Sviluppo e legalità, proviamo con il Consumo critico

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Cresce, purtroppo e in maniera esponenziale, il condizionamento dei poteri criminali nelle sue diverse articolazioni e modalità, creando una illegalità diffusa. La piovra dai mille tentacoli si insinua nella società e soprattutto nell’economia anche attraverso la corruzione, facendo pesare la sua efficace protervia con lutti e danni che è difficile calcolare. Gli effetti della pesante crisi di questi anni hanno poi ulteriormente agevolato le infiltrazioni mafiose, mettendo in grande difficoltà quelle attività economiche che si sforzano di operare nel rispetto delle regole e del libero mercato. Considerata la portata della sfida, bisogna trovare strumenti adeguati ed incisivi per tutelare le imprese sane e preservarle dall’inquinamento dell’economia criminale.
Restano naturalmente fondamentali le attività di contrasto e di repressione messe in atto dalle forze dell’ordine e dalla magistratura contro le consorterie criminali, ma la storia di questi anni ci ha insegnato che questo non è sufficiente, serve una risposta corale della società civile che deve interagire con gli organi Istituzionali. Non c’è dubbio, infatti, che solo il potenziamento di una economia legale può essere leva e fattore di sviluppo e, su questo, in tanti possono dare il proprio contributo. Partendo dal presupposto, ampiamente condiviso, che la legalità, così come convintamente ripete don Luigi Ciotti, anima dell’associazione “Libera”, non è uno slogan o un modo per atteggiarsi ma ben altro. Andare oltre le dichiarazioni di legalità sic et sempliciter vuol dire superare il modus operandi della promozione sociale, e lavorare con tutti i mezzi a disposizione per affermare sempre di più la cultura della legalità e diffonderla sul territorio. Tutto questo richiede non solo più attenzione ma anche maggiore capacità e soprattutto professionalità.
Nelle esperienze importantissime portate avanti da vere e proprie avanguardie sociali, impegnate nella riconversione dell’economia illegale nelle terre e nei beni confiscati, occorre puntare a modelli di impresa impeccabili. Necessitano competenze, soci qualificati, attenzione nella gestione del personale, capacità nella interpretazione delle leggi, dei regolamenti e dei contratti. Un format che non è difficile rintracciare nell’organizzazione del movimento antiracket partito nel 1991 a Capo d’Orlando con la prima associazione antiracket italiana ed il primo processo con la costituzione di parte civile delle vittime. La storia della lotta al racket e all’usura, costruita in questi anni per iniziativa della FAI (Federazione Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane) è un importante patrimonio di conoscenze, un modello da imitare. Mettere in rete commercianti, artigiani e operatori economici, organizzati in associazioni territoriali per contrastare insieme questi odiosi crimini, ha permesso di raggiungere obiettivi concreti e risultati eccellenti. Questo modello va in effetti ben oltre la pur utile sensibilizzazione e promozione sociale, dalla quale certo non si può prescindere, ed ha il merito di aver affiancato alla teoria la pratica per debellare l’interesse mafioso.
La concretezza si configura anche nel Consumo critico, altra invenzione della FAI, che non significa solo educare i consumatori (soprattutto i giovani) all’uso responsabile del denaro, ma sostenere nel concreto il commercio legale a consolidare il libero mercato che vuol dire libero sviluppo. Il consumatore, servendosi per i suoi acquisti dei commercianti che non pagano il pizzo, non solo aumenta la consapevolezza civica ma ha la certezza assoluta che i propri soldi non andranno a finire nelle casse della malavita. In una apposita guida per il consumatore critico e nel sito della Federazione antiracket sono indicati gli operatori economici virtuosi.
Ecco alcuni esempi di lotta alla criminalità assai efficaci che producono cambiamenti e fanno crescere la consapevolezza che ogni percorso virtuoso influenza in maniera sinergica i processi del vivere civile e di affermazione della legalità, precondizione indispensabile per lo sviluppo e per il benessere collettivo.

Vittorio Ciccarelli / Segretario della Fai (Federazione associazioni antiracket e antiusura italiane)

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Autore

Vittorio Ciccarelli

Segretario della Fai (Federazione associazioni antiracket e antiusura italiane). È stato segretario della Cisl Napoli e capo staff del sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino.

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