Legalità e lavoro le priorità per rilanciare la città di Napoli

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I sindacalisti Solari (Cgil), Tipaldi (Cisl) e Bombardieri (Uil) presentano al prossimo sindaco la “lista dei desideri”

Quattro domande su Napoli a tre sindacalisti: rispondono il segretario confederale Cgil Fabrizio Solari (commissario della Camera del Lavoro metropolitana di Napoli), il segretario Cisl Campania Giampiero Tipaldi (coordinatore area metropolitana) e il Responsabile Uil Campania, Pier Paolo Bombardieri.

Quali priorità segnala al prossimo sindaco di Napoli?

Solari: «La priorità delle priorità resta il lavoro: in particolare nel Mezzogiorno e a Napoli dove la creazione di posti di lavoro è la precondizione per poter pianificare il futuro. Certo servono scelte che riguardano il governo centrale e l’Europa, ma anche un’amministrazione locale può dare un contributo importante assumendo questo vincolo politico come baricentro della propria azione. I principali settori di intervento riguardano l’efficienza dei trasporti pubblici, una corretta pianificazione del territorio per aiutare gli insediamenti produttivi e la difesa delle aree agricole rimaste, una rinnovata attenzione al sistema portuale come primaria infrastruttura strategica, il miglioramento dei servizi locali a partire dalla gestione differenziata dei rifiuti. Serve inoltre grande attenzione sul terreno del contrasto alla camorra: la “cultura della legalità” deve segnare tutte le azioni quotidiane del Comune, che potrebbe sostenere e stimolare la rete dell’impegno civico, le infrastrutture scolastiche e la cultura. Infine, penso sia utile che la nuova amministrazione rientri nella Cabina di regia per Bagnoli per garantire che la destinazione dell’area rispetti le decisioni urbanistiche assunte».
Tipaldi: «Le priorità sono: messa in sicurezza dei conti del Comune e verifica del piano di rientro per abbassare le tasse comunali a carico dei cittadini, anche rafforzando la lotta all’evasione fiscale; riforma della macchina comunale per rispondere meglio alle esigenze dei cittadini, efficientandola; progetto per le periferie di recupero urbano, promozione della vivibilità delle periferie passando per trasporti, evasione scolastica, pulizia del territorio; tavolo istituzionale per la sicurezza del territorio».

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Fabrizio Solari

Creare posti di lavoro precondizione per pianificare il futuro

 

 

 

 

Bombardieri: «Napoli sta vivendo un periodo favorevole dal punto di vista delle presenze turistiche, nonostante servizi e pulizia non siano ai massimi livelli. Pulizia, decoro urbano e accoglienza di qualità dovrebbero essere le prime azioni da mettere in campo in una città ad alta vocazione turistica. Le persone scelgono questa straordinaria città e, allora, mettiamole nella condizione di restarci a lungo e con piacere, creando le condizioni per farle ritornare. Napoli ha tutte le potenzialità e le premesse per diventare epicentro di una industria del turismo».

Un sindaco non può creare lavoro, ma può favorire la nascita di insediamenti produttivi?
Solari: “Il Comune può contribuire alla ricostruzione di un clima di legalità che aiuti a guardare avanti con fiducia, può organizzare al meglio i servizi locali, digitalizzare e riorganizzare la pubblica amministrazione, adottare una politica della pianificazione del territorio orientata allo sviluppo, investire sul turismo che, pur frenato dalla cattiva stampa degli anni scorsi, può contare su tesori architettonici e naturali di bellezza inarrivabile. A Napoli non basta amministrare bene, requisito minimo che non sempre è stato raggiunto, ma serve anche avere l’ambizione e la capacità di far rinascere l’intera area”.

 

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Pier Paolo Bombardieri

 

Per far arrivare risorse servono sicurezza ed infrastrutture

 

 

 

 

Tipaldi: «Il sindaco deve favorire la costituzione di un tavolo concertativo serio, dove tutti i soggetti coinvolti, tra cui sindacato e mondo delle imprese, producano proposte fattibili per creare le condizioni di appetibilità per investimenti privati sul territorio. Costruire anche percorsi virtuosi istituzionali per attrarre finanziamenti e soprattutto far spendere realmente le risorse già stanziate, possibilmente in progetti concreti e non in opere virtuali ed inutili».

Bombardieri: «Per rendere un territorio attrattivo servono prima di tutto la sicurezza e le infrastrutture. Sono requisiti indispensabili affinché un’azienda, locale o straniera, decida di investire. Le persone, le merci, le idee e, quindi, la crescita di un territorio passano per le sue strade, autostrade, per gli aeroporti, i porti, le ferrovie, le metropolitane fino alla banda larga. Chi investe, poi, vuole che la propria attività venga tutelata per poter crescere, quindi la sicurezza e il controllo del territorio completano il binomio necessario per lo sviluppo. Napoli e il suo hinterland da questo punto di vista hanno ancora tanto da fare. La Uil Campania ha condotto diverse battaglie a favore della sicurezza dei territori, contro la camorra e ogni forma di sopruso e sopraffazione che limitano la crescita di un tessuto urbano, sociale e culturale. Ci auguriamo che chiunque governi Napoli si rimbocchi le maniche e guardi alle esigenze reali di quella che resta, tra luci ed ombre, la prima città del Sud».

Giampiero Tipaldi

Giampiero Tipaldi

 

Scelte concertate con le parti sociali per attrarre investimenti

 

 

 

 

Napoli ha un triste primato nazionale rispetto alla povertà. Come pensa che il Comune possa rafforzare il sistema di welfare?

Solari: “Le istituzioni locali, attraverso le proprie associazioni di rappresentanza, dovrebbero presentare un proprio progetto organico di contrasto alla povertà e all’emarginazione, cercando di condizionare le scelte sul welfare che si vanno concretizzando a livello nazionale, che tendono ad accentuare la dimensione assicurativa in luogo di quella universale e solidaristica. Questo non aiuta a risolvere la situazione di particolare sofferenza a cui facevo riferimento. Bisogna, in ogni caso, investire sul dialogo istituzionale con la Regione e il governo, visto che la situazione locale non potrà essere affrontata con successo senza un rilancio del ruolo del welfare anche come elemento di redistribuzione equa della ricchezza”.

Tipaldi: «Se il livello di povertà cresce non è certo colpa dei sindaci. Certamente i sindaci devono provare a spendere tutte le risorse disponibili e possibilmente costruire un sistema virtuoso nel quale quelle poche risorse possano attrarne altre. Purtroppo si deve anche scegliere quali sono le priorità nel welfare e per deciderlo si deve parlare con le associazioni e le istituzioni che conoscono bene il problema e non rincorrere esperienze non sempre positive dei decenni precedenti. Coinvolgere seriamente il mondo del volontariato a partire da quello cattolico, molto presente in città, potrebbe moltiplicare l’effetto positivo di un intervento comunale sui problemi del welfare. Coinvolgere almeno le strutture sanitarie, pibbliche e convenzionate, per offrire servizi concreti, accessibili, funzionali ed aiutare anche ad abbattere le liste di attesa».

Bombardieri: «La povertà è un fenomeno complesso che investe la responsabilità di più soggetti, a partire dal governo, al quale la Uil ha chiesto interventi mirati. Spesso si parla di reddito di cittadinanza ma, innanzitutto, alle famiglie povere servono servizi che rendano la loro vita migliore, la loro condizione più dignitosa. Penso agli asili e alle scuole primarie per i bambini, magari più diffuse proprio in quei quartieri popolari, dove più numerose sono le famiglie con redditi bassi, dove è più diffuso un malessere sociale ed economico. Penso alle persone anziane che non sempre ricevono le cure e l’assistenza adeguate, che spesso vivono in solitudine o in famiglie che non sono nelle condizioni di poterli aiutare. Ecco, qui dovrebbe intervenire il Comune. Il sindaco dovrà rendere migliore la qualità della vita di tutti, ma in particolare di questi soggetti deboli».

Napoli vive una crisi della rappresentanza sia politica che sociale. In che modo partiti e corpi intermedi possono recuperare la fiducia dei cittadini?

Solari: “La rappresentanza sociale deve riprendere una capacità di dialogo con l’insieme dei cittadini napoletani. Questo comporta una profonda riforma al suo interno che vale sul piano nazionale, ma che è tanto più necessaria in una città come Napoli, dove la dimensione di “popolo” ha avuto una sua peculiare espressione storica e non sempre in senso progressivo. La crisi dei partiti è più complessa e difficile da risolvere in quanto la loro trasformazione in comitati elettorali ha determinato un vuoto di azione quotidiana di dimensione collettiva che li espone fatalmente ad un eccesso di personalismo che qualche volta degenera sino alla corruzione. Questo allontana ulteriormente la partecipazione dei cittadini alla costruzione delle scelte e così spesso ci si dimentica dell’interesse generale. La rappresentanza sociale può contribuire a costruire nuove risposte sul piano della rappresentanza politica, innanzitutto facendo bene il proprio lavoro, radicandosi di più, aprendosi sul piano della trasparenza della propria vita interna, rafforzando la rappresentanza sui luoghi di lavoro, includendo i più deboli attraverso l’azione contrattuale. In questo modo si può contribuire a rinnovare la politica, il personale politico, le classi dirigenti».

Tipaldi: «Non ho una soluzione al problema. Si dovrebbe partire dalla migliore conoscenza dei problemi: scarsezza di risorse disponibili, altissimo tasso di disoccupazione femminile e giovanile, basso tasso di occupazione, un territorio con seri problemi ambientali ed urbanistici, una sanità che va male, un sistema trasporti sull’orlo del fallimento, e tanto altro. Se questi problemi non li conosci bene non li affronti con serietà e competenza. Se istituzioni, partiti, sindacati riusciranno a parlare di questo, invece di litigare, riusciranno a stare insieme per affrontare il merito delle questioni, condividendo le priorità, allora potremo seriamente guardare con più fiducia ed ottimismo al futuro».

Bombardieri: “È­ da tempo che i rapporti tra politica ed istituzioni da un lato e cittadinanza dall’altra si sono incrinati, determinando la mancanza, sempre più marcata, di fiducia nei confronti di chi doveva rappresentare le esigenze della popolazione. La crisi economica ed occupazionale ha dato, poi, il colpo di grazia, perché vecchi modelli sono stati sradicati, si sono mostrati fragili e inadeguati, di fronte alle nuove problematiche. Ricucire non è semplice, ma nemmeno impossibile. Si dovrebbe cominciare ascoltando di più la cittadinanza e, soprattutto, facendo poca propaganda e più fatti, in un’ottica più ampia di partecipazione e condivisione con tutti gli attori interessati alla crescita di Napoli. In tal senso, ci auguriamo che il nuovo sindaco abbia sempre il tempo e il buon senso di ascoltare il mondo del lavoro».//

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Autore

Ermenegilda Langella

Sono nata a Torre del Greco dove vivo con mia figlia e il mio compagno. Lavoro in Wind dal 1999. Con molta calma nel 2007 ho conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere con una tesi sperimentale in psicolinguistica. Dal 2009 al 2015, dopo una breve esperienza come Rsu Slc Cgil in azienda, ho lavorato attivamente in Cgil come segretario provinciale e regionale Slc. Dal 2014 sono giornalista pubblicista.

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