Un “Piano di rientro” degli insegnanti campani per una scuola non solo “Buona” ma anche giusta.

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A poco più di due anni dall’approvazione della riforma sulla scuola, voluta dall’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, siamo in grado di tirare le somme e, forse, comprendere un po’ meglio il motivo delle numerose proteste che hanno portato avanti gli insegnanti di ogni parte politica, affinché quella proposta, denominata “Buona Scuola”, non diventasse legge.
A sancire l’esito negativo della L.107/2015 sono, a distanza di due anni, i dati certificati dall’organismo nazionale deputato al controllo sulla gestione delle risorse pubbliche: nell’anno scolastico 2016/17 si è registrato un incremento dei docenti inseriti nelle Graduatorie ad Esaurimento (88045 unità); 125.832 contratti di supplenza annuali stipulati; 400 nuove procedure per le suppletive al concorso; 102 le scuole autonome cancellate; 2.487 insegnanti hanno ricevuto il bonus di merito; solo 3.438 posti in deroga per gli amministrativi, tecnici e ausiliari, nonostante i tagli della Legge di Stabilità 2015.
Il meccanismo introdotto dalla Buona Scuola voleva bilanciare un reale squilibrio: su 36mila posti disponibili, 22mila sono nelle regioni del Nord, per cui, considerato che scuole e alunni non possono spostarsi, l’unica possibilità rimaneva portare dal Sud al Nord gli insegnanti a cui è stata garantita l’assunzione a tempo indeterminato a fronte di tale sacrificio.
Così moltissimi docenti, iscritti nelle diverse graduatorie, hanno aderito al Piano Nazionale di Assunzioni previsto dalla legge, esclusivamente spinti da necessità, dato che nelle loro regioni (Campania, Sicilia, Calabria, Puglia), pur avendo superato concorsi altamente selettivi, non vi erano, appunto, posti disponibili per consentirne l’immissione in ruolo.
Non si può dire che il processo sia stato governato alla perfezione, e il famigerato “algoritmo” ha generato non pochi problemi, come la destinazione degli insegnanti tra regioni del Sud. Ed ecco che pugliesi sono finiti in Sicilia e viceversa, a sottolineare che non è stato fatto valere il merito professionale, ma solo l’algoritmo. Non si può non considerare che come moneta di scambio c’era l’agognato posto fisso, ma il sacrificio è stato chiesto a molte persone non più giovani, dopo anni di supplenza, con figli e famiglie radicate.
I disagi generati agli insegnanti dall’esodo potrebbero essere, in parte, risolti attraverso l’assegnazione dei posti in deroga sul sostegno. In Campania ce ne sono 6.000, di cui solo 1.500 saranno coperti da docenti con il titolo di specializzazione. I restanti 4.500 saranno destinati a supplenze, attraverso graduatoria di II fascia d’istituto che ha al suo interno docenti che non hanno mai superato un concorso, né hanno alcuna competenza pratica e didattica per provvedere adeguatamente alla formazione degli alunni con disabilità.
Senza ricorrere all’assistenzialismo, vale davvero la pena di tener aperte le scuole meridionali, incentivare il tempo pieno, puntare sull’istruzione, soprattutto nelle aree a rischio.
In questo contesto, poi, bisogna ricordare che la Costituzione tutela la famiglia e garantisce i diritti dei cittadini e, in generale, dei genitori che “hanno l’obbligo di istruire ed educare i propri figli” (obbligo impossibile da mettere in pratica se si vive lontano da loro) e che le leggi ordinarie non potrebbero generare, in alcun modo, la disgregazione delle famiglie. Evidentemente, è a questo principio che si sono ispirate le ordinanze n. 180 del 23/01/2017 e n. 848 del 27/03/2017 del Tribunale di Reggio Emilia derivanti dai ricorsi, accolti, presentati dai docenti e che stabiliscono che “nell’attribuzione dei posti di sostegno in deroga, i docenti di ruolo collocati nelle graduatorie dei richiedenti assegnazione provvisoria, hanno la precedenza sui docenti precari collocati nelle graduatorie ad esaurimento e nelle graduatorie di istituto”.  Alla base dell’ordinanza vi è l’evidenza che il docente di ruolo debba ricoprire tali posti sia per una logica formativa che per una legislativa. Se, infatti, non c’è personale specializzato (che deve essere necessariamente preferito a quello non specializzato per la miglior tutela del disabile) e residuano posti che andranno coperti comunque con personale non specializzato, il dipendente a tempo indeterminato ha diritto a ricevere la proposta di impiego su quei posti prima di procedere con contratti a tempo determinato.
Sarebbe quindi auspicabile, affinché si possa giungere ad una soluzione definitiva, attraverso il varo di un “Piano di Rientro nazionale” dei docenti della Campania attraverso:

  • l’eventuale attivazione di un piano di ammissione in ruolo pluriennale;
  • l’ampliamento dell’organico di potenziamento;
  • la possibilità di ricoprire i posti di sostegno attraverso anche un contemporaneo percorso formativo istituzionale;
  • la possibilità di rafforzare e, quindi, di svolgere le attività didattiche sul potenziamento;
  • la possibilità di favorire il trasferimento in deroga alle percentuali da destinare alle graduatorie ed ai concorsi da avviare;
  • il dare la priorità per le assegnazioni provvisorie a partire dall’anno scolastico 2017/18 anche su spezzoni di cattedra;
  • l’introduzione del tempo pieno sia nella scuola di infanzia che nella scuola primaria per garantire le medesime opportunità formative e colmare il profondo divario tra le scuole del Nord, in cui la percentuale di attuazione è del 90%, e quelle del Sud dove si raggiunge l’11%;
  • l’applicazione di una delle deleghe della L.107 per la promozione dell’arte nelle scuole della provincia;
  • lo studio dell’economia aziendale e del diritto in tutti gli istituti di scuola superiore;
  • lo stop al sovrannumero nelle classi e la piena attuazione della delega sul sostegno, che sancisce il limite massimo di 20 alunni per ogni sezione/classe se al suo interno è presente un bambino con disabilità grave;
  • il potenziamento, finora sempre negato, nella scuola dell’infanzia.
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Autore

Ermenegilda Langella

Sono nata a Torre del Greco dove vivo con mia figlia e il mio compagno. Lavoro in Wind dal 1999. Con molta calma nel 2007 ho conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere con una tesi sperimentale in psicolinguistica. Dal 2009 al 2015, dopo una breve esperienza come Rsu Slc Cgil in azienda, ho lavorato attivamente in Cgil come segretario provinciale e regionale Slc. Dal 2014 sono giornalista pubblicista.

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