Sanità, la riforma del Senato tra opportunità e rischi

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Le conseguenze della crisi della finanza pubblica e dell’evoluzione verso modelli di federalismo fiscale, nel settore della sanità si sono intrecciate profondamente. Larghissima parte del bilancio delle Regioni, in effetti, è dedicato al capitolo sanitario e tenere insieme garanzia di tutela della salute, esigenze di risparmio e loro autonomia amministrativa, non poteva che generare una costante tensione. Tra l’altro le soluzioni sviluppatesi per rispondere a questa criticità, più che da un disegno complessivo e premeditato, paiono emerse dalla ruvida frizione imposta dal vincolo esterno ai vari soggetti istituzionali.
La modifica del Titolo V già nel 2001 aveva introdotto una notevole rimodulazione in questo ambito. Tra gli intenti dichiarati della riforma, che l’ambiguità delle formulazioni normative ha poi vanificato, vi era quello di ripartire giudiziosamente l’impegno anche economico tra i vari livelli istituzionali (mentre solo superficiali accenni venivano fatti alla necessità di evitare l’ulteriore approfondirsi degli squilibri territoriali). Come si sa, la riscrittura di questa parte della Costituzione, infatti, riservò alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, mentre pose tra le materie di competenza concorrente quella della tutela della salute. Per quanto concerne più specificamente, poi, la programmazione economica in ambito sanitario è l’approvazione nel 2011 della norma sul cosiddetto federalismo fiscale che segnò un vero, strutturale spartiacque. Finora, però, il combinato degli effetti dell’assetto scaturito dalla squilibrata modifica del Titolo V con l’introduzione del federalismo fiscale ha purtroppo prodotto soprattutto un gigantesco contenzioso tra Stato e Regioni. E senza allargare oltremodo il discorso alla fragilità istituzionale che affligge il Paese sin dalla sua nascita, va certo auspicato che scelte di tale portata in futuro siano sottratte al gioco dei rapporti di forza e delle mode politico-ideologiche contingenti.
Al di là di un giudizio di merito, è utile sapere che la riforma del Senato in discussione avrà ampie ricadute anche in questo ambito. A cominciare dalla necessità, meno astratta di quello che sembra, di definire se le autonomie locali sono solo riconosciute e promosse dalla Repubblica o se, come previsto in un modificando articolo, esse ne sono parte costitutiva.
In effetti, la tradizionale gerarchia delle fonti, dove ancora adesso lo Stato continua ad essere percepito come sovraordinato alle amministrazioni territoriali, è già stata sostituita da forme di regolazione di tipo consensuale imperniate sul ruolo centrale assunto, negli ultimi dieci anni almeno, dalla Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province autonome; una camera di compensazione, se non una vera e propria inedita nuova sede legislativa. E forse il più delicato degli ambiti in cui si è esercitata tale negoziazione, e qui veniamo ad una vicenda che interessa direttamente anche la Regione Campania, è stato proprio la sottoscrizione dei Piani di rientro iniziata negli anni duemila (ma a loro volta figli della stagione di profonde trasformazioni istituzionali avviate con la Legge Bassanini).
La riforma in discussione affida ora alla competenza legislativa esclusiva statale il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Sarà, quindi, da vedersi se con l’eliminazione della potestà concorrente regionale in materia, scomparirà completamente anche la loro parziale autonomia tributaria. Di sicuro il progetto non potrà giudicarsi efficace se non riuscirà a riassorbire nel nuovo Senato la funzione preminente assunta dalla Conferenza Stato-Regioni. Come risulterà addirittura dannoso se non riuscirà a fare chiarezza su ruoli, poteri ed ambiti di responsabilità dei diversi livelli di governo ed amministrazione.
E’ anche vero che la gestione e programmazione di un sistema come quello sanitario comporta per il decisore politico una discrasia insidiosissima tra il momento delle scelte, inevitabilmente condizionate da aspettative immediate, e la maturazione dei loro effetti. Si pensi all’edificazione del nostro Sistema sanitario nazionale, avvenuta nel clima di ovvio ottimismo generato da oltre due decenni ininterrotti di elevata crescita (a maggior ragione il richiamo varrebbe per quello pensionistico). Allora l’incredibile aumento (oltre venti anni) della speranza di vita nei paesi occidentali era imprevedibile. Se anche non vi fossero state, quindi, le accelerazioni determinate dalla crisi finanziaria del 2008, venuta d’oltreoceano, e da quella politica del 2011, che lungamente era covata nel nostro Paese – e volendo tralasciare altre considerazioni di ordine demografico – i nodi prima o poi sarebbero venuti comunque al pettine.
Un leader della sinistra europea così poco popolare come Françoise Hollande, a giugno dell’anno scorso, proprio nel presentare la proposta del suo governo di revisione della struttura di comuni e regioni, disse: «Questa grande riforma è parte degli sforzi per modernizzare il Paese e renderlo più forte. È diretta ai cittadini, perché si tratta di semplificare la nostra vita pubblica, di rendere più efficaci le nostre comunità e limitare l’imposizione fiscale. Si basa sui valori che devono unirci: la preoccupazione costante della democrazia, della solidarietà e dell’efficacia.» Era la prima volta che mi capitava di vedere associate le parole democrazia e solidarietà a quella di efficacia; certo si potrebbe attribuire anche al tenore di affermazioni come questa la recente débâcle del suo partito. Eppure bisogna con lucidità saperne cogliere il messaggio essenziale: testimonia, quest’accostamento, di una sensibilità ormai acutissima, e quasi dolorosa, di quanto sia piccola la cruna per una sinistra riformista. Allo sforzo di Atlante mi piacerebbe paragonare questo compito di responsabilità.

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Autore

Cristiano Mirisola

Cristiano Mirisola, medico napoletano, 43 anni. È stato leader degli studenti universitari dell’Udu di Napoli e dirigente provinciale dei Ds. Specializzato in Medicina del Lavoro, è segretario nazionale dell’APROMEL-SIMLII, società scientifica di settore. All’attività libero professionale, che svolge da oltre dieci anni quale consulente di importanti gruppi industriali su tutto il territorio nazionale, affianca la passione per la politica occupandosi, in particolar modo, di trasformazioni del mondo del lavoro, politiche sanitarie e studi meridionalistici.

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