Sacconi “salva” l’articolo 18, ma è un’arma a doppio taglio

0

I sindacati esultano per aver siglato nell’azienda Trelleborg, che produce pneumatici, un accordo che estende l’applicazione dell’articolo 18 a 69 nuovi assunti, in deroga al Jobs act. Detta così, dovremmo essere tutti contenti, perché si estendono diritti a decine di lavoratori che, con la nuova normativa varata dal governo Renzi, non ne avrebbero goduto. Il problema, però, è lo strumento utilizzato per raggiungere questo obiettivo: quel famoso articolo 8 della legge Sacconi del 2011 che fu osteggiato in maniera fortissima da Cgil e sinistra perché dava la possibilità ad accordi aziendali di derogare alla legge, consentendo – questo era il timore – a imprenditori spregiudicati di abbassare il livello di diritti e tutele dei lavoratori con il consenso di sindacati di comodo. Dopo aver gridato all’attentato alla democrazia e aver lavorato, in seguito all’approvazione della legge, affinché non fosse applicata se non in maniera molto restrittiva e residuale (anche grazie ad accordi interconfederali), oggi i sindacati sfruttano questo strumento – legittimandolo, quindi, pienamente – per derogare con la contrattazione aziendale alla legge su un punto di grande rilevanza (sui diritti) e non su piccole questioni di organizzazione nei luoghi di lavoro.
Ma se oggi la legge Sacconi viene utilizzata per allargare i diritti dei lavoratori, come si farà poi a sostenere che non possa essere utilizzata anche per restringerli? Se al Jobs act (ma lo stesso vale anche per tante altre leggi sul lavoro) si può derogare per la parte che non piace ai lavoratori, magari qualche imprenditore proverà a modificarlo, con accordi aziendali, anche nei punti che non gli sono graditi.
Anche dopo l’entrata in vigore dell’articolo 8 della Sacconi, la Cgil e numerosi giuristi hanno continuato a sostenere che si trattasse di una norma incostituzionale, da cancellare. Oggi la sua filosofia di fondo viene legittimata con un accordo che intende dare un colpo al Jobs act, ma che potrebbe generare conseguenze, non previste, molto negative per i lavoratori in generale.
Da notare, inoltre, che l’articolo 18 che sarà applicato ai nuovi assunti non sarà quello originario, ma la norma riveduta e corretta dalla Fornero, di fatto non così dissimile da quella uscita dal Jobs act e, per certi aspetti, anche peggiore perché lasciava margini di incertezza applicativa. Per un obiettivo, quindi, rilevante più sul piano ideologico che pratico, si rischia di legittimare la chiave di volta per scardinare la centralità del contratto collettivo nazionale di lavoro.
E Sacconi ringrazia.

Share

Autore

Antonio Vastarelli

DIRETTORE RESPONSABILE____ Collaboratore del quotidiano Il Mattino (del quale è stato redattore) per le pagine di economia e politica. Cura l’ufficio stampa di alcune imprese e associazioni. È stato collaboratore del Sole 24 Ore, capo servizio di politica ed economia del quotidiano Napolipiù e direttore o collaboratore di numerosi periodici locali e nazionali.

I commenti sono chiusi.