Commissari spesso improduttivi, meglio azzerare il tesseramento e ricominciare da un congresso

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C’è voglia di Pd, ma manca la fiducia si rendano protagonisti i giovani

Le esperienze di commissariamento politico a Napoli sono state storicamente improduttive di effetti e, in parte, sono all’origine stessa dell’attuale crisi del Pd napoletano. Quella del 1993 fu una violenta “discontinuità” con le prime esperienze di governo del Pci (altro che “rottamazione”). Negli anni successivi è prevalso un modello leaderista-dirigista del tutto estraneo alle culture democratiche. In quegli anni si è radicata l’infelice prassi di confondere la Politica con l’Amministrazione. E’ vero, si è trattato di stare in campo in un’epoca difficile in cui ha dominato il modello craxian-berlusconiano, ma quel modello è in palese crisi di efficacia, serve andare oltre. Nelle esperienze più recenti mi è parso che l’opera dei Commissari si sia limitata a cercare di mettere “ordine in un condominio litigioso” e, forse, nel peggiore dei modi: accontentando ogni piccolo interesse particolaristico. Col timore di “perdere i voti” si è finiti con il perdere la faccia. Il ventilato commissariamento del Pd napoletano è uno schiaffo che brucia persino a me che non sono iscritto. Se proprio si vuole aiutare il Partito democratico in difficoltà, si provi almeno a mettere alcuni paletti utili ad avviare un processo di radicale e profondo cambiamento di quelle prassi che ne hanno causato il disastro. Ne propongo alcuni, almeno per ragionare su COSA fare e COME si potrebbe fare.

1. Azzerare il tesseramento. Rigenerare una base associativa meno “militarizzata” e litigiosa; più propensa a costruire coesione intorno a principi, valori e AZIONI di cambiamento che il Partito democratico non riesce a sviluppare a Napoli, semplicemente perché non ne discute.
2. Mobilitare e rendere protagonisti, in tale processo, la passione e l’entusiasmo dei Giovani democratici, liberandoli da opprimenti condizionamenti di metodi faziosi, conflittuali e dispersivi che ostacolano le loro opportunità di crescita e bruciano energie vitali.
3. Convocare un Congresso straordinario della nuova base associativa, aperto ai “cittadini operosi” che vogliano contribuire a rigenerare il Partito democratico nel solco delle migliori culture riformatrici alle quali si riferisce l’ambizioso progetto originario del Pd.
4. Stabilire un tempo certo entro cui fare tutto ciò, potrebbero bastare tre mesi di lavoro dedicato esclusivamente a questo.

Sono testimone diretto che a Napoli c’è una forte “domanda” di Partito democratico, è una domanda a tratti disperata di tanti elettori e militanti che continuano seminare fiducia e a raccogliere delusioni. Se proprio si ritiene necessario, ben venga il Commissario, ma che sia uno capace di stimolare un moto di intelligenza collettiva. L’intelligenza è una risorsa che a Napoli non manca, bisogna solo smetterla di sprecarla in conflitti tra fazioni, dispute verbali interminabili e inconcludenti. Diversamente il Pd muore di entropia, distrugge le speranze di tanti che, suo malgrado, continuano a sperare di poter appartenere un giorno ad una solida e affidabile comunità di riformatori. //

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Autore

Osvaldo Cammarota

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