«Indifferenza tra destra e sinistra: così ragiona un partito socialista?»

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L’assessore Daniele: riaprire il dialogo su alcune proposte tante personalità vicine al Pd ora guardano a de Magistris

Possibile che non si possa riaprire, su alcune proposte programmatiche nell’interesse di Napoli, un filo di dialogo tra il Pd e de Magistris?» A chiederselo, commentando l’esito del primo turno delle elezioni comunali, è Nino Daniele, tra i maggiori esponenti napoletani del Pci-Pds-Ds e poi dell’Ulivo, oggi assessore alla Cultura della giunta de Magistris. «La scheda bianca – aggiunge – sembra davvero una bandiera bianca.
Così come alcune spinte a sostenere Lettieri. Indifferenza tra destra e sinistra?
Così ragiona un partito del Socialismo europeo a Napoli, la città di Francesco De Martino e Gerardo Chiaromonte?», si chiede.

Daniele, il sindaco de Magistris ottiene un ottimo risultato al primo turno: è solo frutto di un giudizio positivo sull’azione della giunta (di cui lei fa parte) o c’è anche un dato politico che andrebbe analizzato?
«Il risultato di de Magistris al primo turno è straordinario, se pensiamo alle condizioni in cui è stato conseguito. Come giustamente lo stesso sindaco afferma, però, non abbiamo ancora vinto nulla ed il ballottaggio è un’altra elezione. Nel contempo, meglio possiamo comprendere la portata di quello che è già accaduto, se guardiamo al principale sconfitto: il Pd.
È la natura della campagna elettorale condotta dal Partito democratico che dà rilievo nazionale al risultato di de Magistris. Il Pd ha provato a colmare lo sradicamento e l’estraneità dalla città che lo segnano da molti anni con la scorciatoia della funzione di governo nazionale e l’impegno elettorale diretto di Renzi e dei ministri, a cui si è dovuto adattare anche De Luca. C’era un discorso umiliante per Napoli, ma soprattutto per i dirigenti locali del Pd, in questo brutale messaggio. Se volete le risorse, allineatevi alla maggioranza di governo. Noi siamo le interposte persone che possono garantire questo, quindi ci dovete scegliere come governo della città. Sceglierci non perché siamo portatori di un progetto e di una visione di Napoli e del suo ruolo, una classe dirigente credibile ed autonoma, ma perché siamo i nuovi garanti e protettori. Qualcosa di molto vecchio. Da vecchio pentapartito. Altro che Valenzi o i primi anni di Bassolino. La negazione del dettato e di fondamentali principi costituzionali, che fanno obbligo alle istituzioni di una leale cooperazione. Niente altro che una sorta di condanna ad una servitù volontaria. Un destino minore e provinciale, ma anche irrealistico».


Il Pd sembra barcollare soprattutto nelle regioni del Sud: come se lo spiega?

«Fino ad ora, le politiche del governo hanno penalizzato il Sud in maniera insostenibile. In questioni vitali come l’istruzione, la formazione, l’università e la ricerca. La Svimez ci ha tragicamente ricordato che il Pil del Mezzogiorno è inferiore a quello della Grecia. Niente di adeguato è intervenuto di fronte ad un così angosciante scenario, e la migrazione intellettuale, sempre più, ci impoverisce nel patrimonio più prezioso: quello del talento dei nostri giovani. De Magistris ha travolto questa narrazione suscitando identità e fierezza.
Ha stimolato e fatto vivere in modi originali ed innovativi una consapevolezza del ruolo che Napoli poteva riprendersi nel Mediterraneo ed in Europa, facendo forza dei punti più alti del suo retaggio culturale. Napoli non più come un problema per il Paese ma come una grande opportunità per l’Italia.
Il valore delle differenze e mille comunità creative, soprattutto giovanili, oltre le passioni tristi. Un discorso antiautoritario ma anche responsabile. Un metodo nuovo di cui “il sindaco di strada” è stata l’esemplificazione. Schemi mentali ed interpretativi e barriere e recinti scardinati. Nella pars destruens c’è sicuramente una lettura critica e oppositiva alla globalizzazione guidata dalla finanziarizzazione dell’economia ed alla tenebrosa ideologia neoliberista. Ma nella pars costruens c’è stata forte e determinata la convinzione a suscitare germi di un neoumanesimo ricostruttivo del senso di comunità e socialmente operoso. I tanto irrisi e deprecati, da alcuni circoli intellettuali o dai benpensanti arroccati nelle loro commodities tranquillizzanti, “beni comuni”. Tumultuosamente, caoticamente a volte? Certo. Ma più fruttuosamente di pigrizie e conservatorismi sterili e retrivi».

Nella città di De Martino e Chiaromonte il Partito democratico non può alzare bandiera bianca astenendosi al balllottaggio o addirittura sostenere Lettieri

Il candidato del Pd a Napoli, Valente, non va al ballottaggio e la lista prende meno del 12%. Lei è stato un autorevole esponente del Pci e poi ulivista: a cosa attribuisce questo crollo del Partito democratico in una città che ha una lunghissima tradizione di giunte di centrosinistra?
«In parte credo di avere già risposto a questo interrogativo. Il Pd ha governato Napoli per un ventennio. Dai primi anni ’90 al 2011. Altre città europee negli stessi lunghi anni hanno conosciuto uno o anche due cicli di profonde trasformazioni urbanistiche e produttive, ritagliandosi nuove funzioni nella competizione tra territori. Napoli è stata immobile e segni evidenti di un lungo declino e progressiva marginalizzazione sono poi sfociati nella emergenza rifiuti che aveva fiaccato e avvilito ogni residua energia e volontà. Derisi nel mondo e disperati. I prodotti della filiera enogastronomica nostro vanto e peculiarità evitati come la peste. La città cancellata dalle rotte turistiche. La camorra imprenditrice e dei colletti bianchi dilagante e condizionante sfere dell’economia e della politica. Trovo frustrante il fatto che vorrebbero convincerci che dovremmo essere felici che ci tolgono le ecoballe. Con i soldi di tutti i cittadini. Il Pd non ha mai fatto veramente i conti con questa vicenda. Non è stata certo solo una lunga e buia notte. Non sarebbe serio raccontarla così. Ma neanche archiviarla, come è stato fatto, con disinvoltura. Il Pd ha scelto la via più semplice. Autoassolversi, scaricare lo stato difficile della città, su cui si abbattevano anche le conseguenze della crisi globale, la più dura e drammatica del dopoguerra, su de Magistris e sperare di salvarsi la reputazione e riguadagnare consensi arroccandosi all’opposizione. Ciò ha prodotto un rinsecchimento ideale a cui non poteva supplire una meccanica applicazione ed un generico richiamo al “renzismo” come fonte di legittimazione e cooptazione. Si è pensato solo di banalizzare la spinta e l’urto che de Magistris provava a rappresentare. Un semplice incidente dovuto ad errori momentanei. L’aspetto più preoccupante che segna il Pd napoletano è la sua abissale lontananza da ciò che si agita e vive tra le nuove generazioni. Non sembra più possedere i pensieri ed i linguaggi necessari per interrogarsi ed interrogare.
Solo così posso spiegarmi una lettura della vicenda di Napoli tutta chiusa nei confini cittadini».

La minoranza del Pd ha già esplicitamente dato indicazione di voto per de Magistris, altre componenti del partito sembrano, invece, tentate dall’appoggio a Lettieri. In che modo pensa che il sindaco possa parlare al Pd e ai suoi elettori, per allargare il suo consenso e rafforzare l’azione di governo nel suo secondo mandato?
«In quest’ottica, stupiscono le reazioni di queste ore dopo lo scrutinio.
Possibile che non si possa conservare un nucleo di autonomia attiva?
Riaprire, solo su alcune proposte programmatiche nell’interesse di Napoli, un filo di dialogo fermo nelle differenze e netto nei contenuti, con il sindaco a cui pure fanno riferimento raggruppamenti e personalità tradizionalmente o in altri contesti vicine al Pd? La scheda bianca sembra davvero una bandiera bianca.
Così come alcune spinte a sostenere Lettieri. Davvero non ci sono più differenze ideali e di valori che debbano guidare le opzioni nelle alleanze? Indifferenza tra destra e sinistra? Così ragiona a Napoli un partito del Socialismo europeo, che una volta aveva l’ambizione di rinnovare la sinistra europea immiserita di slanci ideali e subalterna al pensiero unico? A Napoli, la città di Francesco De Martino e Gerardo Chiaromonte?»

Guardando anche ad altre città, da queste elezioni emerge una crescente fragilità dei partiti, la cui centralità è sempre più insidiata da movimenti, liste civiche e leadership personalistiche: quale prospettiva intravede, a medio termine, per la sinistra in Italia e in Europa?
«È evidente che dopo i ballottaggi si apre una discussione di fondo sull’Italia. E su una sinistra del tutto nuova. Se de Magistris sarà rieletto al ballottaggio, Napoli sarà un caso di studio a livello europeo. Non un’anomalia né un laboratorio. Un punto di partenza per ricostruire lo “spirito italiano” delle cento città e dei nuovi diritti. Napoli torna ad attrarre e parlare un linguaggio universale. Napoli è una città che ha immensi giacimenti di creatività. Non ha nulla da guadagnare in un sistema statuale piramidale e neocentralistico, ma può ritrovare una funzione nell’essere uno snodo di reti di città in primo luogo regionale. C’è qualcosa di attuale per un’Europa che non voglia disintegrarsi nelle spire della crisi dello Stato- Nazione. Le città come spazio espressivo comune per le autonomie e le libertà soggettive. Generazioni di giovani europei si stanno consumando senza un destino. La crisi drammatica della natalità è segno che il modello di sviluppo è al suo capolinea. La precarietà del lavoro segna una mutazione insostenibile. Sessualità e procreazione sono diacroniche. I giovani amano ma non possono costruirsi una famiglia, avere una casa, mettere al mondo dei figli.
La civiltà nasce per prendersi cura degli uomini e sottrarli alla precarietà del tempo e degli spazi. Per rendere possibile organizzare la vita e dargli uno stabile ancoraggio nella durata. E radici. E popoli. E nazioni. E culture. Da scambiare. Che è ciò che rende felici. La precarietà è anti umana. È una bestemmia. Cosa deve fare la sinistra? Tantissimi bambini».//

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Autore

Antonio Vastarelli

DIRETTORE RESPONSABILE____ Collaboratore del quotidiano Il Mattino (del quale è stato redattore) per le pagine di economia e politica. Cura l’ufficio stampa di alcune imprese e associazioni. È stato collaboratore del Sole 24 Ore, capo servizio di politica ed economia del quotidiano Napolipiù e direttore o collaboratore di numerosi periodici locali e nazionali.

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