Spacca Napoli

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In città la sinistra va al ballottaggio ma con una coalizione in cui non c’è il Pd che rischia l’estinzione se non fa pace con la sua base che ha già scelto de Magistris

La sinistra Spacca Napoli è un gioco di parole, ma anche un titolo emblematico della follia autodistruttiva del Partito democratico, così come una didascalia alla cavalcata vincente di de Magistris che, se nel 2011 aveva “scassato” a sorpresa, anche con molta fortuna, oggi si conferma “spaccando” l’elettorato del Pd con una precisa strategia. È dal primo Bassolino, 1993, cioè da quasi un quarto di secolo, che la sinistra – intera o a pezzi – è ininterrottamente al governo della città (passando per la Iervolino). Ovvio in un capoluogo che, a differenza della sua provincia, ha da sempre un elettorato di sinistra molto consolidato e un imprevedibile voto d’opinione. La vittoria dell’ex pm di 5 anni fa, però, sembra non aver insegnato niente al Pd che, oltre a non aver svolto in 5 anni in consiglio comunale un’azione programmatica che rendesse naturale arrivare ad una candidatura alternativa nel 2016, non è riuscito neanche a darsi una dirigenza di partito capace di esprimere una politica riconoscibile dal suo elettorato.
Sarebbe bastato un sussulto nella scelta del candidato sindaco, se non per vincere, almeno per centrare dignitosamente il ballottaggio. L’ideale, per rubare voti da un lato a de Magistris e dall’altro al M5s, sarebbe stato candidare un politico innovativo, giovane e chiaramente di sinistra o, almeno, un uomo della cosiddetta società civile da contrapporre alle primarie a Bassolino (accettato da renziani e minoranza, quindi con la sicurezza di stravincere contro l’ex governatore). Su questa seconda ipotesi c’era un’intesa, affondata però da Roma, che ha calato una candidata dall’alto, frutto di accordi che non guardavano al bene della città, ma a salvaguardare equilibri di corrente nazionali. A cosa ha portato questa imposizione? Ad una vittoria della Valente alle primarie per il rotto della cuffia, con tanto di polemiche sul voto inquinato, e ad una rovinosa – e ampiamente prevista – sconfitta alle elezioni. La colpa è sì dei dirigenti locali del Pd che hanno chinato la testa obbedendo, ma quanta colpa ha chi quel nome ha voluto imporre da Roma, non ascoltando il territorio, non valorizzando il merito, di cui tanto ci si riempie la bocca?
Oggi, chi ha sbagliato chiede la testa dei dirigenti locali che gli hanno obbedito, senza assumersi le sue responsabilità. Anzi, si prefigura un commissariamento del Pd di Napoli: cioè un nuovo uomo calato dall’alto che verrebbe qui a riprodurre, al quadrato, le logiche sbagliate adottate dalla segreteria nazionale fino ad oggi. Ma i napoletani non hanno bisogno di balie, si lasci decidere a loro quale segretario del Pd vogliono, e quale linea politica preferiscono. Nel frattempo, si faccia la scelta giusta per il ballottaggio.
Ricordando Marco Pannella nel giorno della sua morte, il vecchio dirigente comunista Emanuele Macaluso ha detto: «Per la sinistra italiana Pannella è stato un cugino. Un cugino che ci dava calci, che non ci accarezzava. Ma sempre un interlocutore, mai un nemico. E del resto l’utilizzo della parola ‘compagni’ non è casuale: Marco si è sempre riconosciuto nella sinistra, a modo suo». Non c’è dubbio che anche de Magistris appartenga alla famiglia della sinistra, almeno così la pensa la metà degli elettori democratici che, lo scorso 5 giugno, ha deciso di votare per lui e non per la Valente. A volte tira calci (sbaglia, ad esempio, a non partecipare alla cabina di regia per Bagnoli), ma è sempre un cugino, con il quale sarebbe ora di praticare quel dialogo nel quale era maestro proprio l’ex leader radicale. Anche perché la sinistra deve essere un luogo di sperimentazione di nuove politiche che possano redistribuire la ricchezza, rendendo le nostre società più giuste ed eque, quindi non può che essere plurale e non può non fare i conti con le contraddizioni di questa sua natura.
Le foto a braccetto con Verdini hanno contribuito alla rovina elettorale del Pd, l’ha ammesso la stessa Valente. Ora non è possibile essere equidistanti. In campo per il ballottaggio a Napoli ci sono due candidati: solo uno è di sinistra. Se il Pd decide di non appoggiarlo decreta il divorzio dalla sua base, e Spacca Napoli in maniera pericolosa.//

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Autore

Antonio Vastarelli

DIRETTORE RESPONSABILE____ Collaboratore del quotidiano Il Mattino (del quale è stato redattore) per le pagine di economia e politica. Cura l’ufficio stampa di alcune imprese e associazioni. È stato collaboratore del Sole 24 Ore, capo servizio di politica ed economia del quotidiano Napolipiù e direttore o collaboratore di numerosi periodici locali e nazionali.

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