Ius soli in bilico, sui diritti l’Italia segua l’esempio del Senato Usa

0

Siamo alle solite. La propaganda sta diventando un male della politica moderna. Manca un corpo partitico sano sorretto da maggioranze solide coese su basi programmatiche. E’ la riflessione, a caldo, a margine del “doloroso” calo del sipario sull’approvazione del disegno di legge sullo ius soli. La vicenda sulla quale il Governo, retto da guida prudente, ha ritirato l’iniziale intendimento di porre la fiducia al Senato. Infatti, la possibile approvazione del disegno di legge è stata rimandata al fresco autunnale, quando le tessiture saranno composte e il Governo dovrà valorizzare la qualità del tema da affrontare, travolto, almeno per il momento,  dal tritacarne dei primi “umori”, melius “rumori” elettorali.
Qui si parla dell’approvazione di un disegno che affronta il delicato e moderno tema della cittadinanza. In Italia vige ancora il cosiddetto ius sanguinis: la previsione del diritto di cittadinanza legato a quello dei genitori. Allo stato un bambino, nato in Italia, cresciuto in Italia, che ha studiato in Italia, che abbia avuto residenza stabile in Italia, che abbia magari nel tempo acquisito un accento romano o napoletano, potrà chiedere al suo Paese, pardon, al Nostro Paese che la sua situazione di cittadino Italiano venga riconosciuta. Dovrà attendere diciotto anni per avere il piacere di imbattersi “in proprio”, appena maggiorenne, nei gangli intricati della nostra burocrazia per vedere  forse riconosciuto il proprio diritto di cittadinanza italiana. Sono forse figli di un Dio minore?
Il disegno di legge, del quale si dibatte, peraltro, non prevede una acquisizione automatica del diritto di cittadinanza. Infatti, è data la possibilità di avanzare richiesta  da almeno uno dei genitori che abbia un permesso di soggiorno stabile in Italia o un permesso di soggiorno europeo di lunga permanenza durante il periodo in cui il soggetto nato nel territorio sia ancora minorenne. Rimane salva la possibilità di richiesta del riconoscimento da parte del soggetto che abbia compiuto la maggiore età. Quindi nessun paventato automatismo.
La propaganda non ha tenuto conto del fatto che la nostra tanto decantata  storia di civiltà rischia di rimanere indietro rispetto alla gran parte dei paesi europei e agli Stati Uniti, dove persone, con nomi e cognomi italiani, anche quello di chi scrive, vivono e godono pienamente dei diritti civili e politici da subito per il sol fatto di esservi nati.
Spiace vedere che un Paese, che si dice moderno, non riesca a comprendere che gli Usa hanno avuto un Presidente di colore per due mandati e che la forza della propaganda, che sembra avere determinato, anche in altri occasioni, il trionfo elettorale di Trump, si sia scontrata contro la solidità di un grosso presidio di uguaglianza e democrazia quale è l’ObamaCare.
Il Senato degli Stati Uniti ha respinto la proposta di abolire la riforma del presidente Obama in assenza di un riforma che ne rivedesse gli eccessi. Una sconfitta per Trump e per l’impostazione conservatrice che voleva ripristinare la precedente condizione censitaria: il diritto alla salute per pochi.
Battaglie di civiltà lontane qualche migliaio di chilometri. Mentre la nostra povera Italia si affanna e si confonde tra proclami, bandiere e leadership provvisorie.
Tempi lontani dalla Costituente in cui grandi afflati, anche ideologici, hanno avuto modo di fondare un Paese davvero moderno e civile.
Oggi con una legge ordinaria abbiamo l’occasione di entrare meglio ed a miglior titolo nella civiltà europea e di essere al passo delle grandi culture occidentali, prima tra tutti quella statunitense.

Share

Autore

Alfonso Trapuzzano

Avvocato penalista, con specializzazione in materia economica, già ricercatore universitario e docente a contratto presso la Federico II, è stato relatore in numerosi convegni ed eventi di formazione professionale rivolti agli avvocati. Vive e lavora tra Napoli e Roma. Giornalista pubblicista, ha collaborato con numerose testate giornalistiche e riviste scientifiche di diritto penale. È vice presidente dell’Associazione Merqurio

I commenti sono chiusi.