Un nuovo Pd per il futuro di Napoli e della sua area metropolitana

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In una fase così delicata, in un momento che ci mette davanti a trasformazioni sociali, economiche e politiche epocali, il Partito democratico ha bisogno di riscoprire i valori fondanti sui quali è nato. A livello internazionale come a livello locale, c’è bisogno di intraprendere nuovi percorsi attraverso nuovi linguaggi e nuove modalità, per dare valore e sostanza alla militanza e alla partecipazione politica.
Il Pd va ricostruito dalle fondamenta. Troppe sconfitte, troppe le delusioni.
Le ultime elezioni amministrative ci consegnano un Partito democratico all’11% a Napoli e, nonostante la vittoria nei comuni della provincia, un Pd che non supera in media il 15%. In questi anni abbiamo visto un partito piegato su se stesso, invece che aperto al dialogo con i cittadini; più teso alla ricerca individuale delle preferenze che al consenso verso una proposta politica credibile.
Troppe sono state le occasioni mancate per evidenziare limiti e fallimenti dell’amministrazione de Magistris. Allo stesso tempo debole si è mostrata la capacità di enfatizzare l’attenzione del governo nazionale verso la nostra Regione, e di comunicare e valorizzare la concreta spinta al recupero di anni di ritardo ed immobilismo grazie al governo regionale a guida Pd. Noi crediamo invece che Napoli e la sua area metropolitana abbiano necessariamente bisogno di un Pd capace di identificarsi con una proposta politica credibile, che si contrapponga al populismo, qualunque sia la sua radice. Una forza politica organizzata portatrice di una nuova cultura di sinistra che sappia ridurre le disuguaglianze e moltiplicare le opportunità in un’area dalle note potenzialità.
Un Pd aperto e inclusivo che riesca a riattivare e coinvolgere l’enorme patrimonio di fiducia che ci è stato consegnato ancora una volta in occasione delle ultime primarie. Un Pd capace di fare tesoro degli errori del passato, capace di essere comunità, capace di dimostrarsi utile per affrontare i problemi che interessano i cittadini e i territori. Per portare avanti questi obiettivi ambiziosi, nell’indispensabile dibattito e dialogo sia interno che esterno al partito, il Pd di Napoli deve recuperare il rapporto con i propri elettori, con l’opinione pubblica ed i cittadini in genere.
Un rapporto incrinato dalle troppe polemiche sterili e mediatiche che hanno messo in ombra i temi, dando l’impressione che il Partito democratico non avesse idee e soluzioni da proporre sui singoli problemi che interessano il nostro territorio. Una stagione autoreferenziale deve lasciare il passo ad uno sforzo unitario di ricostruzione anche organizzativa, a cominciare dai circoli. Circoli che oggi sono spesso appannaggio di questa o quella corrente, nella migliore delle ipotesi, o che esistono solo sulla carta, restando di fatto sempre chiusi. I circoli del Pd devono essere del Pd, ed ogni iscritto deve sentirsi a casa in ognuno di essi.

Il congresso provinciale deve essere il momento più alto del confronto politico.
Non si tratta di contrapporre gli ex DS agli ex Margherita. Sarebbe un inutile e sterile esercizio. Non è questa la nostra idea di congresso e di partito nel futuro. Abbiamo l’obbligo invece di vivere e far vivere alla nostra comunità questa fase congressuale come un dibatto finalmente vero, profondo e alto sulle questioni concrete dell’area metropolitana, riuscendo finalmente a fondere due grandi storie di valori ed esperienze in un soggetto politico forte della sua identità progressista, capace di rappresentare ed attrarre i tanti giovani che quelle storie non le hanno vissute.
Vogliamo un Pd diverso da quello che abbiamo visto in questi anni, che troppo spesso ha taciuto strizzando l’occhio a quelle modalità che sono diametralmente opposte alla nostra cultura politica. In questi mesi, la gestione del Pd provinciale, che per anni ha voluto mostrare i muscoli impedendo ogni forma di ragionamento e confronto interno e che ha trasformato i momenti di dibattito in becere conte, ha perso anche l’appoggio di tanti dirigenti che si sono stancati di queste modalità. A dirlo con chiarezza sono le ultime direzioni metropolitane che hanno dimostrato una dirigenza afona e debole nel costruire una visone e che per questo ora paga un prezzo sul terreno dei numeri e del consenso fuori e dentro il Pd.
Per questo siamo convinti che sia giunta l’ora di un cambiamento profondo degli organismi dirigenti metropolitani per costruire, finalmente, quel Partito democratico metropolitano che possa essere credibile come alternativa al populismo, che possa parlare con voce forte, che possa riconnettersi con quei pezzi di società che ci hanno abbandonato e che non vedono più nel nostro Partito un soggetto politico capace di rappresentarli.
Abbiamo il dovere di rimetterci in connessione con il mondo dei saperi, con gli intellettuali, con gli artisti, con il mondo accademico, con il mondo della rappresentanza sociale, a partire dai sindacati. Solo grazie all’appoggio, all’ascolto e alla condivisione delle idee, dei percorsi e dei programmi con queste realtà si può riuscire a dare una prospettiva innovativa al nostro progetto.
Ripartiamo dalla costruzione di una visione nuova di Napoli e dell’area metropolitana. Una visione che dobbiamo strutturare insieme con tutte le forze presenti sui nostri territori, a partire dai nostri militanti ai quali in questi anni è stata tolta la voce e la dignità e ai quali va riconsegnato il ruolo di veri artefici delle scelte politiche del Partito.
Ripartiamo dai circoli, da quelli veri, da quelli che producono idee, che ascoltano le istanze delle comunità e che si confrontano ogni giorno con le sofferenze. Ripartiamo dalle tante eccellenze economiche, sociali, politiche e culturali di questa provincia per riscrivere un futuro che sia finalmente concreto, possibile e soprattutto vicino.
Ripartiamo dal nostro popolo per fare finalmente anche a Napoli un Partito democratico riformista e popolare.

*Nicola Oddati / Candidato alla segreteria provinciale del Pd Napoli

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Autore

Nicola Oddati

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