Dalla “Buona Scuola” opportunità per contrastare la violenza di genere e il femminicidio

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Di “violenza di genere” sino a qualche decennio fa non se parlava, almeno al di fuori dei pochi circoli e associazioni di donne cosiddette femministe. Poi nel tempo, abbiamo man mano visto crescere l’attenzione soprattutto in coincidenza delle iniziative ricorrenti nell’anno (8 marzo, 25 novembre, 14 febbraio One Billion Rising): in quelle date, ed in tutti i casi in cui i fatti di cronaca evidenziano violenze e femminicidi, le donne sono scese in piazza con flashmob e manifestazioni per costringere i media e l’opinione pubblica a concentrarsi sulle dimensioni e sulla gravità del fenomeno, che assume anno dopo anno connotati sempre più cupi e preoccupanti.
Oltre ad interrogarsi sulla diffusione del fenomeno e a restare costernati di fronte alle violenze subite dalle donne, molti si chiedono che cosa si possa veramente fare per avere un’azione che sia efficace e che possa contrastare i numerosi episodi che vedono il genere femminile soccombere di fronte a soffocamenti, strangolamenti, stupri, torture.
E’ sufficiente parlarne tra donne? Si può solo manifestare tra donne? Forse siamo giunti al punto che del fenomeno devono cominciare a parlarne gli uomini che sono gli artefici dei tanti fatti criminali che, nel caso più estremo, giungono fino al femminicidio. Oltre 100 donne ogni anno uccise per mano degli uomini, dei propri compagni, mariti o fidanzati, e i numeri quest’anno tendono a crescere. Una donna ogni 3 giorni perde la vita per violenza! Una strage continua. Ed allora come dobbiamo agire?
Intanto è necessario incidere sull’educazione dei nostri figli e dei nostri studenti, sia maschi che femmine. Sì, bisogna cominciare a parlare con loro, non tanto della violenza, ma della dignità della persona. Su cosa significa vivere una vita in felicità agendo verso il bene comune, senza mai essere schiavi, anche solo col pensiero di qualcuno. Essere liberi ed evitare di sottomettere qualcuno alla propria volontà o essere sottomessi alla volontà di qualcuno: solo se si è liberi si riesce ad avere una vita felice. Ed allora, pur se vale molto l’esempio della vita vissuta ciò non è sufficiente: di fronte alla drammaticità della violenza di genere, occorre affrontare i più disparati aspetti che la contornano. Un contributo decisivo può essere offerto dalle scuole, sia in modo trasversale e nelle diverse discipline durante l’orario curricolare che con progetti ed iniziative ideate ad hoc durante le ore pomeridiane. La cultura di genere va perseguita però con serietà e cognizione di causa; perciò, dapprima gli insegnanti devono essere indirizzati con opportune attività formative e poi si può pensare di dare spazio ad associazioni specializzate/università nella difesa dei diritti che possono supportare adeguatamente gli operatori scolastici in una politica culturale di genere.
Ma dove trovare il tempo per formare le nuove coscienze delle giovani generazioni all’interno del già caotico pianeta scolastico italiano? A ben vedere, con le nuove linee guida della “Buona Scuola”, molte ore nel corso del triennio della scuola superiore sono obbligatorie nel quadro dell’Alternanza Scuola lavoro (400 ore negli Istituti Tecnici e 200 nei Licei). Si potrebbe perciò pensare di dedicare almeno una quota congrua (es. 10%) alla sensibilizzazione degli studenti sulla cultura di genere.
Sappiamo che solo con la formazione, con l’aiuto delle tante associazioni di volontariato, solo con la maggiore conoscenza si possono realmente fare dei passi in avanti. E in un momento storico come quello attuale, segnato da un Ministro dell’Istruzione come la Fedeli, sempre sensibile nei confronti di tali temi, la strada non è più in salita. Perciò, al di là dell’autonomia concessa alle singole scuole nella scelta dei diversi percorsi per favorire la vicinanza dei mondi della scuola e del lavoro, occorre che il Ministero possa emanare delle direttive per attribuire una quota parte dell’Alternanza Scuola lavoro alla cultura di genere. Il mondo del lavoro e della società civile non sa cosa farne di individui violenti e la scuola può fare molto in questo senso.

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Autore

Teresa Potenza

Segretaria della Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli

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