Bagnoli, l’intesa che rompe gli steccati e apre una nuova fase politica per Napoli

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La firma dell’intesa che prevede la bonifica e la ricostruzione di Bagnoli dello scorso 19 luglio, che vede finalmente convergere su obiettivi comuni Governo, Regione e Comune di Napoli, a 26 anni dalla chiusura del polo siderurgico e dopo innumerevoli polemiche legate alla sorte dell’area, è qualcosa in più di una buona notizia.

L’area sarà restituita alla città e ai suoi abitanti e tornerà ad essere a misura d’uomo con nuove case, alberghi, centro commerciale, una spiaggia di 2 km, un porticciolo turistico ed altro. Questo è il futuro del quartiere, che speriamo prossimo. Ma la vicenda Bagnoli dimostra anche, forse soprattutto, l’importanza della cooperazione tra istituzioni, a prescindere dall’appartenenza politica, e quanto sia imprescindibile che esse dialoghino per il bene del Paese e, in particolare, del Mezzogiorno e della Campania.

In questi anni, ho sempre sostenuto la necessità di un dialogo costruttivo tra i livelli istituzionali, al di là delle polemiche politiche, e ho sempre auspicato un fattivo dialogo sociale che, rendendo protagonisti le parti sociali, le imprese e i lavoratori, costruisca le condizioni reali dello sviluppo. Va dato merito alla tenacia del commissario Salvo Nastasi riguardo alla bonifica ambientale e alla rigenerazione urbana di Bagnoli, al Governo che, grazie soprattutto all’opera del ministro De Vincenti, ha portato a casa un risultato importantissimo, al ruolo politico della Regione e del presidente De Luca, che ha mediato tra le parti, e alla responsabilità del sindaco de Magistris, che ha fatto la scelta giusta nell’interesse della città.

Penso, inoltre, che la collaborazione mostrata per questo progetto, muti, in qualche modo, anche in altri campi e su altri aspetti, il rapporto dei tre attori in campo, aprendo una stagione politica diversa che non potrà che produrre e realizzare progetti positivi per Napoli e la Campania. Una stagione in cui anche il sindaco di Napoli dovrà, per forza di cose, prendere atto della necessità di misurarsi con le contraddizioni della sua azione di governo e con le difficoltà strutturali della nostra area metropolitana.

Sin da subito, ho salutato con immenso favore l’accordo sottoscritto il 19 luglio scorso per diversi motivi: innanzitutto, ho sempre ritenuto quella di Bagnoli un’area strategica per lo sviluppo turistico di Napoli, e pensare che tra pochi anni ne sarà realizzata la rinascita lo considero davvero un passo enorme per la città e la regione. Oggi si guarda al 2022 come all’anno del completamento della bonifica di terra e di mare e al 2024 come quello del completamento della trasformazione urbana che darà spazio a nuove case, alberghi, ristoranti ed un nuovo porto a Nisida, ma anche quello della restituzione della spiaggia, laddove oggi vi è la colmata. Tutto ciò è stato deciso non senza polemiche, purtroppo, visto che il Cda della Fondazione Idis ha già annunciato battaglia sull’arretramento di Città della Scienza rispetto al lungomare.

Il primo passo per la nuova Bagnoli non può che essere, ovviamente, il risanamento dei suoli, senza il quale il progetto di rilancio resterebbe sulla carta. È finalmente giunto il momento, quindi, di far fruttare i 270 milioni stanziati dal governo Renzi nel 2015 e che, oggi, sono nella disponibilità del commissario Nastasi. Solo così sarà possibile non vanificare la comunione d’intenti che ha visto Regione, Governo e Comune uniti sotto un unico obiettivo: ridare a Bagnoli la dignità perduta, riacquistare quel pezzo di Napoli da tempo violentato e abbandonato, dimostrare che Napoli può essere da traino per l’economia del Mezzogiorno e non solo una zavorra in perenne emergenza.

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Autore

Gianluca Daniele

Consigliere regionale del Partito democratico in Campania È stato segretario della Cgil Napoli e Campania, segretario generale del Slc Cgil Campania, membro dell’assemblea nazionale del Partito democratico, presidente nazionale dell’associazione Tempi Moderni Cgil e fondatore e segretario nazionale di NIdiL Cgil.

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