli spontaneo come quella dei ragazzi di Castelvolturno, che ora potranno sognare di diventare campioni e di vestire, tra qualche anno, la maglia della loro nazionale, quella italiana.

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Autore

Osvaldo Barba

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