La mia prima settimana come Garante dei diritti delle persone detenute – un breve diario

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Si è conclusa la mia prima settimana come Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale della Regione Campania. Per la verità, a pochi giorni dal mio insediamento in ufficio, ho iniziato fin da subito a occuparmi dell’agenda e degli incontri programmati con i detenuti che avevano richiesto colloquio. E, per far comprendere quali sono i problemi che quotidianamente deve affrontare chi vive in carcere o a contatto con questo mondo, riporto le mie riflessioni in un breve diario.
Il primo incontro in carcere da Garante è stato il giorno 4 ottobre, per ascoltare una decina di detenuti di Poggioreale. “Morire di Carcere”, la mia prima uscita pubblica come Garante dei detenuti, nel carcere di Poggioreale, è stata listata a lutto. Un detenuto del padiglione Salerno, al piano terra, il giorno prima, alle 18, si è suicidato dopo un pomeriggio tranquillo e dopo un incontro di catechesi. Probabilmente qualche cattiva notizia familiare o relativa ad un provvedimento giudiziario lo ha sconvolto, lo ha segnato. Un padiglione, il Salerno, a regime aperto, con diverse iniziative, dove si è seguiti, non sono bastati a tenerlo in vita. Dopo quello di febbraio, è il secondo suicidio del 2017 a Poggioreale. Detenuti e polizia penitenziaria hanno bisogno di figure sociali che fanno da sostegno, interazione tra detenuti, diagnosi, esperti, psicologi delle Asl. Occorre raggiungere una visibilità istituzionale su questo tema.
Il giorno seguente, il 5 ottobre, insieme ai miei collaboratori ho incontrato un gruppo di reclusi del carcere di Secondigliano, reparti Alta sicurezza. Il tema affrontato e denunciato da loro è stato la territorialità della pena. Indubbiamente, la lontananza dal luogo di residenza rende difficile e a volte impossibile per il detenuto l’incontro con i familiari, l’assistenza con i servizi territoriali, lo stesso rapporto con l’avvocato, cosa che rende poi ancora più difficile il percorso rieducativo. Non si tratta solo di un problema di natura tecnico giuridica connesso con l’applicazione dell’art. 42 dell’OP, ma si tratta anche di una questione di natura culturale e sociale, cioè di avere da parte di tutti un approccio democraticamente positivo nei confronti dei detenuti e del mondo carcerario nel suo complesso.
Venerdi 6 ottobre, ho partecipato in qualità di Garante dei diritti delle persone detenute, alla presentazione del libro sulla salute mentale “Matricola Zero Zero Uno” del giudice Nicola Graziano. Il libro racconta l’esperienza di Graziano, che si è finto paziente dell’ex Opg di Aversa per tre giorni. Il ricovero volontario, autorizzato dal ministero della Giustizia e dalla direttrice, ha permesso all’autore un’ampia descrizione della follia dietro le sbarre, presso l’antico manicomio giudiziario di Aversa.
La prossima settimana, si ricomincia.

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Autore

Samuele Ciambriello

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