Una scuola per formare la classe dirigente del Sud

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Si sente spesso dire che l’incapacità del Mezzogiorno di rialzarsi e cominciare a ridurre il gap con il resto del Paese è colpa delle classi dirigenti meridionali che sprecano le risorse o perché non sanno spenderle o perché le spendono non per lo sviluppo ma per sostenere apparati di potere e lobby, garantendosi la sopravvivenza eterna. I cittadini delle regioni del Sud sanno bene che non è proprio così, che tante sono anche le colpe dei governi centrali e di una retorica leghista che ha determinato, nel corso degli ultimi venti anni, un progressivo disinteresse nei confronti delle sorti del Mezzogiorno.
Eppure, non c’è dubbio che le colpe della politica locale, ma anche dell’amministrazione, così come del sistema dell’associazionismo d’impresa e dei sindacati locali siano grandi, e vadano ad aggiungersi a quelle di un Centro-Nord che continua a voltare la faccia rispetto ad un problema che è, che dovrebbe essere, di tutti. Chi aveva il potere di fare qualcosa, in Campania, in Sicilia, in Puglia, in Calabria, in Sardegna, in Abruzzo, in Basilicata, in Molise, salvo rare eccezioni non ha dato prova di grande competenza. In tanti casi, risorse sono state sprecate anche in buona fede.
Per questo motivo, tra le prime azioni da mettere in campo per invertire la rotta del declino del Sud c’è quella di creare una nuova classe dirigente, dando spazio tra i ruoli della Pubblica Amministrazione a tanti giovani, vincitori di concorso ed idonei nelle graduatorie che rappresentano quel “capitale umano” su cui fondare le nuove politiche di sviluppo del territorio e di servizi ai cittadini, e poi una seria e solida scuola dell’amministrazione, in accordo con università e istituzioni, sul modello dell’École nationale d’administration francese che, ogni anno, seleziona poche decine di studenti – al termine di un concorso molto difficile da superare – ai quali fornire una preparazione interdisciplinare di altissimo livello, con un tirocini che vengono effettuati sia in pubbliche amministrazioni che in imprese. Pochi studenti e non le centinaia o le migliaia dei corsi di formazione all’italiana, che insegnano un po’ di tutto ma poi non servono a niente.
Solo ripartendo dalla “testa” e dal “capitale umano”, formando una classe dirigente di altissimo livello (di burocrati ma anche di manager privati), a supporto delle scelte della politica, sarà possibile non sprecare le risorse, a cominciare dai fondi europei il cui corretto utilizzo presuppone competenze solide, che spesso mancano, sia nell’amministrazione che nel management privato.
In quest’ottica appare urgente e necessario velocizzare le immissioni nei ruoli della P.A. dei vincitori di concorsi e degli idonei nelle graduatorie, allentando ulteriormente il blocco del turnover e delle progressioni verticali degli Enti Locali per valorizzare le professionalità già interne alla P.A. ,e ,per finire mi sembra sbagliata la decisione del governo di chiudere la sede di Formez PA di Napoli, che andrebbe anzi rafforzata affidandole un ruolo guida di un progetto di selezione di una nuova classe dirigente che possa traghettare la Campania e il Mezzogiorno nel futuro.

Vincenzo Cuomo / Senatore del Pd

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Autore

Vincenzo Cuomo

Senatore del Partito democratico. Già sindaco di Portici, componente dell’Assemblea nazionale del Pd, presidente uscente dell’Anci Campania.

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