Disuguaglianze e diritti negati alimentano terrorismo e mafie

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Con “Il contrario della paura” il Procuratore Antimafia Roberti invita a guardare in faccia alla realtà per battere la violenza

C’è un alfabeto per comprendere la vita italiana degli ultimi cinquant’anni nel libro “Il contrario della paura” scritto per la collana “Strade Blu” di Mondadori (176 pagine) dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Franco Roberti con il giornalista di Repubblica Giuliano Foschini. Su tutte le concause che alimentano mafia e terrorismo, esiste una comune origine nelle diseguaglianze sociali, negli interstizi delle quali nascono povertà, ignoranza e violenza. L’autore ricorda le parole del Colonnello Anceschi che chiosarono un trionfalistico discorso di Mussolini per aver debellato nel 1926 con arresti, pene e condanne esemplari, la camorra dei Mazzoni in Terra di Lavoro: “… bisogna costruire strade, scuole, una rete idrica, dare occupazione alla gente, perché sennò il fenomeno si riprodurrà”. Parole di scottante attualità a quasi un secolo di distanza. La tesi di fondo del libro è che le mafie non sono una realtà da fronteggiare solo in termini repressivi, ma soprattutto con politiche di prevenzione a tutti i livelli. Per questo si parla della necessità di nuovi “maestri della cultura dei diritti” e non è un caso che, pescando nel passato per additare esempi di questo genere, Franco Roberti riproponga una lettera di Giuseppe Di Vittorio, fondatore della CGIL, che resistette alla corruzione restituendo al mittente l’omaggio di un cesto natalizio inviatogli dal latifondista Conte Pavoncelli: “Non basta l’intima coscienza della propria onestà. Serve anche l’onestá esteriore”. Non è un caso, dicevamo, questa citazione del padre delle lotte dei lavoratori: solo il lavoro può eradicare la mafia. Nel libro si rivela tutta la competenza specialistica del Procuratore, che però parla un linguaggio semplice ed efficace, che arriva a tutti: la mafia è un delitto contro la democrazia, è un fenomeno di relazione, esiste in quanto esiste il suo rapporto con le istituzioni, in una logica parassitaria; la corruzione è un reato contro l’economia, altera la concorrenza; per vincere il terrorismo islamico occorre una “deradicalizzazione” dei mussulmani che vivono in Europa; il narcotraffico ha prodotto il riciclaggio di circa 9.200 miliardi di euro in vent’anni (quasi il PIL della Cina nel 2013 e sei volte il PIL italiano). C’è una frase, detta en passant, che rivela il carattere dell’autore sotto questo profilo: “Vivo sotto scorta”. Da trent’anni. È scritta senza enfasi, senza ostentazione, senza quel retropensiero di chi lo dice in uno per lamentarsi, farsi compatire e ammirare. E’ scritta con la coscienza del dovere. Ma l’invenzione letteraria di questo libro è la “Sindrome di Grimilde” alla quale è dedicato un intero capitolo dei ventuno che lo compongono. A ben guardare, la Sindrome pervade tutto il volume nell’esigenza etico-sociale di “sgonfiare la bolla dell’omertà” di fronte a un certo tipo di criminalità alla quale, grazie alla “spendita della fama”, non serve sparare, ma basta esistere. Grimilde è la strega della favola di Biancaneve: alcune donne che non si piacciono (spesso anche per piccole imperfezioni del loro corpo) non si guardano allo specchio, per non essere messe di fronte alla realtà. Si tratta di “uno strumento di difesa che però impedisce una risoluzione del problema: se non ti guardi, non sai. E se non sai, non puoi prendere le contromisure per apparire migliore”. È quello che è accaduto lo scorso anno quando hanno dato addosso alla presidente della commissione antimafia Rosi Bindi la quale ha aderito alla tesi, che Roberti sostiene da molto prima di quelle dichiarazioni, secondo cui “le mafie sono un elemento costitutivo, una componente endemica della società meridionale”. È quello che sta accadendo anche in questi ultimi giorni a proposito delle critiche alla fiction di Gomorra (definita da alcuni critici un “errore narrativo”) e che invece l’autore di questo libro difende: “E’ un altro pezzo della Sindrome di Grimilde: non vogliamo guardarci allo specchio? Gomorra fornisce un contributo di conoscenza reale del problema. E fa più paura proprio per questo”. Se non si comprende la Sindrome di Grimilde non si capisce nemmeno il titolo dell’opera: qual è il contrario della paura? “Amo particolarmente – scrive Roberti – una frase di Albert Camus, che scrisse nei Taccuini: l’unica libertà per la quale sarei disposto a battermi veramente è la libertà di non mentire mai”. E nell’ultima riga del libro svela la sua risposta.//

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Il contrario della paura
di Franco Roberti con Giuliano Foschini
Mondadori 2016, pag. 176

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Autore

Dino Falconio

Socialista, cattolico, scrittore, notaio, Presidente del Comitato Notarile della Regione Campania, presidente della ONLUS Energia del Sorriso, fondatore del movimento metropolitano FareRete.

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